domenica 22 Gennaio 2023

La UE tra rigore e crescita

lunedì 27 Febbraio 2017 18:50
Notizie

La UE tra rigore e crescita

Il rigore puro privo di una seria politica di investimenti volti alla crescita degli stati aderenti, può essere la soluzione per l’uscita dalla crisi di un miope o meglio la garanzia della speculazione dello Stato più forte, con l’arma dello spread sui titoli che premia coloro che i compiti a casa li hanno fatto quando c’era tempo.

L’Italia è la terra di chi ha rimandato e continua a rimandare decisioni fino a quando l’urgenza non fa compiere scelte dagli alti costi sociali e dai bassi profitti nei diritti civili.

Questa è l’Europa dalle due velocità, Stati forti contro gli stati deboli, una lotta che premia i primi e penalizza i secondi.

C’è chi auspica l’uscita dell’Italia dalla UE e dall’Euro, il ritorno della lira e delle politiche monetarie protezionistiche oltre che economiche nazionali ma dai costi sociali ancora non quantificabili.

Certo l’aver rinunciato senza una vera contropartita alla vera politica monetaria – fiscale – economica, in funzione di una confederazione di stati che non parlano la stessa lingua e non hanno usi costumi e tradizioni comuni, l’aver voluto mettere insieme popolazioni che non hanno dimostrato quel necessario spirito solidaristico è stata forse una leggerezza. Prima di avere una sola moneta occorre forse avere una stessa direzione nel rispetto dei diritti civili dei popoli.  Oggi non sembra così.

La classe dirigente italiana ha molte colpe così come quella europea.

Oggi non si si sa più quale possa essere la via di uscita, tra populismo, affaristi che sperano nelle speculazioni monetarie e fiancheggiatori di un afflato europeo che ormai ha smesso di attirare come una volta.

Gli anziani conoscono bene l’adagio che per vivere non servono bandiere e indici finanziari europei, ma pane locale.

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