martedì 31 Gennaio 2023

cittadinanzattivaIn una politica vecchia quanto il mondo, ma, a differenza di esso, incapace di un qualche moto interno (gli scossoni derivano solo dall’esterno!), c’è bisogno di un rivoltarsi, che non sia un girare a vuoto, e di mettere al centro della nostra vita qualcosa che valga davvero, come un perno.
Ecco allora la rivoluzionaria teoria civicentrica, dove al centro del tutto si pone il cittadino. E’ una teoria che potremmo altresì definire eliocentrica, perché il suo fulcro è il sole, ovvero la stella civicratica, gigante fra le nane. Se Civicrazia, il cui significato intrinseco è proprio il dominio del cives sulla propria vita, riprendesse un celebre versetto biblico, direbbe: “Fermati, o cittadino” però, solo per guardare il sole, per guardare la stella che indica il cammino. Ed è una tensione verso la luce, quella che si irradia dalle parole del Dott. Pascapè, membro della direzione nazionale e della segreteria nazionale di Cittadinanza Attiva, pianeta dell’universo civicratico, nonché coordinatore dell’Assemblea territoriale NAPOLI CENTRO:  “Non fermarti cittadino, non fermarti mai a guardare…”.

Dott. Pascapè, Lei è a capo di Cittadinanza Attiva. Cosa rappresenta questa associazione?

Cittadinanza Attiva  è organizzata in assemblee territoriali di cittadini che si aggregano per problematiche specifiche, al fine di migliorare la qualità della vita. Il motto è “condividere, codecidere”. Viviamo in un’epoca di deficit di cittadinanza, nel senso che votiamo, individuiamo referenti ma il nostro partecipare alla politica  dovrebbe risiedere nell’affermazione dei diritti di un cives attivo, che prende in mano la sua vita ed esprime la sua volontà, e non solo che prende in mano una matita ed esprime un voto di preferenza. Riceviamo tante notizie, tuttavia non possiamo dire di essere informati. Dobbiamo prenderci invece le nostre responsabilità e dimostrare di essere cittadini partecipi seguendo i consigli municipali, e quelli regionali. 
O la comunità diventa cittadina ed ognuno offre il proprio contributo o non c’è classe dirigente che tenga, che possa tenere in piedi una politica senza midollo. La casa in cui viviamo deve essere una casa di cristallo, per trasparenza delle cariche pubbliche e visibilità, ma non per fragilità.
E purtroppo ora stiamo solo raccogliendo i tanti vetri di una delle finestre di questa nostra casa: Napoli. Ed io, che sono anche a capo di Napoli Centro, una giovane Associazione territoriale, soffro naturalmente delle ferite inferte a questa città.

Sulla scia della luce di Civicrazia e di quel  fetore che appesta invece la città di Napoli, cosa bisognerebbe dire al cittadino?

Bisognerebbe dire “Fermati o cittadino” solo per guardare il pattume di Napoli e subito dopo fare qualcosa per non doverlo più guardare.
Bisognerebbe dire sì, a combattere i rifiuti e no, al rifiuto di combattere. E per vincere è necessario combattere insieme.

Qual è la vostra battaglia?

In questo momento noi monitoriamo la situazione, secondo un criterio spaziale e temporale (luoghi ed ore dei cumuli di rifiuti). Sul sito www. napolicentro.cittadinanzaattiva. it  si possono percorrere itinerari particolari, ed i visitatori vengono accompagnati lungo questo cammino. Si può  vedere il pattume con gli occhi di un fanciullo, ovvero possiamo percorrere insieme ad un bambino il tratto che separa la sua casa dalla  scuola. Il bambino nel video è mio figlio e da lui veniamo presi per mano, per poter dare una mano, anche solo per imboccare, dopo esserci rimboccati le maniche, la strada della speranza: il lezzo è da spazzare via anche e soprattutto con il profumo dell’innocenza. Perché i nostri ragazzi sono il nostro futuro, e bisogna parlarne oggi, perché domani non ci sia il silenzio degli innocenti.
Per servire infatti una bella Napoli il cives deve rivoltarsi contro le mani in pasta e contro il darsi in pasto, ed infine deve preparare il suo riscatto, con la ricetta di Civicrazia.

