sabato 4 Febbraio 2023

trompe-l’oeil

sabato 15 Giugno 2019 05:00
Notizie

Tanti luoghi comuni su Napoli e la sua gente; tanto da farne un trompe-l’oeil.

Inconsapevolmente tutto si infetta come una virosi nella quale l’agente infettante è l’immagine stessa del degrado, dell’apatia della indifferenza. Della teatralità svuotata del gesto significante; divenuta  una gestualità informe, senza contenuti, senza vibrazioni.

É negli occhi della gente,  nelle saracinesche dei negozi abbassate, nello spettro della disoccupazione incalzante.

É nelle aule dei tribunali,  dove i rinvii sono, molte volte,  oltre il termine di una vita media.

È nei  rapporti di forza sbilanciati, nelle sudditanze.

È nella inerzia fine a sé stessa;  che è l’inizio di ogni oscenità destrutturante.

È  nella logica del profitto che attraversa la socialità come una eruzione simbolica, per una morte annunciata:  la nuova rassegnazione all’impotenza nel modificare la vita.

È nel prestigio criminale -a tutti i livelli-  che avanza e che ruba rubando  spazi vitali. Che rende i soggetti “socialmente estranei”, quindi inoffensivi e ininfluenti. Che   gestisce l’emergente  miseria dei nuovi poveri  come una nuova creatura da custodire, da alimentare con il nuovo potere:  una mammella da cui succiare per una realtà da mantenere, ampliare,  replicare all’infinito possibile.

Tutto si è amplificato: l’evento  superato dalla rappresentazione negativa dell’evento stesso.

Il fenomeno dei rifiuti prende un’altra forma: l’emergenza miseria si organizza.

Vengono invase piazze dove –apparentemente improvvisati- si organizzano mercati domenicali e infrasettimanali: extracomunitari espongono oggetti prelevati direttamente dai cassonetti,  per un nuovo florido mercato che, al termine, inonda il selciato, le aiuole    di rifiuti dei rifiuti.

La esortazione “aiutaci a tenere Napoli pulita”  è oscenamente dissacrata con il prelievo di quel che serve lasciando, poi, in strada,   il resto del rifiuto alla portata di un altro riciclatore.

L’altro giorno ho visto una anziana,  ricurva sul contenitore di una farmacia, svuotarlo direttamente sul marciapiede e, alle rimostranze di un passante,  tuonare maledizioni come un autentico  personaggio dei Miserabili; gli zingari, poi,  sono abilissimi nel saltare direttamente nel cassonetto,  usato come bancomat del rifiuto  istantaneo.

É nella logica del profitto, dell’economia e del mercato a tutti i costi, che si trasformano le persone con le loro potenzialità: da soggetti ad oggetti geneticamente modificati. Imprigionati nella ingiustizia sociale e nell’assenza di democrazia partecipativa. Imprigionamento che genera il  senso di perdita e la rinuncia all’autostima e che può portare a gesti estremi. Rendendo  finanche incapaci  di ri-pensare l’approdo  ad un nuovo possibile;

Un autentico disastro dove non vi è nulla  da negoziare. Dove non c’è una partita da giocare  attraverso una  cultura  di liberazione dagli orizzonti  di un  sistema  economico;  più che mai proteso a  proteggere  se stesso.

Se la politica è uno scambio -o almeno risposte possibili allo scambio di energie-  credo che la politica delle istituzioni vada modificata,  vada impastata di partecipazione autentica,  vada vivificata  degli entusiasmi,  vada lievitata dal fare creativo.

Metafisica? Sì! Come tutto quello che si respira da queste parti tra teatri e rovine, tra attese e delusioni, tra speranze e rassegnazioni,  tra la  morte e la sua costante rappresentazione.

Il “mondo Napoli” –che ,poi, è il mondo di ogni città- deve parlare e confrontarsi; ascoltare e programmare,  deve essere presente nelle piazze,  deve immaginare il mutamento dei rapporti sociali,  deve agitarsi in una  rivoluzione culturale. Responsabilmente  coniugando lavoro, qualificazione, progetti, economia, artigianato creativo.

Facendo, dei rifiuti,  l’oro di Napoli con una capillare e gestita raccolta per il mezzo di figure professionali  che garantiscano vigilanza sul territorio ed un riciclo creativo  “made in naples”.

Contando, per tanto,  sulle competenze delle eccellenze nazionali  nel campo delle arti,  della moda e delle scienze.

E non si può fare rivoluzione e stare nel palazzo: fuori c’è il sole.


Avv. Carmela Panariello Franchini

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