Ago 11, 2026 | Sportello Telematico | 0 commenti

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SALUTE MENTALE E DIRITTI UMANI

Salute mentale e diritti umani, prima della diagnosi viene la dignità: in azione lo Sportello Telematico di Civicrazia.

 

La salute mentale non è soltanto una questione sanitaria. È una componente fondamentale del benessere della persona e, come tale, riguarda direttamente i diritti umani. Poter accedere a cure adeguate, vivere senza discriminazioni, partecipare alla vita sociale e decidere del proprio percorso terapeutico sono aspetti essenziali della dignità individuale.

Eppure, chi convive con un disagio psichico o una disabilità psicosociale incontra ancora numerosi ostacoli: servizi insufficienti, costi elevati, lunghe liste d’attesa, isolamento sociale e stigma. In alcuni casi, le persone subiscono anche trattamenti coercitivi, esclusione dalle decisioni che le riguardano o condizioni di cura lesive della loro autonomia.

 

La salute mentale come diritto universale

Considerare la salute mentale un diritto significa riconoscere che ogni persona deve poter raggiungere il migliore livello possibile di benessere psicologico. Non si tratta di garantire un’impossibile assenza di sofferenza, ma di creare condizioni nelle quali tutti possano ricevere prevenzione, sostegno e cure accessibili e di qualità.
Questo principio affonda le sue radici nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nei successivi trattati internazionali sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. La tutela è stata ulteriormente rafforzata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che richiama gli Stati al rispetto dell’autonomia, dell’inclusione e della piena partecipazione alla società.

Il diritto alla salute mentale comprende quindi diversi elementi:

  • Disponibilità, cioè la presenza di servizi e professionisti in numero sufficiente.
  • Accessibilità, senza barriere economiche, geografiche, culturali o burocratiche.
  • Qualità, attraverso interventi fondati su evidenze scientifiche e personale adeguatamente formato.
  • Rispetto della persona, della sua volontà, della riservatezza e del consenso informato.
  • Non discriminazione, nella scuola, nel lavoro, nell’assistenza sanitaria e nella vita sociale.

Lo stigma come violazione dei diritti

 

Il 9 ottobre 2023 l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani hanno pubblicato una importante guida su “Salute mentale, diritti umani e legislazione: linee guida e prassi”.
La guida propone nuove indicazioni e obiettivi per le legislazioni in tema di salute mentale, tra cui un approccio basato sui diritti, evidenzia come le leggi possano affrontare lo stigma e la discriminazione e fornisce misure concrete su come eliminare la coercizione nei servizi di salute mentale a favore di pratiche che rispettino i diritti e la dignità delle persone.
Lo stigma non è soltanto un atteggiamento offensivo: può produrre conseguenze concrete. Il timore di essere giudicati induce molte persone a nascondere il proprio disagio e a rimandare la richiesta di aiuto. Pregiudizi e stereotipi possono inoltre limitare l’accesso al lavoro, all’istruzione, all’abitazione e persino alle cure sanitarie generali.

Quando una persona viene identificata esclusivamente con la propria diagnosi, la sua voce rischia di perdere valore. Un approccio fondato sui diritti umani richiede invece di vedere la persona prima della diagnosi, riconoscendone capacità, storia, relazioni e aspirazioni.

Combattere lo stigma significa utilizzare un linguaggio rispettoso e favorire la partecipazione diretta delle persone con esperienza di sofferenza psichica alla progettazione dei servizi.

 

 

Bambini e adolescenti: prevenire senza etichettare

 

La tutela della salute mentale è particolarmente importante durante l’infanzia e l’adolescenza. Secondo i dati richiamati dall’UNICEF, nel mondo un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale, spesso non diagnosticato né trattato.

Povertà, violenza, guerre, discriminazioni, isolamento, pressione scolastica e instabilità familiare possono aumentare la vulnerabilità dei più giovani. La risposta, tuttavia, non può consistere soltanto nella medicalizzazione del disagio. Sono necessari ambienti sicuri, relazioni affidabili e servizi capaci di coinvolgere famiglie, scuole e comunità.

Proteggere i minori significa anche ascoltarli, rispettare la loro età e maturità, evitare etichette permanenti e intervenire tempestivamente senza trasformare ogni difficoltà emotiva in una patologia.

 

 

Dalla coercizione alla cura condivisa

 

Uno dei temi più delicati riguarda il ricorso alla contenzione, all’isolamento e ai trattamenti senza consenso. In situazioni eccezionali può sorgere la necessità di gestire un rischio immediato, ma ciò non deve rendere la coercizione una pratica ordinaria. Ogni intervento deve essere soggetto a limiti rigorosi, controlli indipendenti e garanzie effettive.
Un sistema rispettoso dei diritti investe soprattutto nella prevenzione delle crisi e promuove il processo decisionale supportato, attraverso il quale la persona viene aiutata a comprendere le opzioni e a esprimere le proprie preferenze, anziché essere automaticamente sostituita nelle decisioni.

 

 

Servizi di comunità e responsabilità pubblica

 

Affermare che la salute mentale è un diritto comporta precise responsabilità per le istituzioni. Non basta approvare principi generali: servono risorse, personale, strutture territoriali e meccanismi di verifica.

Le politiche pubbliche dovrebbero intervenire anche sulle condizioni sociali che influenzano il benessere psicologico. Disoccupazione, precarietà abitativa, solitudine, violenza e discriminazione non possono essere affrontate esclusivamente con farmaci o colloqui clinici. Sono problemi che richiedono risposte coordinate tra sanità, servizi sociali, scuola, giustizia e mondo del lavoro.

Una rete efficace deve assolutamente assicurare: Interventi precoci, prima che il disagio diventi una crisi; continuità delle cure; assistenza vicina ai luoghi di vita; partecipazione degli utenti e delle famiglie, senza confondere il sostegno familiare con la sostituzione della volontà individuale; controlli indipendenti, affinché eventuali abusi possano essere segnalati e corretti; investimenti stabili, perché il diritto alla salute non può dipendere da iniziative occasionali.

 

 

Un cambiamento culturale necessario a cui Civicrazia e Sportello Telematico partecipano attivamente

 

Riconoscere la salute mentale come diritto umano significa superare due idee opposte ma ugualmente dannose: che il disagio sia una colpa individuale oppure che chi ne soffre sia inevitabilmente incapace. Una persona può attraversare una crisi e continuare ad avere opinioni, desideri, competenze e diritti.

Il cambiamento richiede servizi migliori, ma anche una società più inclusiva; informazione corretta, educazione emotiva, contrasto alle disuguaglianze e ascolto delle esperienze vissute sono strumenti fondamentali poiché la salute mentale non riguarda una minoranza separata dal resto della popolazione ma ogni comunità e il modo in cui essa accoglie la vulnerabilità.

Tutelarla significa assicurare che nessuno venga lasciato solo, ridotto a un’etichetta o privato della propria voce, ed è proprio questa la Mission di Civicrazia con lo Sportello Telematico – raggiungibile all’indirizzo https://www.civicrazia.org/sportello-telematico/ : partecipare attivamente al cambiamento, perché non può esserci salute mentale senza diritti umani, così come non può esserci pieno rispetto dei diritti umani senza attenzione alla salute mentale!

MariaSilvia De Luca, Avvocato  

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