venerdì 3 Febbraio 2023

La legge cattiva non muore mai

domenica 25 Febbraio 2018 10:25
Notizie

Il 21 febbraio 2018, La Corte Costituzionale si è espressa sulla questione di legittimità costituzionale di alcune disposizioni della legge 459 del 2001, meglio conosciuta come legge Tremaglia, che regolano l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero.

Tutto nasce da un ricorso presentato a Venezia da un consigliere regionale veneto e da un italiano residente in Slovenia. L’elezione per corrispondenza, così come promulgata, violerebbe il principio costituzionale sancito nell’art. 48, comma 2, secondo cui «il voto è personale ed eguale, libero e segreto».

Sono trascorsi ben 17 anni dalla sua promulgazione e ancora una volta abbiamo dovuto assistere ad una sconfitta della buona amministrazione pubblica. Infatti, La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale per un errore procedurale.

Un “errore di percorso” ancora una volta ha bloccato la riforma di una legge che il Parlamento di allora aveva pervicacemente perseguito, una riforma con disposizioni difficilmente applicabili, alcune sicuramente incostituzionali e che ha consegnato alla cittadinanza italiana una legislazione foriera di forti squilibri sull’organizzazione della rappresentanza politica.

Già nel 2013, l’allora presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, richiamava il Parlamento al suo dovere di rimediare alle storture di una legge elettorale che si reputava fosse almeno “discutibile”. Nello stesso anno, il Presidente delle Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva sottolineato le carenze della suddetta legge, nel suo discorso sulle inadempienze parlamentari.

Invece, un difetto di forma non può far entrare nel merito della questione. E non importa se viene leso un diritto costituzionale. In fondo non è l’unico, in questi anni bui della legislazione democratica italiana.

L’Avvocatura dello Stato ha avuto gioco facile nel segnalare l’inammissibilità della questione di legittimità e per essere più sicuro della vittoria, ha percorso la facile via del pericolo dell’annullamento delle votazioni all’estero già in corso. Ha poi pensato bene di rassicurare la Corte affermando che i Ministeri interessati faranno il possibile per rendere le operazioni elettorali sicure e trasparenti, raddoppiando le sanzioni e impiegando più uomini per il controllo delle stesse. Purtroppo, anche dimenticando che il compito di una legge è quello di una ragionevole certezza del diritto ex ante: non ci si può rimettere alla buona volontà del Ministero degli Esteri e poi sperare che le cose vadano per il verso giusto.

Intanto, il costante ripetersi del pericolo di brogli non è stato scongiurato e la legge costituzionale è ancora una volta calpestata. Si potrà un giorno porre rimedio a questo scempio democratico?

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