domenica 22 Gennaio 2023

Ritorno alla sovranità popolare

venerdì 1 Marzo 2019 21:40
Notizie

Da diverso tempo in Italia si discute sull’opportunità o meno di mantenere in piedi l’Istituto della Comunità Europea, così come concepita.

Essa è considerata la principale causa della profonda povertà che attanaglia il nostro Paese.

Dimentichiamo che la vecchia “lira”, non è mai stata una moneta forte, e che per gestire le ricorrenti crisi di liquidità atta a pagare i nostri creditori, abbiamo frequentemente svaluta la moneta.

In questo modo, senza creare troppi disastri sociali interni, di fondo ci impoverivamo, ma sostanzialmente nel momento in cui ogni Italiano varcava la frontiera.

Cioè nel cambio delle monete e nel confronto con paesi con costo della vita proporzionato alla propria “divisa”, comprendevamo il reale effetto individuale della svalutazione.

Questo sistema aveva comunque anche alcuni vantaggi nei commerci con l’estero, per tutto ciò che riguardava l’esportazioni di merci italiane.

Si riusciva infatti ad essere fortemente competitivi fondendo due importanti valori:

l’oggettiva qualità dei nostri prodotti fatti da artigiani

un prezzo basso

Una recente indagine fotografa gli esiti di 20 anni di Comunità Europea fondata sull’Euro, in termini di effettivo arricchimento dei cittadini delle diverse nazioni.

Gli Italiani, purtroppo, hanno perso 74 mila euro a testa, mentre i Tedeschi ne hanno guadagnati 23 mila.

Anche i Francesi ci hanno perso, mentre i tanto vituperati Greci qualcosina avrebbero guadagnato.

Diciamo che quando si gioca con la statistica, qualche “mezzo pollo” può finire nel piatto sbagliato.

Il punto ovvio è che noi Italiani abbiamo perso perché già entrati deboli nell’Euro, e non senza artifici contabili, non abbiamo saputo sfruttare le opportunità che la Comunità metteva a disposizione.

Altrettanto non abbiamo saputo esercitare il nostro prestigio di “soci fondatori” per implementare politiche idonee alla salvaguardia del bene “prosperità” che ogni cittadino comunitario desiderava mantenere.

In questi 20 anni un paio di grosse crisi finanziare e geo-politiche si sono abbattute sui nostri modelli di governance, finendo con l’impoverire fortemente anche le classi intermedie.

Ma una analisi corretta non può sottrarci alle nostre responsabilità di “scialacquatori” delle nostre ricchezze.

Una cosa che per esempio possiedono i cittadini di tutti i Paesi dell’Unione Europea, tranne noi italiani, è il Difensore Civico Nazionale.

Esso favorisce il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione statale e garantisce la tutela concreta di ciascun cittadino.

Il tutto attraverso strumenti giuridici che per una volta non pesano economicamente sulle tasche dei già poveri cittadini.

In Italia da qualche tempo qualcosa ferve in quella dimensione che si indica come la “democrazia dal basso”.

Civicrazia è il soggetto che, aggregando persone libere e circa quattromila Associazioni, ha intrapreso la via di chiedere al nuovo Parlamento di varare al più presto la legge.

I CITTADINI VOGLIONO SUBITO IL DIFENSORE CIVICO NAZIONALE

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