venerdì 3 Febbraio 2023

Non si recidono i tulipani

mercoledì 4 Aprile 2018 07:40
Notizie

Lo psichiatra junghiano Eldo Stellucci in una nota pubblicata su Facebook, sostiene che “esiste una botanica sacra che supporta il “fiorire” della nostra immaginazione” e cita, a sostegno, Henry Corbin, uno dei massimi orientalisti del Novecento, quando dice che: “I fiori fanno da materia prima alla meditazione alchemica”. Sarà per queste “ragioni” che a Roma si è fatto scempio del parco dei tulipani dopo appena due giorni dalla sua apertura, distruggendo ben 7000 esemplari? Il parco “TuliPark” è stato inaugurato il 30 marzo scorso in via della Giustiniania, alla periferia nord della città e ha richiesto ben nove mesi di lavoro per realizzare nella capitale un angolo d’Olanda, annullati dall’inciviltà dei visitatori. Un’area di quindicimila metri quadri a Prima Porta che conta 300mila tulipani per 75 varietà.

Che cosa è accaduto? Sul biglietto per entrare nel parco c’era scritto che si poteva cogliere un tulipano da portare a casa per ricordo ma senza portare via il bulbo. Si sarebbe potuto avvalersi di questa opportunità, ovvero della raccolta del fiore gradito, ma non necessariamente. E soprattutto non si doveva asportare il bulbo  Sembra che i visitatori abbiano preso alla lettera la possibilità di cogliere un fiore per sè, ma vedendo che il tulipano nella maggior parte dei casi veniva sdradicato senza radici lo hanno ripiantato, lasciandolo comunque reciso. E senza radici il  tulipano muore dopo qualche ora se non viene messo in acqua. Fiori strappati in maniera casuale, buttati se il colore non era di proprio gradimento, calpestati dai bambini che correvano tra i filari. Nonostante ci fossero all’ingresso cartelli dove si può apprendere la corretta raccolta dei tulipani, e nonostante la presenza di guide che aiutano nella scelta e nella raccolta dei fiori. 
L’ennesimo atto di vandalismo, trasversale a diverse generazioni, che si contrappone ad un’etica del rispetto del bene pubblico e soprattutto alla tutela e alla salvaguardia della natura sempre più colpita e non riconosciuta nella sua fondamentalità. E’ la cultura del possesso ancora dominate che fa diventare ciechi, della superficialità che distrugge la bellezza
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