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Dalla legge alla realtà: lo psicologo scolastico tra promessa e attuazione

Un’urgenza educativa e sociale?

 

Negli ultimi anni la salute mentale degli studenti italiani è diventata un tema di primo piano nel dibattito pubblico. La pandemia di COVID-19, l’isolamento sociale, la pressione scolastica e la pervasività dei social network hanno accentuato un disagio già presente. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, un adolescente su cinque manifesta sintomi ansioso-depressivi, e oltre il 30% degli insegnanti dichiara di aver riscontrato segnali di disagio emotivo nelle proprie classi. Di fronte a questi numeri, la figura dello psicologo scolastico appare non più come un optional, ma come una necessità strutturale del sistema educativo.

 

 

Una situazione in evoluzione

 

Fino ad oggi, la presenza dello psicologo nelle scuole italiane è stata frammentaria e disomogenea. I cosiddetti “sportelli d’ascolto” sono nati grazie a progetti regionali o fondi straordinari, con risultati spesso positivi ma discontinui. In regioni come Lazio e Lombardia, ad esempio, sono stati attivati programmi sperimentali che hanno coinvolto migliaia di studenti, ma senza un quadro normativo nazionale a sostegno.
La Legge di Bilancio 2025: una svolta ancora da misurare
Con l’articolo 78, comma 3, della Legge di Bilancio 2025, il Governo ha istituito un fondo nazionale per garantire la presenza di uno psicologo scolastico in ogni istituto. Lo stanziamento iniziale di 10 milioni di euro — destinato a salire a 18,5 milioni annui dal 2026 — rappresenta un primo passo verso la strutturazione del servizio. Tuttavia, la cifra, se distribuita su oltre 8.000 istituti, corrisponde a poco più di 1.200 euro per scuola all’anno: un importo che difficilmente può coprire un servizio continuativo e qualificato.

 

 

Il consenso genitoriale e gli ostacoli pratici

 

Un ulteriore limite è rappresentato dalla normativa che richiede il consenso di entrambi i genitori per accedere al supporto psicologico. In contesti familiari conflittuali o fragili, questo vincolo rischia di bloccare l’intervento proprio nei casi più delicati. Alcune proposte di riforma suggeriscono di prevedere procedure semplificate o l’intervento mediato del dirigente scolastico, ma il tema resta irrisolto.
Formazione e qualità del servizio
La figura dello psicologo scolastico non può essere improvvisata. Oltre alla laurea e all’abilitazione, servono competenze specifiche in psicologia dell’educazione, dinamiche di gruppo e prevenzione del disagio. Alcune Università, come Padova e Bologna, hanno già introdotto master dedicati, ma l’offerta formativa resta disomogenea. Inoltre, i contratti precari e gli incarichi brevi compromettono la continuità degli interventi, rendendo difficile costruire un rapporto di fiducia con studenti e docenti.

 

 

Una rete, non un eroe solitario

 

Lo psicologo scolastico non deve essere percepito come “salvatore” di situazioni critiche, ma come parte di un sistema di prevenzione e crescita. Il suo lavoro deve integrarsi con quello di insegnanti, educatori, dirigenti e famiglie, per promuovere un benessere collettivo. Esperienze europee, come quelle francesi e spagnole, dimostrano che la presenza stabile di équipe psicopedagogiche favorisce inclusione, rendimento e clima relazionale positivo.

 

 

Civicrazia e il ruolo della società civile

 

Civicrazia ha combattuto dal 2006 per i riconoscimento della figura dello psicologo scolastico, promuovendo petizioni, campagne e dialogo istituzionale. Oggi Civicrazia passa dalla mobilitazione alla vigilanza: monitorare l’attuazione delle misure, garantire la trasparenza nell’uso dei fondi e sostenere la formazione continua degli operatori.
Conclusione: verso una scuola che si prende cura
L’introduzione dello psicologo scolastico è una conquista culturale, ma la vera sfida è trasformarla in realtà quotidiana. Per riuscirci servono risorse adeguate, formazione continua e una governance chiara e condivisa. Solo così la scuola potrà diventare non solo un luogo di apprendimento, ma anche di ascolto e crescita personale.
Il futuro dell’educazione italiana passa da qui: dal coraggio di mettere il benessere mentale degli studenti al centro della politica scolastica.

Simona Bica  

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