domenica 22 Gennaio 2023

Una stampa libera e credibile è ancora possibile?

mercoledì 19 Settembre 2018 16:42
Notizie

Il Presidente della Repubblica Mattarella ha inviato un messaggio all’amministratore delegato della Società Editrice Sud Spa, Pasquale Morgante, impegnato nel rilancio della Gazzetta del Sud e del Giornale di Sicilia.

«Una stampa credibile, sgombra da condizionamenti di poteri pubblici e privati, società editrici capaci di sostenere lo sforzo dell’innovazione e dell’allargamento della fruizione dei contenuti giornalistici attraverso i nuovi mezzi, sono strumenti importanti a tutela della democrazia. Questa consapevolezza deve saper guidare l’azione delle istituzioni», scrive il Presidente. «Il rafforzamento di voci espressive delle realtà del Mezzogiorno rappresenta un servizio reso all’intero Paese: il pluralismo e la libertà delle opinioni – condivise o non condivise – sono condizioni imprescindibili per la democrazia. Sono certo che la vostra fatica quotidiana, come già nel passato, aiuterà a rappresentare realtà dei vostri territori, i loro problemi e le loro attese, contribuendo a renderle protagoniste», ha poi concluso.

La politica istituzionale mette in campo i soliti slogan propagandistici che parlano di pluralismo e di libertà di opinione, ponendo tali precipue caratteristiche quali fondamento per una reale democrazia.

E così dovrebbe essere, ma la nostra editoria italiana risponde a questo bel quadretto che dipinge il Presidente della Repubblica e con lui, uno stuolo sempre numeroso di politici “estasiati” dalla libertà di informazione?

L’Italia, secondo gli istituti e le organizzazioni che calcolano gli indici sulla libertà di espressione, si trova all’incirca al 37esimo posto (media tra i diversi indici analizzati), poco al di sotto della Namibia, e non sembra che riesca a risalire la china, in un’Europa le cui nazioni si trovano ben al di sopra, tutte ai primi posti della graduatoria.

Il rapporto del 2017 sulla libertà di stampa realizzato da Reporters sans Frontieres (Rsf) «riflette un mondo in cui gli attacchi contro i media sono diventati ordinari e gli uomini forti sono in ascesa. Abbiamo raggiunto l’età della post-verità, della propaganda e della soppressione delle libertà, soprattutto nelle democrazie». Questo, l’incipit con cui l’organizzazione inizia il rapporto che tutti gli anni evidenzia la situazione di tutti i paesi del mondo in riferimento alla libertà di stampa.

«L’età della post-verità» e il Presidente parla ancora di libertà e credibilità di un’informazione in realtà sempre più succube di finanziamenti pubblici e soprattutto di dotazioni private, di cui si perdono le tracce nella fitta rete costruita da grigie multinazionali, le nuove e vere protagoniste di un’informazione legata ai profitti più che alla verità.

Inoltre, con l’avvento del digitale, la situazione si è fatta ancora più difficile e l’informazione ancor meno libera e trasparente.

Dietro la fresca facciata di quotidiani e settimanali, infatti, si nasconde una guerra sotterranea per l’acquisizione dell’“attenzione pubblica” a fini propagandistici e commerciali. Guerra a cui, volenti o nolenti, i giornalisti non si sottraggono, mettendosi al servizio dei grandi interessi politici e finanziari, pur di guadagnare lauti stipendi: il plurimillenario “piatto di lenticchie” con cui il re Saul si vendette la primogenitura.

Dunque, in Italia, come in proporzionale misura nelle altre nazioni, il giornalismo si è ormai posto al servizio di qualcun altro che non è certamente il cittadino. L’alto potere che regola l’informazione possiede tali e tanti capitali finanziari, da creare interi eserciti di mercenari “plasmatori” della volontà pubblica e gli stessi giornalisti idealisti che tentassero di ergersi a paladini di una verità, sono fatti soccombere sotto una gragnola di colpi bassi provenienti da intere comunità di individui definiti “odiatori” o eserciti di troll, organizzati per mettere a tacere report e narrazioni fastidiose per l’establishment.

Ben vengano allora le parole del Presidente della Repubblica, ma sarebbe ancora meglio che cittadini responsabili e consapevoli prendano in mano la nascita di vere notizie, unendosi in comunità di informazione libera e autonoma, sotto l’egida di un Difensore Civico, anch’esso autonomo e indipendente, pronto a metterci la faccia e soprattutto il cuore.

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