martedì 7 Febbraio 2023

L’amministrazione della giustizia è ben rappresentata dal Tribunale di Bari

sabato 2 Giugno 2018 06:27
Notizie

Tutte le maggiori testate nazionali hanno riportato la notizia della chiusura del Tribunale di giustizia di Bari per rischio crollo. Ma la comunicazione ha destato ancor più clamore per la soluzione che è stata adottata e cioè l’allestimento di tre grandi tende da campo da parte della Protezione Civile regionale. Le tre tensostrutture, posizionate nel grande parcheggio del palazzo di giustizia, però non sono tutte “uguali di fronte alla legge” perché mentre la più grande (di 200 mq) è refrigerata con un potente condizionatore, le due più piccole (di 75 mq) ne sono sprovviste, peggiorando esponenzialmente le già pessime condizioni lavorative: “Non avremmo mai voluto celebrare un’udienza sotto una tenda della Protezione civile” è scritto su un cartello all’ingresso a firma dei giudici presidenti delle sezioni penali. Ma i confort comunque non mancano e all’ingresso delle tende, sotto il sole rovente, sono stati posizionati i bagni chimici, gazebo per i controlli e dei totem di cartone indicano gentilmente le aule delle udienze.

Così, tra il malumore di giudici ed avvocati, sono iniziate le udienze di rinvio dei processi penali ordinari: “Siamo vittime, tutti noi operatori della giustizia ed anche tutti i cittadini che del servizio giustizia fruiscono, non di un terremoto naturale, ma di uno provocato dalla burocrazia e inefficienze. Oggi ho dovuto tenere udienza in una tenda con 40 gradi e tra le zanzare, rinviando ad una fantomatica data del 12 novembre in Corte di Assise”, ha detto il giudice Rossella Calia Di Pinto, segretario Anm Bari.

Da più parti si è gridato allo scandalo e la colpa ovviamente è ricaduta sul primo cittadino di Bari, il sindaco Antonio Decaro, che da parte sua non ha potuto far altro che chiedere lo stato di emergenza.

In realtà la colpa, almeno per questa volta, non è tutta del sindaco del capoluogo pugliese perché la storia del palazzo di giustizia barese ha inizio da quando l’Inail, più di un mese fa, ha intimato lo sfratto del Palagiustizia per insolvenza da parte del Ministero: affitto non pagato da tre anni. Da quando, nel 2015, la competenza degli uffici giudiziari è passata dal Comune al Governo, il Ministero non ha mai pagato l’affitto. Il debito attualmente ammonta a oltre 4 milioni e, come spiega in una nota l’Inail, la situazione è legata alla “inadeguatezza dell’immobile soprattutto dal punto di vista strutturale e manutentivo, che ha comportato una serie di limitazioni del relativo godimento da parte degli uffici giudiziari interessati”.

Il Ministero della Giustizia, con una “lenta e procrastinata consapevolezza” di tali problematiche ha finalmente pensato bene di stipulare un protocollo d’intesa che consentirà, forse in un prossimo futuro, di dare un’adeguata sistemazione agli uffici giudiziari presso un’area demaniale già individuata.

L’immagine del Tribunale barese rende bene l’idea di una amministrazione pubblica incapace di gestire non solo i ritardi ormai cronici della giustizia, ma anche i più elementari fabbisogni della società civile. E, nel frattempo, sull’area dove è allestita la “tendopoli”, interveniva il genio militare per un sopralluogo onde decidere un prossimo montaggio di una diversa pavimentazione, in vista del maltempo che si prevede nei prossimi giorni e che renderebbe impraticabile quella zona di terra e pietre.

Come dire, “piove sempre sul bagnato”!

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