sabato 4 Febbraio 2023

L’autonomia della dirigenza pubblica tra mito e realtà

mercoledì 31 Luglio 2019 18:20
Notizie

Ben cinque sono state le riforme della dirigenza pubblica dal 1993 ad oggi. Ma senza produrre un incremento dei livelli di efficienza e di qualità degli uffici pubblici. Dalla Riforma Bassanini in poi, la dirigenza pubblica gode della cosiddetta autonomia nella gestione della cosa pubblica, mentre gli obiettivi e gli indirizzi sono fissati a monte dalla politica. Un mito che non corrisponde alla realtà. Infatti suggerire ad un politico sia pure solo un ripensamento rispetto a scelte programmatiche o ad indirizzi gestionali, potrebbe rivelarsi una scelta professionalmente suicida. Alla luce però della realtà che non corrisponde al mito dell’autonomia della dirigenza pubblica, forse la nomea affibbiata alla burocrazia italiana di scarsa efficienza e qualità dei risultati ottenuti e del buon andamento degli uffici, è una accusa di cui dovrebbero rispondere colpevoli non identificati. Bisogna partire dalle modalità di reclutamento della classe dirigenziale della P.A. Tra incarichi conferiti a tempo determinato, e/o la possibilità, spesso utilizzata come ordinaria di nominare i dirigenti, scegliendoli tra esterni alla P.A. senza criteri selettivi meritocratici e di reale comparazione di curriculum e titoli professionali. Insomma la scelta di troppi dirigenti pubblici non appare sempre legata a criteri oggettivi ed imparziali. Tutto ciò comporta che l’autonomia della dirigenza dalla politica, nella gestione della P.A. prevista sulla carta dalla vigente normativa, diventa un mito più che una realtà oggettiva. Solo l’onda lunga ma inarrestabile della “ CIVICRAZIA” rende il cittadino protagonista e non suddito del potere pubblico. Nomine trasparenti di competenti in ogni ente. Un codice deontologico dei pubblici amministratori. Un corretto rapporto tra rappresentati ed amministratori ed infine, un giusto utilizzo delle risorse pubbliche. Questa è la “mission” di Civicrazia!


Avv. Giuseppe Storti

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