 

Se l’immondizia che sommerge Napoli, decisamente non si inquadra in una problematica del “ sommerso” vi sono invece, anche, tanti mali oscuri da disservizio che come sottomarini invisibili colpiscono la qualità della nostra vita. E’ questa non è forse l’altra faccia dell’economia sommersa?

L’economia sommersa  è solo quella parte di reddito che non emerge da un controllo fiscale o statistico, o è anche quella parte di reddito che viene fuori dalle nostre tasche, senza che emerga dalle nostre coscienze? Su Costo Zero, periodico dell’unione degli industriali di Salerno, Lei ho proposto appunto riflessioni sui costi occulti, su quello che costa il disservizio al cittadino, in termini sia di reddito, sia di qualità di vita.
Il disservizio generalmente si quantifica in termini di cifre non impiegate in maniera ottimale, riflettendo alla fine sul rapporto fra la risorsa impegnata ed il risultato ottenuto. Io invece mi sono concentrato su di un altro aspetto. Ad esempio su quanto ci costa l’inefficacia della politica di sicurezza, della politica sanitaria, di quella scolastica e di quella inerente ai pubblici trasporti. Sono tutti costi “occulti da percezione”, ovvero non emergono alla coscienza. Posso dire ad esempio che possedere un’automobile e pagarne il relativo utilizzo è una mia libera scelta? O è forzosa e dipendente da una cattivo funzionamento dei mezzi pubblici nonchè della politica di sicurezza? Per quello che concerne propriamente il tema della security, le porte blindate, le inferriate, gli antifurti non sono tutti costi aggiuntivi, derivanti da una mancata risposta dello Stato ad una richiesta di protezione del cittadino? Noi siamo così assuefatti al veleno del disservizio che paghiamo due volte senza accorgercene: paghiamo le tasse e paghiamo la mala erogazione del servizio, dovendolo compensare in qualche modo. Prendiamo gli asili nido; hanno una copertura di ore bassa rispetto alle esigenze del cives, costituendo così un doppio danno: il tempo piuttosto limitato che il bimbo trascorre a scuola danneggia infatti sia il budget della famiglia, costretta a sopperire magari tramite una baby sitter, quindi tramite un costo ulteriore, sia l’offerta scolastica, a mio avviso povera di ore di studio preziose per gli alunni.
Vorrei toccare anche le dolenti note  della sanità pubblica. Nonostante le tasse, il cittadino, di fronte ad un problema di salute che richiede un pronto intervento, per evitare le lunghissime file di attesa, si vede costretto a pagare delle prestazioni private. Amara attesa anche per problemi non gravi ma egualmente urgenti, come il pagamento di una bolletta (pensiamo alle code interminabili agli sportelli pubblici!)
Alla faccia delle gabbie salariali, io mi trovo in gabbia e volano via soldi e tempo libero.

Cosa si evince dal “Rapporto  sui costi di cittadinanza” 2008-2009 realizzato dalla Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica  del Ministero dello Sviluppo Economico?

Premesso che il Rapporto è utile e prezioso, individuando i costi che le famiglie di 14 aree metropolitane hanno sostenuto nel 2008-2009 per fruire di beni e servizi pubblici, ritengo tuttavia che abbia bisogno di migliorie, al fine di rendere il lavoro fatto anche dialettico. Ad esempio, secondo quanto pubblicato, si evince che gli asili nido a Napoli costano meno rispetto ad altre città, ma non emerge il fatto che hanno la copertura di ore più bassa. Senza nulla togliere a questo sacrosanto lavoro, penso però che andrebbe aperto ad una riflessione anche con il cittadino, arricchito del suo punto di vista, e relativizzato territorialmente.
Una soluzione?  La Carta della qualità dei servizi.

