sabato 21 Gennaio 2023

La riforma costituzionale

giovedì 17 Ottobre 2019 19:36
Notizie

Il 7 ottobre scorso è stata approvata, nella quarta e definitiva lettura alla Camera, secondo l’iter costituzionalmente previsto, la più scarna e semplice riforma costituzionale della seconda repubblica: i deputati passano da 630 a 400, i senatori da 315 a 200. I parlamentari nel complesso scendendo dagli attuali 945 a 600, rendendo il Parlamento italiano uno dei più scarni tra i Paesi europei. In termini di rapporto numerico, ogni deputato rappresenterà in futuro 151.210 elettori invece degli attuali 96 mila, ogni senatore passerà dall’attuale rappresentanza di 188.424 elettori a quella di 302.420.

La logica della riforma appare puramente politica, se non addirittura propagandistica: soddisfa la crescente ostilità diffusa nei confronti della politica e dei politici. Hanno votato a favore le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva, Leu) e le forze di opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia). Dal punto di vista del risparmio il risultato è insignificante: 64 mln di euro in un paese che nell’ultimo anno ha visto il debito pubblico crescere di circa 34 mld.

Il correttivo che estende ai diciottenni il diritto di voto anche per il Senato, limitato sinora agli over 25, intende concentrare nella popolazione giovane la scelta della composizione parlamentare e dell’orientamento politico del Paese. Gli altri correttivi concordati riguardano la parificazione di Senato e Camera, portando da 40 a 25 anni l’età minima per senatori, che si innesta nel trend introdotto di concentrare la scelta sui giovani, la riduzione dei delegati regionali per l’elezione del capo dello Stato, e una riforma dei regolamenti parlamentari, indispensabile per adeguare il funzionamento delle camere al nuovo e prosciugato Parlamento.

Ancora in discussione, invece, l’ipotesi, meno burocratica e molto più significativa di un vero cambiamento, di introdurre la ‘sfiducia costruttiva’, l’obbligo cioè di indicare un governo alternativo per chi proponga mozioni di sfiducia contro il governo in carica. Questa figura consentirebbe di responsabilizzare quei parlamentari (o gruppi) che propongono mozioni di sfiducia.

Tuttavia, dovendo essere riformati ben quattro articoli costituzionali (57, 58, 83 e 94), si dovrà seguire l’iter  della doppia lettura a distanza di almeno sei mesi e referendum, se manca nella seconda lettura la maggioranza qualificata dei due terzi. Dunque si potrebbe creare una fase nella quale, se si dovesse arrivare a elezioni anticipate, la nuova riforma verrebbe applicata senza alcun correttivo.

Però il tempo per varare il solo vero ‘correttivo’, cioè una nuova legge elettorale, ci sarebbe. Allo stato sulla legge non c’è accordo.

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