La vicenda è, purtroppo, uno dei tanti brutali episodi di violenza che martorizzano la città di Napoli, che sembra non trovare pace neanche nei suoi piccoli figli. Le baby gang continuano ad imperversare impunite. Ma chi c’è dietro il fenomeno? Quali soggetti educatori? Quali contesti educativi, culturali e sociali? Quale scuola? Quali alternative e strumenti culturali? Chi sono i genitori, le famiglie di questi delinquenti? Ancora un’aggressione. In pieno centro, nella centralissima piazza Dante, che diventa scenario dell’ennesima brutalità da branco, che si scatena improvvisa e feroce ai danni di un giovane. Minacce, schiaffi, pugni, calci da parte di sei, sette, forse otto ragazzi, innumerevoli teppistelli arroganti, che non conoscono il valore della persona, e nemmeno di se stessi, ed Eugenio resta a terra quasi in fin di vita. A salvarlo i gestori di una vicina pizzeria, che sentono ed intervengono, impedendo l’irreparabile. Gente, finalmente, che non sta a guardare o gira la faccia dall’altra parte, ma che reagisce e si oppone alla vile violenza. Da allora Eugenio ha paura di uscire di casa. Dunque, una violenza che circoscrive intorno alla persona aggredita una prigione, la sfiducia nelle proprie capacità e nell’umano, che ferisce l’anima, che schiaccia un percorso di vita libera e spensierata.
RISCHI SANITARI NEI PRESSI DI ANTENNE DI TELEFONIA
INTRODUZIONE L'evidente aumento delle stazioni base per telefonia mobile ha sollevato preoccupazioni circa i potenziali sintomi aspecifici legati alle radiazioni elettromagnetiche prodotte. OBIETTIVI DI RECENTE RICERCA Una recente ricerca...




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