mercoledì 1 Febbraio 2023

Sanità ritardata…sfiducia assicurata

sabato 10 Novembre 2018 09:26
Notizie

Negli ultimi mesi i quotidiani campani riempiono spesso le prime pagine con notizie di aggressioni verbali e fisiche, al personale sanitario, che si consumano nei Pronto Soccorsi e/o durante le chiamate di emergenza al 118.

I motivi di queste aggressioni sono sempre gli stessi: il ritardo con cui la prestazione sanitari viene fornita rispetto al momento della richiesta.

Un’ aggressione fisica, ma anche verbale, al personale sanitario che in una situazione emergenziale, cerca in tutti i modi di risolvere un problema di salute di una persona, va sempre stigmatizzata…senza se e senza ma…

Altrettanto però, a mente più fredda, vanno analizzati i motivi che spingono a cotanta esasperazione i cittadini, fino a giungere all’esplosione di una “violenza fisica” verso cose e persone.

Alcuni mesi fa, dopo l’ennesima violenza perpetrata ai danni degli operatori sanitari del presidio ospedaliero di Castellammare di Stabia, il Sindaco si vide costretto attraverso gli organi di stampa, a denunziare quello che era divenuto uno standard di cattiva offerta sanitaria da parte della struttura, reclamando a gran voce il “rimpinguamento” delle risorse umane stabilmente a disposizione delle Unità Operative che garantiscono il “triage”.

Il direttore Generale dell’Asl Na3 sud, punto sul vivo, si apprestò ad istituire una procedura d’urgenza per la cooptazione di circa una decina di OSS, da allocare nel P.S. del nosocomio stabiese.

Si potrebbe pensare, sbagliando, che a volte l’irruenza della protesta, generi una rapida soluzione ai problemi.

E’ di oggi la notizia che il Ministero della Salute ha licenziato un proposta di provvedimento per aggiornare il “triage intraospedaliero” e “l’OBI (Osservazione breve intensiva)”.

I provvedimenti individuano nel tempo di attesa di erogazione della prestazione richiesta, una delle principali criticità a cui far fronte.

Verrebbero  perciò aboliti i codici “colorati”, identificativi di stati patologici di diversa gravità, a favore di cinque codici numerici, che oltre a dare una prima valutazione di status clinico, individuano con precisione il tempo massimo entro cui il percorso diagnostico-curativo deve essere garantito all’utente.

Si andrà, così, va dal codice 1 per contraddistinguere l’emergenza con la necessità di accesso immediato, al codice 2 per l’urgenza con accesso entro i 15 minuti, codice 3 per l’urgenza differibile con accesso entro 60 minuti, codice 4 per l’urgenza minore con accesso entro i 120 minuti, fino al 5 per la non urgenza con un accesso che dovrà avvenire entro i 240 minuti.

Per le urgenze minori spazio al modello “See and Treat” con presa a carico da parte degli infermieri.

Rivista anche l’organizzazione Obi: permanenza minima di 6 ore che non potrà superare le 36 ore complessive.

L’attesa in pronto soccorso non potrà superare mai le 8 ore.

Dopo di che il paziente dovrà essere trasferito in reparto, oppure presso l’Osservazione breve intensiva (Obi).

Il provvedimento rimanda ad una rivoluzione “epocale” per il nostro modello assistenziale, anche se in realtà ci può sembrare il minimo sindacale di un paese moderno ed al passo coi tempi.

Tra i diversi elementi rivoluzionari, ad esempio, quello di riconoscere al tradizionale “infermieri” un nuovo profilo professionale e di responsabilità, che lo avvicina chiaramente alla professione squisitamente medica.

In paesi più avanzati , eppure molto più attenti e severi dell’Italia nel controllo della spesa sanitaria, come UK, gli infermieri possono ad esempio prescrivere farmaci, all’interno di particolari setting di cura, esattamente come i medici.

Questo modello assistenziale, consente risparmio di risorse, garanzia di una copertura assistenziale più ampia, e competizione “positiva” tra figure professionali diverse, che in realtà fanno crescere globalmente in qualità il modello sanitario pubblico.

Purtroppo noi cittadini ben sappiamo che il nostro SSN, nato sotto i migliori auspici per garantire universalità ed uguaglianza di diritti e prestazioni lungo tutto lo Stivale, attraverso una autonomia regionale conquistata a furor di referendum popolari e modifica del Titolo V della Costituzione, molto spinta, ha creato invece disuguaglianze fortissime ed assoluta incertezza sugli esiti di cure per stesse patologie, a seconda della latitudine a cui il paziente si trova.

Tornando al progetto ministeriale, una cosa ci deve far riflettere e pre-occupare….

La seguente chiosa:

“Nei casi meno pregnanti il paziente verrà rimandato a casa e affidato alle strutture territoriali”

In regione Campania, ed in altre regioni del Sud, l’assistenza territoriale di fatto non esiste,.

E proprio per questa carenza estrema di servizi domiciliari o perlomeno di maggior “prossimità” al domicilio dell’utente, che tantissimi cittadini ricorrono al pronto soccorso, anche dove non c’è una necessità oggettiva.

Perché la fiducia verso l’organizzazione, che ritarda in maniera ingiustificabile ogni suo intervento, è in caduta libera ed incontrollabile.

 

Ovunque in Italia, si sta arretrando molto in quantità, qualità e modernità dei servizi sanitari e di welfare a sostegno dei cittadini affetti da patologie invalidanti.

Nelle regioni in piano di rientro, questo arretramento si traduce in un vero e proprio disastro assistenziale con assenza di molti servizi essenziali.

Come possiamo combattere questa più “grande malattia”?…come possiamo invertire la rotta??? Come possiamo tornare ad essere in campo medico faro del mondo occidentale, come accadeva nella Napoli del 700???

Riprendendoci ciò che è nostro…di ogni cittadino libero ed onesto…

I CITTADINI VOGLIONO SUBITO IL DIFENSORE CIVICO NAZIONALE

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