Cos’è la Carta della qualità dei servizi?

La Carta della qualità fa riferimento al comma 461 della Legge Finanziaria, ed è una leva di cambiamento, ma ha trovato un’applicazione molto relativa. Il comma vede Associazioni di consumatori insieme a quelle di categoria riunite intorno ad una sorta di tavolo permanente, impegnate costantemente ad esaminare reclami, osservazioni, proposte migliorative. Si prospetta così un ambito di confronto stabile nel tempo, un gruppo sempre pronto a chiedersi che capacità abbia l’offerta di servizio di rispondere ad una domanda: tanto più risponde, tanto più il servizio è di qualità. Gli enti locali sono indotti a riscrivere le carte dei servizi che si trasformano in carte di qualità. La Carta diventa così una sorta di oggetto in continuo movimento, perfezionamento, non volendo rimanere su carta, ma reclamando un’ applicazione concreta. Non vuole essere solo un esercizio di stile, un libro dei sogni, ma un lavoro partecipato, regolato sui tempi di vita delle famiglie, sulle esigenze dei cittadini per quanto concerne i servizi di trasporto, i servizi di sicurezza, i servizi sanitari e quelli scolastici.

In che consiste la verifica partecipata dell’adeguatezza dei parametri quantitativi e qualitativi del servizio erogato?

E’ obbligo emanare una Carta dei servizi redatta in base a intese con le Associazioni dei Consumatori. La verifica dei parametri operata periodicamente con i consumatori è un sistema di monitoraggio permanente e vi è almeno una sessione annuale di verifica  fra l’ente locale, l’erogatore di servizio e l’Associazione dei Consumatori. E’ un lavoro che risponde al senso più profondo di Cittadinanza Attiva e che ne raccoglie lo spirito del “codecidere, condividere”.
 

Abbiamo parlato di un male sotto gli occhi di tutti,  che avvelena Napoli, di mali minori e invisibili che, come polveri sottili, inquinano inconsapevolmente la nostra quotidianità. Ma ci sono anche beni che restituiscono purezza e profumo alla nostra vita, beni come far del bene.
Cosa può dirci in proposito?

Tutti e tre gli argomenti hanno un unico comun denominatore: la coscienza. Esiste la coscienza dell’essere cittadino, la coscienza dei beni che ci vengono tolti, ed infine, ma non ultima, quella del bene che possiamo fare.
La coscienza è l’unica parola chiave che apre anche l’ultima porta, quella del volontariato, impegno attraverso il quale l’uomo dimostra davvero di essere partecipe e compartecipe, ridando un senso nuovo ad una parola antica: umanità. 
Nel recuperare il valore della spontanea partecipazione, il volontariato chiude il cerchio di Cittadinanza Attiva e chiude anche il circolo vizioso della Cittadinanza passiva.
Ma oggi il terzo settore, quello del volontariato, è diventato troppo professionale, estrinsecandosi il lavoro di tutela soltanto in quello portato avanti dalle Associazioni Si dovrebbe tornare invece ad un modello misto: il modello delle Organizzazioni va infatti sostenuto, dobbiamo però sostenere anche la solidarietà come valore, le persone che, non impegnate a tempo pieno in quest’ambito, vogliono dare una mano.  Un altro elemento, a quest’ultimo intimamente collegato, e parimenti non valorizzato, è il mancato utilizzo di risorse umane, di uomini cioè pronti ad offrire il proprio aiuto ma ancora inseriti in un mondo del lavoro, i cui orari sono penalizzanti. Pochi sanno che Brunetta ha dato la possibilità ai pubblici dipendenti di trascorrere gli ultimi cinque anni lavorativi presso un’Associazione di volontari, percependo il 75% dello stipendio. Una delle norme di questa legge riconosce il diritto all’aderente al volontariato di chiedere forme di flessibilità del lavoro. Badi bene: flessibilità, non sconti sull’orario. Questo articolo di Brunetta finanzia un progetto sociale, offrendo unità lavorative a costo zero. Costo zero: questa parola magica ritorna, ancora una volta.

