mercoledì 1 Febbraio 2023

L’Innovazione tecnologica come strumento di partecipazione alla Governance

lunedì 25 Febbraio 2013 18:57
Notizie

 

webL’economia e la società in cui viviamo sono sempre più dipendenti dall’innovazione tecnologica, particolarmente concentrata in sistemi di informazione e comunicazione personali e portatili. La convergenza della telefonia mobile, delle reti a larga banda, della digitalizzazione della voce, delle immagini fisse e in movimento, degli accessi a basi di dati sempre più potenti e ricche ha posto il cittadino di fronte a un cambio radicale delle sue abitudini: essere connessi é divenuto un Must nello stile di vita di molti. Giovani e meno giovani dialogano negli spazi virtuali della Rete, si scambiano informazioni, testi, musica, video e film; frequentano blog e piazze virtuali, mettono a nudo, anche senza riservatezza, la loro personalità su Twitter e Facebook. Non solo i politici ma anche i Ministri e i Primi Ministri cinguettano su twitter e altre piazze virtuali ma mancano ancora al dovere di impegnarsi con decisione a governare queste nuove tecnologie per colmare il distacco tra amministratori e cittadini: non solo attenuando il gap tecnologico del digital divide, ma stimolando con applicazioni semplici e gradevoli la partecipazione dei propri amministrati alle scelte legislative,.
Con questo spirito é nato in Italia un movimento associativo che prende il nome di Stati Generali dell’Innovazione che vede partecipi associazioni, movimenti, aziende e rappresentanze di cittadini, convinti che le migliori opportunità di crescita per il nostro Paese siano offerte dalla creatività dei giovani, dal riconoscimento del merito, dall’abbattimento del digital divide, dal rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government. Ma altre iniziative simili stanno attivandosi al fine di pungolare l’inerzia dei governi che si succedono. Un governo aperto e trasparente non si può realizzare senza un intenso ricorso all’innovazione tecnologica e la conseguente apertura alla partecipazione dei cittadini. Fondamentale é porre le condizioni per una nuova cultura, sia attraverso l’applicazione di nuovi modelli educativi, sia attraverso la ricerca tecnologica applicata alle nuove produzioni culturali; , promuovendo nuovi modelli distributivi nella liberalizzazione della conoscenza; ma anche perseguire il modello delle città intelligenti coniugando una nuova progettazione dello spazio pubblico sia con lo sviluppo della banda larga sia con l’invenzione di nuovi format partecipativi, per favorire l’interazione tra il web e le realtà sociali che agiscono nel territorio. Ma anche favorire e sostenere il federalismo digitale, affidando alle realtà locali, i comuni, il ruolo di motori del processo innovativo. Per conseguire ciò, laddove manchino capacità e esperienze nelle organizzazioni locali, si potrebbe attivare la sussidiarietà operativa, organizzando modelli locali che integrino la capacità collaborativa della rete per sviluppare e gestire servizi al cittadino. Alle carenze di risorse organizzative, tecniche ed economiche si potrebbe supplire mettendo in rete la filiera dell’innovazione -Università, Impresa, Credito, Territorio- per rendere possibile una politica economica centrata sull’ innovazione come motore della crescita e dello sviluppo del nostro paese. Un rinforzo a questa azione potrebbe essere il lancio di call per l’innovazione digitale che promuovano la competitività del made in Italy e delle PMI; azioni simili vennero intraprese col Ministro Stanca ma poi abbandonate coi governi successivi.
E’ indispensabile rilanciare il percorso verso l’Open Government: un approccio “open” vuole una PA che sia costruita come una rete di amministrazioni interconnesse e interoperanti. Le tecnologie della rete permettono ora alla PA una nuova organizzazione e abilitano le grandi operazioni di dati aperti, di distribuzione delle competenze elaborative, per conseguire una pubblica amministrazione moderna che persegua obiettivi di apertura, partecipazione e democrazia e garantire efficienza, efficacia e risparmio di risorse. Rendere pubblici i dati della PA in formato aperto consentirebbe un utilizzo pubblico dei database di interesse nazionale con una particolare attenzione ai dati territoriali; ne conseguirebbe un rilancio e una accelerazione delle capacità produttive delle piccole e medie imprese, che potrebbero indirizzare in modo più mirato la loro produzione ai reali bisogni del mercato, contraendo i costi di filiera e ottimizzando la distribuzione.
La potenza della tecnologia ICT ha però le caratteristiche di un Giano bifronte. Se da un lato promette efficienza amministrativa e maggior conoscenza dei bisogni e delle attese dei cittadini, dall’altro consente un filtraggio e accumulo di dati personali degli individui che, se posti in cattive mani, possono penalizzare a dismisura la vita di molti a beneficio di pochi. E’ quindi necessario un efficiente e autorevole organismo di controllo della raccolta, trattamento e utilizzo dei dati, non solo dal punto di vista della spesa in tecnologie e procedure, ma anche della pertinenza complessiva di tali processi alle buone finalità che i governi si pongono. Oggi, nell’ambito delle strutture centrali della pubblica amministrazione esiste da tempo una dispersione delle capacità e competenze che a causa della spending review sta portando in fin di vita ilprocesso innovativo. E’ tempo di ripensare questo disastro e riprogettare un tessuto strategico e attuativo che sia all’altezza delle necessità del Paese: il Credo basilare deve essere la considerazione che l’innovazione tecnologica non é più, da tempo, strumento marginale per la crescita di uno Stato moderno e il suo valore nel tempo (FUTURO) é pari, anzi superiore, alle reti di comunicazione, idriche, ferroviarie, autostradali. Uno strumento, insomma, trasversale, a tutti i settori pubblici e privati. Gli investimenti in innovazione debbono essere un obbligo per i governi, non più sottoponibili a tagli contabili quando garantiscono obiettivi di efficienza e crescita sociale; semmai i tagli, anzi i divieti, debbono essere esercitati quando le spese in ICT siano i soliti e poco chiari rifacimenti di procedure gestionali esistenti da tempo. Ma come si può attuare un simile controllo intelligente? Riportando in vita un organismo che, come l’AGCOM che esercita funzioni di controllo sulle TLC e radiotelevisioni in modo indipendente, operi in maniera similare nel settore delle tecnologie innovatrici. Al limite, considerata la convergenza in atto tra telecomunicazioni, multimedialità ed informatica, l’organismo potrebbe essere ricondotto ad un uni

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