domenica 22 Gennaio 2023

Scuola: affermare i diritti della persona e spezzare la trama di interessi clientelari

giovedì 3 Settembre 2015 08:08
Notizie

All’interno dei processi di sviluppo sia culturali che economici e sociali si va affermando sempre di più la centralità della persona, come risorsa attiva e decisiva per orientare lo sviluppo. Centralità dell’individuo, sviluppo, modernizzazione. In tal senso vanno favorite tutte le politiche tendenti a qualificare le risorse umane attraverso nuovi percorsi formativi, capaci di esprimere il valore delle vecchie e nuove professionalità. A tal fine assumono un’importanza decisiva la cultura, l’istruzione e la formazione. L’Italia, ancora oggi, ha una formazione sottodimensionata rispetto alle esigenze e molto disomogenea nelle sue prestazioni. Al contrario, è indispensabile poter contare su un sistema formativo di qualità. Sono infatti l’istruzione e !a formazione a favorire lo sviluppo civile ed economico di un paese. È il capitale umano a determinare i successi e la ricchezza di un paese: più questo capitale è istruito e formato, più il paese è all’avanguardia. Non esiste un PROGETTO-SCUOLA che non sia un progetto di società, un PROGETTO-PAESE.

Sin dall’antichità la Scuola è stata l’agenzia formativa per eccellenza. Nella “Paideia”, modello educativo ideale per i Greci, c’era un maestro che insegnava i saperi basilari (leggere, scrivere e far di conto) ed un pedagogo che si curava di educare i ragazzi ai valori e alla integrità morale dei cittadini. La moderna concezione dell’insegnante è una sintesi tra le due funzioni: il docente deve saper trasmettere i saperi, senza mai perdere di vista la capacità di stimolare ragionamenti, riflessioni e critiche sui valori condivisi della società civile. Non è un caso che per i fenomeni di devianza e di abbandono scolastico, si chieda alla Scuola di trasformarsi nello strumento privilegiato per la prevenzione e la formazione del cittadino, con il supporto degli “esperti esterni”, quali psicologi, sociologi e assistenti sociali. La Scuola annasperebbe se fosse lasciata completamente sola a risolvere tali problematiche e tali fenomeni. Nella Scuola si parla di valori considerati universali come la libertà, la giustizia, la verità, l’onestà; si parla di diritti come la salute, il lavoro, la casa; si impara ad amare l’arte, la musica, la poesia. Nella “Buona Scuola” si usano i libri, la carta, le penne, le tempere, gli strumenti musicali, i computer, la palestra, il teatro, i laboratori; si insegna l’epistemologia delle discipline; si educa alla logica, alla critica. La “Buona Scuola” deve permettere la piena alfabetizzazione dei linguaggi, nonché la graduale e cosciente acquisizione di pensiero critico. Deve in sintesi rispondere alle domande della società. Vediamo, però, che la Scuola rincorre, più che guidare e accompagnare la crescita dei nostri ragazzi. Oggi tutto evolve celermente e, mai come ora, suonano profetiche le parole di Einstein:-Non penso mai al futuro, arriva così presto!- Il tempo della conoscenza si è sensibilmente ridotto: si può accedere a tutto e in tempi molto rapidi, grazie alle nuove tecnologie. La Scuola in fondo ha perso una delle sue funzioni principali: la comunicazione e la trasmissione delle conoscenze. Insegnare, nell’era on line, significa progettare la soggettività, esaltare la creatività, stimolare il “pensiero divergente”. La Scuola deve poter realizzare soggetti; deve essere dotata di laboratori; deve essere “un’officina del sapere e del saper fare”. In realtà essa non riuscirà mai a progettare e formare soggettività finché leggi-capestro imporranno di formare classi di 30 e più alunni, soprattutto nei quartieri “a rischio”. Non riuscirà mai ad integrare handicap e disagi finché saranno impiegati pochi insegnanti di sostegno al servizio di una moltitudine di casi bisognosi; finché non faranno parte dell’organico scolastico “permanente”,soprattutto nelle zone a rischio, figure professionali come psicologi e sociologi. Sono queste le figure “funzionali”, insieme agli insegnanti di sostegno e di laboratorio. Non potrà esserci vera autonomia scolastica finché questa verrà interpretata e realizzata come “arbitrio del singolo” (preside-manager) e come proliferazione di clientele. Dirigenti-Manager che si sentono tuttologi, ma che poco sanno di bilanci, di investimenti e, soprattutto, di impiego qualitativo delle risorse umane e strutturali. Ancora una volta enunciazione di principi, di ipotesi affrettate.

