Gen 26, 2011 | Notizie | 0 commenti

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“QUALUNQUEMENTE”: REALTÀ O PARODIA?

qualunquemente-satira-politicaMolte città negli ultimi giorni sono state invase da colorati gazebo elettorali. Palloncini colorati, ragazze immagine, depliant elettorali, spillette e gadget all’insegna di un nuovo candidato: Cetto La Qualunque, alias Antonio Albanese, alle prese con la promozione del film per la regia di Giulio Manfredonia.
“Più pilu pe tutti” è l’irriverente slogan che campeggia nei manifesti del partito della satira. Ma è davvero satira o piuttosto la stridente realtà che campeggia nella realtà politica degli ultimi giorni? Intercettazioni, bunga bunga, vallettopoli, lacchè, foto ricatti, Ruby-gate, ministre che si insultano dandosi della “cagna”, cognati invadenti…  la cronaca sembra persino superare la fantasia degli sceneggiatori!
C’è a questo punto chi si chiede (fonte Openjournalist) se non vi sia in atto un complotto dei politici contro le proprie parodie al cinema volto a far restare i comici senza lavoro quando “La gente si diverte di più a leggere il “Corriere della sera” o “Repubblica” che spendere 7 euro e mezzo per vedere lo scontato Cav della Guzzanti o la ovvia caricatura che ne fa Albanese”.

Di fatto le parodie dei politici ci sono sempre state (pensiamo al personaggio di Antonio La Trippa, con cui Totò imponeva il tormentone “Vota Antonio, Vota Antonio…”); il problema è piuttosto il ribaltamento della prospettiva.
La corruzione, la decadenza del costume, i ricatti, gli accordi compiacenti tra politica e macrocriminalità o piuttosto aziende speculatrici,  il fenomeno del voto di scambio o delle escort elevate ad assessori non è più l’esagerazione del grande schermo, ma la realtà quotidiana stigmatizzata nel titolo della canzone del rapper Fabi Fibra “Politici italiani che.. perepe quaqua.. quaqua perepèèè”, che rischia di non indignare e scandalizzare più.

Molti avranno riso alla battuta del simpatico Assessore “alle varie ed eventuali” Palmiro Cangini, interpretato da Paolo Cevoli, che per risolvere il problema dello sbarco dei clandestini, invita ad asfaltare l’Adriatico… “così col cazzo che possono ancora venire qui con i gommoni!”. Fa ridere molto meno leggere di un reale assessore della regione Abruzzo che per rimediare alla prostituzione su una strada provinciale vicino a Teramo, dove clienti e prostitute utilizzano un bosco per appartarsi e consumare la trattativa commerciale, sentenzia: “rasiamo al suolo il bosco”.

Politici che sentenziano in difesa della moralità in pubblico e praticano tutt’altro in privato, dove prostitute trans ed escort hanno segnato la cronaca recente determinando più di bilanci programmatici la fine di governi e giunte, è il desolante stato di cose laddove disciplina ed onore sembrano sempre più vaghi e lontani appelli anziché principi portanti della nostra Costituzione (art. 54  “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”).

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