Qual è la risposta che si aspetta dalle forze politiche e quale dovrebbe essere quella che dimostrerebbe la forza della politica?

E’ la stessa. Mi aspetto che lo Stato risponda con l’offrirci una lena e una leva civicratica: promuovere cioè la conoscenza e l’applicazione dell’ articolo suddetto, con rapporti sui risultati raggiunti. Mancano infatti statistiche sulle norme della flessibilità.
 

Cosa lega Civicrazia e Cittadinanza Attiva?

Il fatto di dare una mano, o meglio di essere le dita della stessa mano. Cittadinanza Attiva e Civicrazia, sono il pollice e l’indice, dediti a scrivere il libro sempre aperto del cittadino “Il mondo come volontà e rappresentazione”.

                Francesca Toncli

sanitRiportiamo un’interessante riflessione aperta da Teresa Petrangolini, Segretario generale di Cittadinanzattiva, una delle nostre associazioni guida.
In questo intervento sul binomio sanità-corruzione, si aprono infatti alcuni scenari di fondo, che anche noi riteniamo fondamentali e che cerchiamo di portare avanti nella battaglia a favore di una società migliore, meritocratica e trasparente.

L’espediente è un articolo uscito alcune settimane fa (2 ottobre) sul quotidiano La Stampa, dove si calcola che il “giro” di corruzione della sanità italiana ammonterebbe a cento milioni di euro. Quattro le principali motivazioni sottostanti l’illegalità nel sistema sanitario italiano: “tanti soldi, poca trasparenza, controlli scarsi, troppi interessi politici e clientelari”.

Tra i casi e gli esempi riportati, emerge quello della Campania dove, proprio in questi giorni, sono stati raddoppiati i ticket e si preannunciano continui tagli all’intero sistema sanitario. Volendo riassumere la situazione con una metafora, per restare in tema, diciamo che ci troviamo davanti due figure: un malato – la sanità – che si aggrava sempre di piu’, e un dottore – la corruzione – che si arricchisce di conseguenza.

Questa, in sintesi, la situazione ordinaria conosciuta – ahi noi – dai cittadini, ovvero da coloro che della sanità dovrebbero essere gli interlocutori e il fine di ogni agire.

Senza scadere nella retorica di discorsi sterili, ci interessa riportare qui le possibili soluzioni da porre di fronte al dilatare di questa crisi, come suggerisce la Dott.ssa Petrangolini, ovvero:

1. Deontologia e sanzioni per chi delinque: a fronte di tanti medici onesti e anche di tanti comportamenti corretti da parte delle aziende farmaceutiche, ci sono i furbi, chi approfitta della propria professione per recare danno all’altro e arricchire se stesso…Queste persone dovrebbero essere allontanate dalle professioni che esercitano, insieme a tutti i soggetti conniventi. “Maggiore serietà e rigore non guasterebbero, anche per ridare un po’ più di fiducia ai cittadini”.

2. Una giustizia che funzioni: che senso ha denunciare, esporsi, lavorare per avere un paese più giusto, se poi la macchina giudiziaria è bloccata…?

3. In ultimo, una cosa molto semplice: il buongoverno, una qualità alta nel governare il servizio sanitario.

Con alcuni ingredienti essenziali, quelli che anche Civicrazia ritiene siano fondamentali per un auspicabile cambiamento e rinnovamento della società: “l’autonomia dalla politica, l’ascolto delle esigenze dei cittadini ed un loro coinvolgimento attivo, la meritocrazia come criterio di selezione del personale, un regime dei controlli efficace senza le opacità che consentono ai furbi di agire indisturbati, la trasparenza su tutto…”. 