La riforma detta della “Buona Scuola”, voluta fortemente dal Premier Renzi, autodichiarandosi all’insegna dell’autonomia, della flessibilità e della modernizzazione, è ormai legge. Quali sono le novità? A parte le ore di scuola-lavoro (400 per gli Istituti Tecnici, 200 per i Licei), sono davvero poche e problematiche: -“Il curriculum flessibile”è soltanto vanamente enunciato; le modalità non sono affatto precisate. -“Le scuole aperte” erano una possibilità già prevista dalla legge 515 del 1977. Si spera ora pienamente attuabile. -“La flessibilità dell’orario e della programmazione didattica” in base alle esigenze degli allievi; collaborazione tra le classi; programmi integrativi: belle parole! ma in pratica ci sono docenti volenterosi, preparati e disponibili? Ci sono risorse finanziarie adeguate per premiare la qualità del servizio e l’impegno profuso? Come valutare il livello delle prestazioni? Gran parte dell’operatività della riforma è concentrata nelle mani del Dirigente Scolastico ex Preside. Egli non è il sapiente promotore e coordinatore delle attività didattiche ma il burocrate con pieni poteri rispetto ad una serie di questioni spinose: illustrazione della” nuova” organizzazione; graduale realizzazione della medesima, coadiuvato da una”oligarchia” di docenti e tecnici di “sua scelta”; istituzione dei dipartimenti disciplinari per pianificare l’offerta formativa (POF) 2015-2016 e quella triennale (2017-2020), che prevede il potenziamento di materie, come Informatica, Diritto, Educazione alla cittadinanza, Storia dell’arte, Musica, Educazione Fisica, Lingua straniera; l’aggiornamento professionale; la chiamata diretta degli insegnanti dell’organico “funzionale”. Funzionale a che cosa? Neanche questo non è precisato. In base a quali criteri verranno selezionati? saranno assegnati in base alle caratteristiche professionali secondo le esigenze di questa o quella scuola? In breve, i parametri di selezione saranno obiettivi? Che cosa lo garantirà? Nulla. Siamo sicuri che tutti i presidi hanno le capacità di leadership per poter promuovere la migliore offerta formativa e, se occorre, farla rispettare? Sappiamo come ancora vengono organizzati i concorsi di selezione! C’è da aggiungere anche (aspetto molto importante): come si procederà, da parte del Ministero, ad una seria valutazione dei presidi e delle scuole? Ci pare che il Ministero brancola nel buio. Ci sono molte cose da approfondire e da migliorare. La scelta di puntare tutto sul Preside-Manager, come artefice del processo di modernizzazione ed efficienza del servizio scolastico, non ha garanzie per l’efficacia e per l’imparzialità. È una scelta, così convenzionata, alquanto azzardata e pasticciata. Gli organi sovrani di chiara matrice democratica sono il Collegio Docenti e il Consiglio d’Istituto: il primo preposto alla programmazione, il secondo alla gestione. Al preside va conservato il ruolo di guida e coordinatore di entrambi. Circa i criteri di valutazione da parte del Ministero, si deve tener conto dei seguenti parametri: 1) Qualità dell’offerta: innovazione, competenza, disponibilità, impegno, sinergia con eventuali agenzie formative esterne, produttività e successi, dotazioni scolastiche. 2) Risposta alle esigenze del territorio: fessibilità territoriale. Si riuscirà a dare davvero spazio all’informatica? O sono solo parole? L’informatica è la competenza nelle nuove forme di comunicazione, che costituisce la nuova frontiera della uguaglianza e della competizione. Si tratta di incentivare la formazione in tal campo attraverso iniziative e progetti che impegnino gruppi sociali, imprese e comunità. La vera “Buona Scuola” deve sburocraticizzare la formazione informatica, favorendo la crescita di centrali educative nella vita sociale; deve prefiggersi la diffusione di massa di una competenza che rappresenta un nuovo e moderno veicolo di sviluppo e di partecipazione.

