CULTURA E CIVICRAZIA: DALLE SCELTE FIDUCIARIE AI DIRITTI DELLA CITTADINANZA
Nelle amministrazioni comunali, la gestione degli eventi e la valorizzazione dei luoghi storici riaccendono ciclicamente un interrogativo cruciale: come si deve gestire la cultura all’interno di una comunità? Il confronto mette in luce due visioni della cosa pubblica profonde, strutturate e diametralmente opposte.
IL MODELLO DELLA CULTURA DALL’ALTO
La prima visione punta prioritariamente sulla risonanza mediatica esterna. In quest’ottica, i territori devono aprirsi al panorama nazionale avvalendosi di nomi di grande richiamo per garantire standard elevati, attrarre turismo e stimolare i talenti locali per emulazione. I luoghi di pregio storico vengono così riservati a eventi istituzionali e la programmazione viene affidata alla discrezionalità di pochi addetti ai lavori, al riparo da avvisi pubblici e secondo logiche di cooptazione fiduciaria.
IL MODELLO DELLA CO-CREAZIONE PARTECIPATA: MACROREGIONE MEDITERRRANEA, EUROPA E CIVICRAZIA
Dall’altro lato si colloca una prospettiva fondata sugli orientamenti strategici dell’Unione Europea (Creative Europe, New European Bauhaus), sul Terzo e Quarto Pilastro della Macroregione Mediterranea e sulla sua Strategia culturale e sui principi cardine della Civicrazia. La cultura del XXI secolo deve basarsi su partecipazione attiva, co-creazione e inclusione:
· I giovani creativi al centro: Abbattere le barriere d’accesso per i talenti emergenti, trasformandoli da meri spettatori a produttori di cultura.
· Trasparenza e Avvisi Pubblici: Il pilastro civicratico della trasparenza impone che l’accesso a fondi e beni collettivi avvenga tramite manifestazioni d’interesse e bandi aperti con criteri oggettivi e terzi, superando la logica del “gusto insindacabile”.
· Beni Comuni democratici: I monumenti sono beni di cui la comunità deve riappropriarsi, valorizzando le energie locali anziché blindare i luoghi simbolo.
· Valore duraturo: Occorre superare l’acquisto passivo di “pacchetti spettacoli” già precostituiti dagli addetti ai lavori e calati dall’alto, per investire su percorsi strutturali che lascino competenze sul territorio a riflettori spenti.
FONDI PUBBLICI E RENDICONTAZIONE SOCIALE: INVESTIMENTO CONTRO SPESA
La cultura promossa dagli Enti Locali è un servizio pubblico essenziale finanziato con risorse della collettività. Il modello espositivo rischia di concepire il bilancio comunale come un mero capitolo di spesa per l’importazione di format preconfezionati, il cui ritorno è spesso limitato all’indotto commerciale di una singola serata.
L’attualità ne offre una conferma tangibile: l’attuazione degli interventi del PNRR dedicati all'”Attrattività dei Borghi” dimostra come le risorse pubbliche premino sempre più la rigenerazione culturale e sociale a lungo termine guidata dai soggetti locali, anziché i grandi eventi estemporanei destinati a consumarsi in una notte.
La visione civicratica trasforma la spesa pubblica in un investimento redistributivo: l’impiego dei fondi tramite bandi trasparenti remunera il lavoro dei giovani artisti e genera micro-economie circolari.
Di conseguenza, la valutazione dell’azione pubblica deve abbandonare la logica commerciale per adottare la rendicontazione sociale. La misurazione del successo deve basarsi sull’impatto sociale, sulla coesione comunitaria, sull’abbattimento della povertà educativa e sul lavoro culturale creato per i cittadini, riconosciuti non come consumatori, ma come co-autori di un diritto costituzionale.
LA SFIDA DELLA SINERGIA FRA QUALITA’ E PARTECIPAZIONE
La vera missione della politica culturale locale risiede nella capacità di unire la qualità delle grandi iniziative ai diritti culturali della Comunità: si possono usare i marchi prestigiosi come stimolo ma garantire al contempo canali pubblici e aperti affinché i giovani locali possano diventare professionisti a casa propria e Custodi del territorio.
Ernesto Marino






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