Ci auspichiamo che un cambiamento culturale di questo tipo sia realizzabile, e che sempre più persone siano disposte ad operare per attivare questo tipo di rinnovamento.
Il progetto Napoli Innanzitutto segue proprio questo tipo di princìpi: meritocrazia, autonomia, protagonismo dei cittadini, trasparenza amministrativa.
Ecco le colonne su cui poggiare le nuova fondamenta della città di Napoli!

cura-malattie-cronicheL’accesso alle cure delle malattie croniche è una zona calda, limitata a pochi, spesso aggravata da diagnosi tardive e servizi territoriali inefficienti: è quanto emerge dalla prima conferenza tenutasi su questo delicato argomento.

L’assistenza pubblica è a pezzi e, quella privata, invece, … a che prezzi! Già, perché mentre diminuisce l’erogazione gratuita di parafarmaci, ne aumenta il costo a carico dei cittadini, che ogni anno spendono 1600 euro per protesi ed ausili, circa 850 per visite ed esami di controllo, 1800 per l’assistenza psicologica.
Dulcis in fundo: l’amaro in bocca arriva da medicine necessarie e non rimborsabili, per le quali si arrivano a pagare annualmente persino 2500 euro.
E, ahi noi, non si può badare a spese neanche con le badanti, il cui costo annuo si aggira intorno alle 9400 euro.

Per trovare delle contromisure a favore del cittadino, si è attivata la civicratica Cittadinanzattiva. Per ricostruire la sanità, un castello che, per ora, è un castello di carte, occorre ripartire dalle fondamenta, con una revisione dei livelli essenziali di assistenza.

E’ essenziale puntare all’elenco delle malattie croniche, invalidanti e rare, nonché alla revisione del Nomenclatore tariffario dei presidi, delle protesi e degli ausili; un altro mattone sarà quindi l’aggiornamento delle tabelle relative alle percentuali dell’invalidità civile e la messa in opera di forme strutturate e permanenti atte al coinvolgimento delle Organizzazioni di tutela del diritto alla salute. Va poi buttato giù il muro di fronte al quale si trova il cittadino, imprigionato nei tempi di attesa, ampliando il numero delle prestazioni per le quali sono individuati i tempi massimi di attesa. Perché la spesa per le malattie croniche non si abbatta sulla testa del cittadino come una tegola, si aumenti infine il tetto della spesa complessiva farmaceutica pubblica, con particolare riferimento a quella farmaceutica ospedaliera.

(Francesca Toncli) 

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appalti-truccati L’inchiesta sugli appalti truccati di Trenitalia riporta all’attenzione dell’opinione pubblica gli annosi problemi di corruzione, clientelismo e assoluta mancanza di trasparenza che danneggiano su più fronti il nostro Paese e che, in particolare, rendono il sistema degli appalti pubblici tragicamente disastrato.
Cittadinanzattiva, tra le 20 associazioni guida di Civicrazia, non si esime dal lanciare l’allarme di quella che può essere definita a tutti gli effetti un’emergenza nazionale e, attraverso le parole del suo vice segretario nazionale, Antonio Gaudioso, traccia una via civicratica di risoluzione: l’inserimento di rappresentanti dei cittadini sia in fase di affidamento che di verifica dei lavori appaltati.
Non solo, ogni bene sequestrato e confiscato dovrebbe essere destinato a fini sociali e restituito, dunque, ai cittadini.
Civicrazia, con Cittadinanzattiva, appoggia l’idea di un controllo degli appalti pubblici che possa disincentivare il malcostume e favorire, invece, la salvaguardia della legalità.

