martedì 7 Febbraio 2023

Poter bere l’acqua dell’acquedotto è questione di umanità

giovedì 1 Novembre 2018 17:27
Notizie

Il 25 ottobre, il Parlamento europeo ha approvato nuove norme sulla gestione dell’acqua potabile, inasprendo i limiti per gli elementi inquinanti.

“Il modo in cui utilizziamo l’acqua definisce il futuro dell’umanità”, ha dichiarato il relatore francese Michel Dantin (gruppo Ppe). “È chiaro che tutti dovrebbero avere accesso ad acqua pulita e di buona qualità, e noi dovremmo fare del nostro meglio per renderla il più possibile accessibile a tutti. Insistere affinché i Paesi assorbano i costi attraverso i loro bilanci statali va contro le tradizioni nazionali esistenti, ed è solo un miraggio perché, alla fine, è sempre il contribuente che paga il conto”.

Purtroppo, però, dopo l’approvazione del Parlamento europeo, le norme dovranno poi essere negoziate con il Consiglio e con la Commissione europea. E in questi grigi ed angusti spazi, in cui la democrazia viene meno a vantaggio delle grandi lobby multinazionali, ogni decisione di buon senso potrebbe trovare il suo capolinea.

In Italia i problemi più urgenti da risolvere sono principalmente due.

Il primo riguarda la costruzione o ammodernamento degli acquedotti: è attualmente in essere una procedura di infrazione da parte di Bruxelles per 60 milioni, con multa da 350mila euro al giorno, per il mancato adeguamento delle infrastrutture del circuito idrico integrato e per l’annoso problema delle perdite d’acqua (al Nord, in media, va sprecato il 26 per cento dell’acqua immessa nella rete, al Centro il 46 per cento e al Sud il 45 per cento). I cittadini devono sobbarcarsi un aumento delle tariffe dell’acqua allo scopo di pagare le multe delle quali non hanno alcuna colpa ed inoltre devono sottostare alla falsa opinione che dilaga nei riguardi del falso giudizio che “gli acquedotti sono vecchi”. I sistemi idropotabili italiani sono vecchi non tanto per la fatiscenza delle strutture, ma soprattutto in quanto a concezione, a strategia generale di raccolta accumulo e distribuzione dell’acqua che viene ancora oggi attuata sulla base di quei principi ormai sorpassati, ancora insegnati nelle università e che trionfano quando si realizzano nuove opere.

Il secondo problema riguarda la qualità dell’acqua potabile: più del 98,5 per cento dei test effettuati tra il 2011 e il 2013 sui campioni di acqua potabile, rispetta gli standard dell’Unione europea, ma la nuova legislazione inasprisce ulteriormente i tetti massimi per alcuni inquinanti come il piombo (le cui quantità ammesse devono essere dimezzate), i batteri nocivi e introduce nuovi limiti per alcuni interferenti endocrini, oltre al monitoraggio dei livelli di microplastica nell’acqua. Il problema invero si nasconde proprio nell’operazione di sanificazione che per purificare aggiunge sostanze che rendono l’acqua quasi imbevibile (non si può continuare a bere cloro e disinfettante). Ecco perché pur essendo l’Italia è al quinto posto in Europa per qualità dell’acqua del rubinetto, gli italiani continuano a preferire quella minerale in bottiglia: siamo i terzi consumatori al mondo.

I gestori dei servizi idrici e le ASL di competenza, che hanno l’obbligo per legge (DL31 del 2001) di controllare l’acqua distribuita nella rete cittadina, rassicurano gli utenti evidenziando che l’acqua al contatore viene consegnata in condizioni “idonee al consumo umano” sia dal punto di vista microbiologico che chimico-fisico. Analisi e controlli vengono eseguiti con frequenza giornaliera. L’acqua di rete è quindi controllata e sicura.

È responsabilità non solo della pubblica amministrazione, ma anche dei cittadini verificare la qualità dell’acqua potabile e quindi chiedere la possibilità di visionare i dati delle analisi, se queste non sono riportate nei siti internet dei vari gestori.

Cosa dover tenere sotto controllo? I parametri più importanti sono il ph, il residuo fisso e la conducibilità elettrica, la durezza. Ma se si continuano ad inquinare le falde e le sorgenti e si spera che poi basti sanificare l’acqua, la via risolutiva non è quella giusta: non si può continuare a bere un disinfettante, i cittadini vorrebbero bere solamente acqua.

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