mercoledì 1 Febbraio 2023

“Libertà è partecipazione. Domande e risposte sulle malattie ambientali”

venerdì 20 Gennaio 2023 16:43
Notizie
Attraverso la petizione, già  presentata nella precedente legislatura e ora ripresentata e all’esame nelle apposite Commissioni, in entrambe le aule del Parlamento,  abbiamo richiesto il riconoscimento delle malattie ambientali.
Quel che sembrava riguardasse  solo una minoranza,  oggi cattura l’attenzione dei più, provoca la partecipazione di tanti ed è nata una narrazione corale, fatta di responsabilità, coraggio, curiosità e scambi.
In questa battaglia di Civiltà possiamo condividere l’esperienza di ciò che Gaber definiva libertà: “libertà è partecipazione”.
È questa unitaria e calda esperienza, giunta come un abbraccio collettivo, che va raccontata.
Accomodiamoci quindi, simbolicamente, intorno al braciere che arde, come in un tempo lontano.
L’atmosfera che si crea è questa. Eppure tutto è avvenuto su un social. E’ nato da questa richiesta:
“Facciamo un esperimento!  Voglio scrivere, con il vostro contributo, un articolo sulle malattie ambientali. Mi volete aiutare, facendo domande? Una sorta d’intervista aperta. Proviamo!”
Lanciata la pietra in acqua, il numero di “saltelli” non dipende più dalla mia abilità, ma dalla sensibilità degli altri.
D.: Che cosa si intende per malattia ambientale?
R.: Sono tutte le malattie correlate con l’inquinamento ambientale. Elettrosensibilità, sensibilità chimica multipla, fibromialgia e fatica cronica.
D.: Come si colloca la fibromialgia tra le malattie ambientali?
R.: Un nesso è da rintracciare in uno stato infiammatorio del corpo dovuto a una tossicità ambientale e alimentare. Ormai mangiamo malissimo.
D.: Sick Building syndrome?
R.: I malati ambientali sono: fibromialgici, elettrosensibili, malati di fatica cronica e di sensibilità chimica multipla.
Intervento:
Io soffro molto dei microclimi artificiali, ad esempio per alcune strutture ed edifici (rientro nelle categorie che hai elencato).
La pressione di un temporale non la possiamo governare, ma gli ambienti pensati per le folle devono tenerne conto.
D.: Un esempio è l’allergia?
R.: La manifestazione di molte allergie, –  e più precisamente non risultano essere allergie, pur avendo sintomi simili, –  è una delle caratteristiche della sensibilità chimica multipla.
D.: Vale anche per la labirintite?
R.: Tra i sintomi della sensibilità chimica multipla ci sono fastidi simili. Il quadro è ampio, a un certo punto ti sembra di essere diventata allergica al mondo. I profumi diventano nemici, così come i gas di scarico; essi provocano al malato ambientale difficoltà a respirare, ma anche reazioni cutanee.
D.: Secondo me, anche molte problematiche psicologiche dipendono dall’ambiente (pur se  più da quello sociale).
R. : Le crisi neurotossiche incidono sulla sfera neurale. Inoltre le conseguenze del malessere comportano facilmente  allontanamento sociale, per cui inevitabilmente incidono negativamente  sulla capacità di socializzare.
Intervento:
Uno studio recente rileva che alcuni batteri nell’intestino causano forme croniche di depressione .
D.: Qualche tipo di tumore può derivare da ciò o comunque l’ambiente marcio può essere concausa?
R.: Indubbiamente. La difficoltà a smaltire tossine comporta un accumulo e nel tempo tutti gli organi ne risentono. Vivere in un ambiente meno inquinato porta ad una regressione dei sintomi. Così come un’alimentazione più sana.
D.: Stess, ansia, cefalee, asma, colite, colite spastica, v’é una iperattivazione dell’asse ipotalamo, ipofisi, surrene con conseguente rilascio eccessivo di cortisolo. Può portare anche a gravi patologie non solo fisiche ma psichiatriche. Sono socio-psicologa ed anche se lavoro con le dipendenze queste sono le patologie più comuni a livello fisico. Sicuramente una marcata esposizione può portare all’evoluzione di patologie più gravi in ambito psichico come psicosi e vari disturbi della personalità.
Inoltre ho verificato, a causa dello sversamento illecito dei rifiuti tossici, che  si è avuta negli ultimi 3 o 4 anni un’impennata esagerata di malattie oncologiche per ogni fascia d’età.