 

cittadinanzattivaForse non tutti sanno che esiste uno strumento civicratico per valutare la qualità delle aziende sanitarie locali e ospedaliere: l’Audit civico.
L’iniziativa, istituita nel 2000 da Cittadinanzattiva (tra le Associazioni Guida di Civicrazia), affida ad organizzazioni civiche regionali il compito di svolgere verifiche sulla situazione delle Asl.

Dal 2003 il numero delle aziende sanitarie che collaborano all’Audit civico è cresciuto in maniera esponenziale tanto che, allo scopo di favorirne l’insediamento nel il sistema sanitario nazionale, nel 2004 sono state istituite delle convenzioni con gli Assessorati alla Salute e le Agenzie sanitarie regionali e, dal 2007, col Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

Le valutazioni dei cittadini sulle Asl vengono fatte attraverso monitoraggi, consultazioni, comparazione di segnalazioni, interviste al personale e riguardano la qualità dei servizi al cittadino, le attività di prevenzione, il sostegno ai malati cronici e il coinvolgimento dei cittadini nelle politiche aziendali.

Un sistema che prende forma dalla positiva esperienza del Tribunale per i diritti del malato e che fornisce una fotografia reale sia delle criticità che delle buone condotte delle Asl su tutto il territorio.

Per saperne di più: www.cittadinanzattiva.it

(Ilaria Cafarelli)

 Anche se breve, la tratta Roma-Napoli rappresenta un viaggio infinito e indefinito per i pendolari che la percorrono con frequenza più o meno quotidiana. Orari ferroviari modificati a svantaggio di chi viaggia per motivi di lavoro, ritardi puntuali e costanti e numero di carrozze diminuite creano continui disagi per gli utenti di Trenitalia, che si ritrovano in balia di un servizio sempre meno efficiente. Infatti le segnalazioni fatte a Cittadinanzattiva, fra le 20 Associazioni Guida di Civicrazia, diventano sempre più numerose.
Si segnala così la necessità di modifiche vantaggiose per gli utenti, in luogo di continui cambiamenti che si rivelano fonti di nuovi disagi.

Per informazioni: www.cittadinanzattiva.it
 

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 E’ sconcertante constatare come, con le elezioni regionali alle porte, le pagine politiche dei principali quotidiani nazionali, anziché essere dedicate al dibattito costruttivo sui programmi, siano piuttosto uno sterile elenco di battibecchi personali e partitici, una sommatoria di scandali e reciproche accuse.

Il gossip in stile “Vallettopoli” o il caso Bologna, le nomine a suon di favori in ambito della Sanità pubblica non fanno che aumentare lo sconforto dei cittadini. Il problema è che tali fenomeni stiano diventando talmente diffuso che si rischia di non scandalizzarsi più.
Del resto, basta parlare con un direttore generale di una Asl che ti racconta della quantità di telefonate che riceve dai vari politici locali e nazionali per appoggiare questo o quel primario, questo o quel dirigente amministrativo. Pensiamo solo alla questione degli appalti che in certe Regioni sono talmente connessi all’intreccio tra affari e politica da arrivare a far costare un macchinario come una Tac – Sicilia docet – dalle tre alle cinque volte di più del prezzo di mercato.

Occorre un intervento deciso in tema di trasparenza, come propone Civicrazia. Cittadinanzattiva, fra le 20 associazioni Guida di Civicrazia, in occasione delle elezioni regionali chiede ai candidati di entrambi gli schieramenti di impegnarsi  per “garantire la trasparenza e la tracciabilità di tutte le loro scelte, valutare e misurare la qualità dei servizi, premiare il merito e non solo la fedeltà”, come giustamente spiega Teresa Petrangolini, Segretario generale di Cittadinanzattiva
Occorre civicraticamente coinvolgere i cittadini nelle scelte, in un dialogo costante. I cittadini hanno diritto di poter esprimere una propria  valutazione sui servizi e sull’operato di chi ricopre pubbliche responsabilità e che ad essere nominati, in modo trasparente, siano persone competenti.
 

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