venerdì 3 Febbraio 2023

Natale non è una festina

mercoledì 13 Dicembre 2017 14:42
Notizie

“Sono i cristiani i primi ad aver abolito il Natale”. Con queste parole, Massimo Cacciari lancia una provocazione contro quello che è ormai diventato il “Natale dei panettoni, il Natale della pubblicità, il Natale dei soldi”. Una festina, insomma, intorno alla quale regna l’indifferenza di laici e cattolici. Il tema è complesso e non può essere certo risolto in poche battute. Ma qualche considerazione vale la pena di farla. E allora: l’incontro con altre culture, etnìe, tradizioni, religioni e fedi, perchè sia tale e soprattutto autentico, in un’ottica di pacifica convivenza, richiede necessariamente il disconoscimento, l’abdicazione da tutto ciò che rappresenta la storia, l’identità, la cultura e la tradizione del paese che accoglie? L’emigrazione e l’immigrazione nella dimensione di un mondo globalizzato hanno come effetto necessariamente l’abolizione delle differenze legate alle origini e alle provenienze primigenie, quando queste, però, non si traducano, sia ben chiaro, in pregiudizi e resistenze alla integrazione? Non sembra che quelli che arrivano rinuncino a tutto quanto gli appartenga. I musulmani chiedono spazi per le loro moschee, per consumare i loro riti. Noi discorriamo sulla opportunità di togliere il crocifisso dalle aule scolastiche o di non fare il presepe; oppure il sacerdote che ha paura di celebrare la messa di mezzanotte o la comunità che rinuncia a cantare i canti tradizionali natalizi per non urtare altre sensibilità. Perchè mai dovremmo pensare che conservare i nostri simboli si configuri come una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha un altro credo? Questa non è accoglienza. Questa è ipocrisia e superficialità diffusa.
Il non credente Cacciari si interroga: “Il Cristianesimo è una parte fondamentale del mio percorso. della mia vicenda, è qualcosa con cui mi confronto tutti i giorni”, mentre laici e cattolici “non riflettono perchè non fanno memoria di questa storia così sconvolgente”, non sanno più incantarsi di fronte al mistero di un Dio che facendosi uomo scandalizza gli Ebrei e l’Islam.
La nostra è una società anestetizzata, che ha dimenticato la dimensione dello spirito, smemorata come lo sono i tempi attuali. Il sentire civicratico non è quello che spegne le inquietudini, ma quello che riconosce la forza della storia e del diritto, che fa sua la continua ricerca per la consapevolezza e per l’affermazione di una coscienza sempre critica, sempre vigile.

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