martedì 7 Febbraio 2023

L’impossibile sfida digitale della Pubblica Amministrazione

giovedì 21 Giugno 2018 06:45
Notizie

Da pochi giorni si è conclusa la tre giorni del Forum PA 2018. Quest’anno la manifestazione si è focalizzata sulla trasformazione digitale della pubblica amministrazione e del lavoro pubblico, affrontando temi tecnologici quali la gestione, l’analisi e l’integrazione dei dati, la sicurezza ICT, la razionalizzazione dell’infrastruttura tecnologica a partire dall’adozione del cloud, la blockchain, la connettività e il 5G, l’Internet of Things e l’intelligenza artificiale.

Una delle principali parole d’ordine è stata la “centralità degli utenti”: “Mettere a disposizione gli open data non basta: serve la visualizzazione adatta per capire cosa accade in una certa comunità” ha avvertito Goldsmith, Direttore del Programma di innovazione delle Amministrazioni alla Harvard University Kennedy School of Governament. Tale affermazione, fantasmagorica e quasi incomprensibile per le nostre amministrazioni, sta a significare uno spostamento epocale da una struttura monolitica, chiusa e autoreferenziale, a un organismo aperto, capace di rispondere, immagazzinare e gestire la gran massa di dati e informazioni che arrivino dai cittadini. Superata la vecchia logica basata sui compiti, le PA devono sempre più divenire centrali “smart & friendly” di soluzioni di problemi, capaci di prendere decisioni a partire dall’analisi della molteplicità del flusso di informazioni che sopraggiungono 24 ore su 24. Le macchine potranno svolgere la quasi totalità dei compiti, ma saranno sempre delle persone fisiche che dovranno prendere le dovute decisioni per il bene della comunità cittadina.

Diego Piacentini, Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, ha ovviamente cercato di calmare le forti ondate di disappunto che giungevano da più parti, rassicurando e ricordando come sia difficile cambiare un’istituzione che funziona sempre allo stesso modo da oltre 70 anni e come sia quasi impossibile riuscire a rivoluzionarla dall’interno.

Gli ultimi tentativi di riforma sono stati confusionari ed incredibilmente inutili. Occorre riprendere una linea di semplificazione dell’intera pubblica amministrazione gestendo insieme a personale esterno specializzato l’intero cambiamento. Servirebbero competenze organizzative, manageriali e tecnologiche per gestire i cambiamenti in atto e sfruttare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale.

Nell’ultimo anno solo 6 dipendenti pubblici su 10 dichiarano di essere stati formati soprattutto su temi giuridico-normativi (32,2%), informatica e telematica (12%), materie tecnico-specialistiche (11,8%); mentre sui temi manageriali solo il 5,3%, sulla comunicazione l’8,4% e sull’organizzazione il 9,4%. Non si sta cogliendo il punto nevralgico di una rivoluzione digitale che in qualche maniera ha già investito anche il settore pubblico: “L’indagine sulle competenze dei lavoratori pubblici rivela che siamo sulla strada sbagliata per cambiare la PA – ha commentato Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA – con una formazione scarsa, per lo più su materie specialistiche o giuridiche: il settore pubblico può al massimo fare un po’ meno errori nei compiti che già svolge e migliorare l’efficienza di procedure spesso inutili o assurdamente complicate. La formazione invece dovrebbe trasferire ai lavoratori le competenze in grado di accelerare l’evoluzione della PA per consentirle di aprirsi ai cittadini, alle imprese, al contesto internazionale”.

Tutto ciò, quando ancora la stragrande maggioranza dei Comuni non riesce neanche a mettere in rete tutti i servizi e gli uffici competenti dei vari settori o lo fa con siti internet quasi mai aggiornati o costruiti in maniera così inutilmente complessa da confondere il cittadino. Una sfida quasi persa in partenza, se non cambierà presto qualcosa.

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