martedì 7 Febbraio 2023

La paura del bambino: il buio della perdita

giovedì 20 Ottobre 2016 17:28
Notizie

La paura del bambino: il buio della perdita

Il bisogno di cura e d’attaccamento a figure di riferimento stabili è un dato fondamentale dell’osservazione clinica e della psicologia evolutiva. Nei primissimi anni di vita, e nelle fasi evolutive precoci, il piccolo degli esseri umani, abbisogna di cure costanti e continue allo scopo di sviluppare, non solo competenze proprie della specie, ma anche per raggiungere uno sviluppo armonioso e completo, nelle diverse aree della personalità: affettive e intellettive. Gli studi sui bambini istituzionalizzati, deprivati precocemente dei supporti genitoriali, e di un buon Maternage hanno confermato quanto formulato dai diversi autori delle relazioni oggettuali, e non solo. Il ruolo dei Genitori, dell’attaccamento nello sviluppo emotivo, affettivo ed intellettuale, nell’organizzazione della struttura della personalità sono stati evidenziati non solo dalle teorie ben note, ma anche dalla pratica clinica e dall’osservazione delle psicopatologie. Chiara la funzione Eziopatogenica nell’assenza di cure, nell’istituzionalizzazione, nel lutto precoce. Le figure genitoriali disfunzionali, per quanto isolate, quando uccidono la propria prole, minano la stabilità di chiunque conosce e accede alla notizia, intensifica conflitti normali, paure, in sede evolutiva. Non uccidermi mamma! Il concetto di base sicura e del suo ruolo nell’evoluzione del bambino è stato chiarito e assunto a concetto chiave della evoluzione in seno al processo di individuazione e separazione, congiuntamente alla possibilità di figure di identificazioni positive ed utili alla formazione di una identità possibile e stabile. Quando gli adulti uccidono i bambini. Tutti i fruitori della notizia cadono in uno stato di lutto profondo, nascosto: un conflitto che si incista e lede la loro appartenenza a legami scuri, a affetti. La certezza di vivere, di amare, di non essere distrutti dal mondo fuori, dal mondo dentro, dai propri cari. Confusione, trauma, cicatrice di vittime secondarie, che sentono di poter avere nemici in casa. La paura che un adulto amato possa, in analogia alle cronache, uccidere sé stesso e i propri cari è una violenza traumatica, vittimizzazione secondaria, che nel buio delle paure infantili, spesso fa bisbigliare, a scongiurare il terrore: “non uccidermi mamma! …non uccidermi papà!”

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