R.: Ho ascoltato varie interviste fatte al Dottor Genovesi; lui spiega che, osservando un soggetto con Mcs, attraverso la TAC, è evidente che la condizione anomala appare nel momento in cui il soggetto è esposto alle tossine. Il che dimostra che la malattia non è psichica. Al contempo doversi isolare, perdere amici e lavoro, perché nelle condizioni di vita della città non riesci a respirare, può causare depressione e altre problematiche.
D.:  Esiste un sistema chiaro per diagnosticare queste patologie?  La malattia del secolo sembrerebbe essere la Depressione, ma credo che questo sia un “termine ombrello” e che vada a racchiudere molte più patologie di cui poco sappiamo.
Abbiamo sostituito il nostro Habitat naturale con uno quasi completamente artificiale. Ormai oltre alle relazioni sociali virtualizzate, anche il cibo è creato in laboratorio, con l’introduzione di sostanze che in natura nemmeno esistono e che dunque il nostro organismo non riconosce.
E’ possibile invertire la rotta?
Si può fare individualmente o è necessario che i governanti guidino tali politiche anche se si vanno a colpire interessi economici rilevanti?
La mia idea è che vi sia la necessità che nelle scuole insegnino, ad esempio, una cosa che può sembrare banale ossia  saper leggere le etichette dei cibi che consumiamo.
R.: Il problema a monte è il mancato riconoscimento di queste patologie. Molti le negano e per capire come avere una diagnosi il percorso è impervio.
Bisognerebbe capire che la natura crea con equilibrio le cose, raffinarle può significare talora svuotarle dei nutrienti fondamentali. La stessa cottura potrebbe talora rappresentare un impoverimento del cibo.
D.: Quanto può pesare nella condizione di benessere l’inquinamento luminoso?
R.: Tutte le forme di inquinamento incidono.
D.: La popolazione mondiale arriverà a capire che le tecnologie attuali e future, senza un’attenzione a questi temi, possono distruggere la nostra salute?
Ci salveremo?
R.: Finché l’individualismo radicato nella nostra cultura non sarà seriamente messo in discussione, vincerà il: vita mia morte tua.
Il futuro riguarda tutti.
Stiamo cercando di farci ascoltare. Al contempo portare a conoscenza delle persone la stessa esistenza di queste malattie è doveroso.
D.: Come si arriva a una diagnosi di malattia ambientale? Da dove si parte?
Ci si sente capiti dai medici, in primis, e poi anche dalle persone intorno?
R.: Purtroppo è molto difficile arrivare ad una diagnosi.
Quando si ha il sospetto che si possa trattare di una malattia ambientale la cosa più difficile è trovare un qualificato medico di riferimento.
Sentirsi capiti è una chimera. Le strutture pubbliche, spesso a digiuno di genetica, sono scettiche, talvolta maleducate. Le persone intorno spesso non hanno nessuna consapevolezza.
D.: Siccome plastica, detersivi, spazzatura, avanzano incontrollatamente, c’è possibilità di “guarire” dagli effetti negativi?
R.: È necessario che ci sia una consapevolezza e volontà popolare per un modello di sviluppo che salvaguardi la salute. Occorre una sana politica di divieti e forti sanzioni per le fonti di malessere  e incentivi mirati ove sia salvaguardata la salute.
D.: Gli attacchi dì panico possono fare parte delle malattie ambientali?
R.: Spesso chi soffre di una malattia ambientale ha la sensazione di soffocare se esposta a un innalzamento dell’inquinamento atmosferico.  Ne potrebbe derivare un attacco di panico.
Intervento scherzoso:
Insomma …  “amici miei, trasferitevi tutti dalle mie parti, si respira aria buona, io avrò un pò più di compagnia e voi vivrete meglio…”
R. Sì, divertente. È bene però che tutti agiamo per poter vivere meglio senza doverci trasferire lontani dai propri affetti.
D.: Queste malattie ambientali sono ereditarie?
R.: Si, vi sono aspetti ereditari. L’ereditarietà gioca un ruolo importante. Al contempo l’esposizione a sostanze tossiche può comportare la mutazione di alcuni enzimi, quindi la compromissione della loro funzione nell’organismo.
È in gioco il futuro di tutti e tutti insieme dobbiamo lottare per un futuro più giusto.
Sofia Maglione
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