martedì 7 Febbraio 2023

Le amministrazioni pubbliche sono solo bandierine al vento

mercoledì 11 Aprile 2018 17:47
Notizie

La cultura, come l’educazione, in Italia sono ormai alla deriva, così non è più tempo di discussioni civili, libere, autonome ed indipendenti. Siamo tornati indietro di millenni e l’umanità è tornata a brandire la clava. Secoli di pensiero filosofico e politico, secoli di conquiste umane sulla difesa dei più deboli e degli indifesi, tutto è naufragato nel giro di pochi decenni: il più forte è tornato a vincere; chi urla di più a farsi sentire.

L’attualità cittadina ci pone dinanzi ad un nuovo fatto che ci lascia misurare la raccapricciante marcia indietro dell’umana creatura, l’impensabile inabissamento dell’onore, dell’etica… dell’anima (là dove Eraclito parlò per primo di “profondità dell’anima”, troviamo ormai solo abissi oscuri del nulla della ragione).

I nostri amministratori, invece di amministrare la cosa pubblica andando oltre i voluttuosi desiderata di chi appunto urla di più, si vendono, vendono il proprio onore per l’ignominiosa corsa al consenso. E così è accaduto, per l’ennesima volta, a Roma, dove il sindaco Raggi ha ordinato la rimozione del manifesto dell’Associazione Onlus ProVita.

Contro il messaggio pubblicizzato in favore della vita, si sono subito levate centinaia di urlatrici professionali e non che, esanimi e cieche, si sono avventate isteriche verso un’affissione che inneggiava alla vita. Come se la vita ormai fosse diventata un pericolo. E se è possibile protestare per le guerre ingiuste, come protestare per la disoccupazione o per gli orari scolastici o per i topi che infestano le pubbliche piazze o per le buche sulle strade, non è invece possibile parlare di vita e di protezione della vita.

Così si sono espressi i detrattori del messaggio esposto: “Ci si appella direttamente alla sindaca Raggi per far rimuovere il manifesto. Questa associazione di integralisti lancia con manifesto dai toni aberranti una campagna che offende le donne e gli uomini e aggredisce una legge dello Stato […]. Troviamo indegna e aberrante l’iniziativa di alcuni gruppi integralisti, un maxi manifesto contro il diritto di scelta delle donne sul loro corpo”. Per la cronaca, la raccolta firme è stata lanciata dalla Associazione Vita di Donna Onlus, che da oltre vent’anni tutela, a suo dire, la salute delle donne.

Il provvedimento del sindaco della Capitale ha ristabilito di fatto un diritto, alla censura e alla discriminazione, che fin dalla pubblicazione della nostra Costituzione sembrava (almeno in teoria) esser diventato storia passata. Una decisione che va sicuramente contro la libertà di espressione e di opinione, e che certamente non testimonia a favore della democrazia.

All’azienda autorizzata per l’esposizione pubblicitaria è stato intimato di rimuovere il manifesto in base all’art. 12 bis, comma 2, del Regolamento comunale in materia di esposizione di pubblica affissione che recita: “È altresì vietata l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, delle abilità fisiche e psichiche”.

Da quando in qua, difendere la vita che nasce lede tali diritti? Da quando in qua, parlare di vita è aberrante e scandaloso? Ed infine, quando le amministrazioni cominceranno a pensare veramente al bene dei cittadini facendo a meno di pensare al proprio tornaconto? Purtroppo, continueranno ad essere bandierine al vento.

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