martedì 7 Febbraio 2023

L’ANAC si è finalmente spinta oltre il limite

venerdì 16 Febbraio 2018 15:03
Notizie

L’Autorità Nazionale Anticorruzione sta da tempo cercando di combattere una lotta impari contro un malcostume, che ha relegato l’Italia al terzultimo gradino nel ranking europeo e al sessantesimo posto su 176 Paesi nel mondo.

Nonostante siano state varate negli ultimi anni tre leggi, il decreto sulla corruzione tra privati, quello sull’antiriciclaggio e quello sugli appalti, il problema sembra non essere stato che sfiorato. E se il quadro normativo potrebbe risultare sufficiente, è sull’applicazione pratica e sulla capacità sanzionatoria e repressiva, che le istituzioni faticano a trovare la giusta via da seguire.

Fino ad oggi, una delle principali lacune, insieme all’assenza di una regolamentazione delle attività di lobbying, era stata la mancanza di tutele efficaci ed effettive per chi segnala casi di corruzione.

Il Rapporto sulle Relazioni dei Responsabili per la Prevenzione della corruzione nei capoluoghi di provincia italiani, redatto da Transparency Italia nel settembre 2017, descrive uno spaccato nazionale piuttosto deprimente: è vero che i casi di segnalazione di corruzione nel 2016 è raddoppiato attestandosi a un totale 130, rispetto ai 77 dell’anno precedente, ma si tratta pur sempre di un dato risibile considerando i 115 enti analizzati, con centinaia di migliaia di dipendenti. E soprattutto, è interessante notare la localizzazione delle segnalazioni. Solo per mostrare qualche esempio: in tutta la Campania solo 1 a Napoli. Nella Sicilia siamo a 11 e nella Calabria a 9, tutte a Catanzaro. Nel Lazio 44 a Roma e in Emilia Romagna 4. In Lombardia 18 tra Milano e Brescia, mentre in Piemonte solo 2 a Torino. Sono numeri ben lontani dalla percezione del fenomeno corruttivo che si ha nella vita reale e sono numeri che descrivono bene il problema di fondo: manca ancora una conoscenza specifica della legge e soprattutto una effettiva tutela di colui che segnala. La maggior parte dei Comuni ha designato come Responsabili anticorruzione i Segretari generali e i Whistleblowing possono usare solo i canali della mail o del cartaceo, in cui devono identificarsi con tanto di nome e cognome o codice operativo.

Finalmente, però, l’ANAC ha deciso per la radicalità e, dall’8 febbraio 2018, ha messo a disposizione del dipendente pubblico una nuova applicazione informatica per la segnalazione di condotte illecite. Si potrà registrare la propria segnalazione sul portale nazionale, ottenendo un codice identificativo univoco, Key code, che si dovrà utilizzare per “dialogare” con l’ANAC in modo spersonalizzato e per essere costantemente informato sullo stato di lavorazione della segnalazione inviata. Addirittura, a maggior tutela dell’identità del segnalante, l’applicazione è resa disponibile anche tramite rete TOR, un browser anonimo solitamente utilizzato nel dark web per la gestione degli affari più loschi.

Adesso mancano solamente l’educazione e la sensibilizzazione del dipendente pubblico e del cittadino in generale, non tralasciando di organizzare corsi per l’utilizzo corretto del personal computer!

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