Un altro contenuto e’ “sdrucciolevole: la netta separazione tra Scuola Pubblica e Scuola di Stato. La scuola è pubblica in quanto risponde ad un interesse collettivo; ma deve rispettare principi e prassi democratici, che possono essere tutelati da una pluralità di iniziative sia statali, sia territoriali, sia private con materia scolastica. E’ lo Stato che ha il preciso compito di garantire l’uguaglianza degli accessi. Tale uguaglianza consiste nel riconoscere a tutti i cittadini, al di là del reddito, il diritto ad un’adeguata istruzione e formazione. Viene da sé che tale diritto deve essere esercitato primieramente nella scuola di Stato, proprio perché, in quanto tale, deve essere la “deputata privilegiata” all’educazione dei cittadini. Un popolo si giudica dalla buona riuscita della sua educazione e formazione. La Scuola non ha bisogno di centralismo, né di liberismo territoriale e privato. Ha bisogno di Civicrazia. Non è, e non deve essere trasformata in azienda. La Scuola è ben altro: è istituzione, è valore, è umanità. Per svilupparsi secondo la sua natura come tale, ha bisogno di figure educative qualificate, di strumenti al passo con i tempi, di risorse economiche adeguate, di investimenti, di strutture sicure. Ma dove sono? La scuola deve essere l’accogliente “casa” di ragazzi difficili da recuperare, di talenti da scoprire. Deve essere “fucina” di culture, di arti, di abilità. Letta la riforma, vien da esclamare: Speriamo bene!!! Infine un aspetto niente affatto trascurabile: lo stanziamento di fondi mirati (ci sono davvero??). Occorre che la Scuola sia davvero una priorità per il nostro governo? Fondi per: -Assunzione di 100mila docenti (€3miliardi) -Diffusione digitale (€120milioni) – Alternanza scuola-lavoro (€100 milioni) – Edilizia scolastica innovativa (€300milioni). Inoltre è stato stabilito un credito di imposta per chi farà donazioni alle scuole. Auguriamoci in proposito che tali fondi siano ben spesi! Gli stanziamenti finanziari sono necessari per il buon funzionamento delle scuole, ma è altrettanto necessario controllare che vengano ben spesi: che vengano garantite l’Uguaglianza, la Meritocrazia, la Competenza, la Efficienza, la Trasparenza. Questi sono i parametri che assicurano davvero una “Buona Scuola” che non sia tale solo per slogan: la Scuola è l’unica istituzione, insieme alla Famiglia, deputata alla formazione dei cittadini e se non è improntata a tali parametri è radicalmente dannosa. La Scuola che vogliamo noi Civicratici deve affermare una cultura ed una politica dei diritti e doveri del Cittadino, intese come autoproposizione della propria identità di soggetto sociale. La scuola deve essere la palestra in cui esercitare la lotta per l’affermazione della persona, per spezzare la trama di interessi clientelari, dove siano i meriti a prevalere ed a pretendere di essere riconosciuti. La gestione di interessi, valori e bisogni, basilari per ciascun individuo e per la collettività, nella Scuola deve aprirsi al più ampio apporto e controllo effettivamente democratico e civicratico.

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