venerdì 3 Febbraio 2023

Riflessione “Il padre oggi” da un’intervista a Don Antonio Mazzi

giovedì 21 Novembre 2013 11:33
Notizie

Riflessione “Il padre oggi” da un’intervista a Don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, realizzata dalla prof.ssa Lucia d’Amico Tilena.

Exodus è fra le 20 Associazioni guida di Civicrazia.


Piuttosto che in strada o in orfanatrofio è meglio un padre single. Sono il primo a dirlo, senza molti distinguo. Tanto è vero che da venti anni vivo in cascina con i miei ragazzi e faccio loro da padre più che da prete.I giovani disorientati e vuoti di affetti veri, ci cercano non perchè, siamo padri spirituali, o psicologi o educatori o animatori di comunità, ci vogliono padri-padri. C’è una paternità d’amore che non è meno autentica della paternità della carne e del sangue. Non riteniamola, però, una strada facilmente percorribile. Dovrebbe rimanere un percorso straordinariamente eccezionale, ma non è auspicabile pensarlo normale.

Tutto richiama il bisogno di un padre e di una madre: la natura, la tradizione, la storia, la psicologia, la psichiatria, la pedagogia. All’ultimo anche la religione e la fede. Ma smettiamola di dividerci su cose così essenziali, e di scatenare processi e cause infinite.

I genitori si dovrebbero domandare come mai lottano per i figli quando si stanno dividendo, mentre hanno fatto ben poco o niente quando il matrimonio funzionava. Mettere al mondo figli esige maturità, presa di coscienza che i figli non sono animaletti carini e straordinari, che dopo pochi giorni escono dal nido, dalla stalla o dalle tane e se ne vanno per il mondo. Li abbiamo chiamati “minori” e li abbiamo difesi con leggi e diritti ben precisi.

Mai come oggi le leggi sono chiare e, mai come oggi, abbiamo centinaia di migliaia di bambini soli o affidati alla mamma. I padri si sentono trascurati. Forse è vero.

Però io torno a monte (come si dice). Troppa leggerezza, troppa facilità, egoisticamente giustificata anche da psicologi ripiegati sui libri scolastici. Fretta, polemica, affari (di avvocati) lasciano sul lastrico (ripeto: lastrico) bambini e ragazzi di ogni estrazione sociale.

Chi vive tra i giovani e non dietro le scrivanie è spaventato dall’andazzo. I figli con genitori fragili o con un genitore, avranno adolescenze tempestose e ritarderanno (o anticiperanno tragicamente) i tempi della maturità e della presa di responsabilità.

Finiamola di scomodare i tribunali e gli studi legali. Torniamo a parlarci. La maternità e la paternità, equamente distribuita e vissuta, è ancora l’unica strada. Non solo: è l’unica terapia seria, che porterà ad un Italia meno dissestata.

Mi godo terminare con un testo quasi poetico. (Un po’ di poesia fa sempre bene, soprattutto su questi temi).

Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore: piuttosto vi sia un modo di amare tra le sponde delle vostre anime. Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa. Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane. Siate uniti ma non troppo vicini: le colonne del tempio si ergono distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro. (Gibran)

 

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