domenica 22 Gennaio 2023

Perché si continua a morire sul lavoro… nonostante tutto

giovedì 1 Novembre 2018 17:18
Notizie

Dal 23 al 25 ottobre si è svolto a Firenze il seminario di aggiornamento dei professionisti organizzato dall’Inail. Il tema, “Sfide e cambiamenti per la salute e la sicurezza sul lavoro nell’era digitale”, è apparso immediatamente per gli addetti ai lavori, molto evocativo e futurista, andando a colmare un vuoto nella politica preventiva dell’Istituto, tutt’ora al di là dall’essere pienamente compresa e attuata.

De Felice, presidente dell’Inail, ha presentato il seminario parlando di “un approccio trasversale per gestire il cambiamento”. “È un seminario altamente ‘anti-disciplinare’ – ha poi spiegato – dove con questo termine intendiamo profonda conoscenza delle discipline, ma anche capacità di collaborazione tra discipline. È quello che serve per fronteggiare i nuovi rischi dell’innovazione, che si sta sviluppando a ritmi davvero travolgenti, almeno rispetto a quelli tradizionali”.

Per il presidente dell’Istituto la gestione efficace di questi cambiamenti passa attraverso la costituzione di “un ‘centro di pianificazione dell’innovazione’, capace di lavorare in modo ‘anti-disciplinare’, che proponga lo studio preliminare di progetti innovativi” da affidare successivamente a “gruppi di lavoro trasversali alle Direzioni centrali, governati dal principio di competenza e non dal ruolo istituzionale dei partecipanti”. Sarebbe opportuno, inoltre, “abolire i recinti professionali per poter portare tecnici professionisti alle dipendenze delle Direzioni centrali, cambiando quindi gli schemi tradizionali della divisione del lavoro per integrare al massimo le competenze, proprio nello stile anti-disciplinare”.

Nell’introduzione degli atti del seminario, si può leggere l’intento dell’incontro: “Il seminario vuole stimolare momenti di riflessione sul contributo che le diverse professionalità dell’Inail possono fornire in merito a servizi innovativi e prodotti all’avanguardia nell’ottica di un sistema integrato a tutela del lavoratore. Infatti, la quarta rivoluzione industriale è in pieno svolgimento, sono in atto rapidi cambiamenti nell’intero contesto sociale e sono in via di sviluppo paradigmi che stanno introducendo un nuovo concetto di “lavoro” nell’ambito della cosiddetta GIG economy. Mentre si sta ragionando sugli impatti di tali profondi cambiamenti e sulle eventuali regolamentazioni da introdurre, lo scenario sta già nuovamente evolvendo. Occorre affrontare con tempestività, in un percorso multi-disciplinare, i diversi temi economici e sociali che si presentano quali, in primo luogo, gli aspetti di salute e sicurezza sul lavoro, gli aspetti legali e finanziari, lo sviluppo delle competenze professionali, le questioni di tutela ambientale, di normazione e certificazione e non ultima la dimensione etica”.

Tra comitato scientifico e segreteria scientifica si sono ritrovati in 29 professionisti e scienziati a discutere sulle nuove emergenze del mondo del lavoro, ma da quanto letto nell’introduzione, si evince che più che prevenire, stiano ancora rincorrendo un cambiamento di cui capiscono ancora ben poco.

Nel frattempo, infatti, morivano gli ultimi 4 operai nel crotonese per una frana durante l’esecuzione di alcuni lavori di collegamento alla rete fognaria e, secondo le stime dell’Anmil (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), le vittime per infortuni sul lavoro nei primi nove mesi del 2018 sono aumentate dell’8,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Bisognerebbe dunque chiedersi anche dove e come muoiono questi sventurati lavoratori, perché secondo il seminario di cui sopra, bisogna instaurare nuovi servizi innovativi e nuovi centri per l’innovazione, senza però ancora comprendere consapevolmente che gli operai continuano a morire nei cantieri o in mezzo alle strade e non seduti davanti a un computer o nei centri di controllo dei grandi impianti, ben lontani dal lavoro vero gestito interamente da robot.

Quello che manca oggi alla sicurezza, non sono certamente le leggi, che risultano fin troppo stringenti e spesso sembrano essere concepite fuori da ogni realtà quotidiana (di solito redatte da professionisti della teoria che quasi mai sono scesi nei cantieri a sporcarsi le mani), ma il buon senso e una forte dose di responsabilità personale e collettiva.

Le tante parole che si continuano a spendere da parte dei governi o dei parlamentari e delle associazioni di categoria devono lasciare spazio a un ritrovato spazio di lavoro a misura d’uomo, in cui si possa vivere nella serenità di una giusta retribuzione, di un tempo di esercizio rispettato e di una sana qualità ambientale, tutte condizioni queste, che oggi sono interamente eluse e non osservate.

Poi, ben vengano gli investimenti concreti per proteggere la vita e la salute dei lavoratori, nella consapevolezza (quella vera che pone l’essere umano prima di ogni altro profitto) che il costo umano è intollerabile e quello sociale un onere per tutti i cittadini.

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