venerdì 3 Febbraio 2023

Parliamo di lavoro con il ministro Sacconi

domenica 11 Aprile 2010 11:01
Notizie

Sul periodico Lavori in Corso, Francesco Guidara – Caporedattore di Class CNBC – intervista il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi. Riteniamo interessante riprendere alcuni interrogativi proposti; in particolare le ragioni che spingono il ministro a definire il 2010 l’anno della “centrifuga” e dei vorticosi cambiamenti che interesseranno il mercato del lavoro mondiale, e pertanto anche quello italiano, nel prossimo periodo.
Chiamato ad un confronto sui problemi strutturali italiani, quali la disoccupazione – che di recente torna a registrare un incremento – o la difficoltà di inserimento lavorativo dei giovani, il ministro Sacconi ridimensiona le preoccupazioni del giornalista ricollocando le carenze italiane alla situazione congiunturale e all’eredità di scelte economiche poco rischiose, che d’altra parte hanno permesso all’Italia qualche sicurezza in più in questi giorni di crisi. Il nostro Paese ad esempio ha sempre dato priorità alla stabilità della finanza pubblica, ha sostenuto il risparmio: ciò è stato positivo per arginare una recessione sul PIL ben più grave dell’attuale percentuale.

Sulla difficoltà dei giovani ad accedere al mondo del lavoro, Sacconi riconduce parte del problema a scelte scolastiche poco in linea con le richieste del mercato, parla di “ragazzi che fanno scelte per convinzioni sociali, che poi vanno avanti per anni e con fatica nella loro carriera scolastica, finendo per laurearsi, senza aver mai laureato – magari verso i 30 anni – in qualcosa che non vale niente”. Mancano in Italia adeguati servizi di orientamento.
La flessibilità lavorativa deve essere un’opportunità e non una limitazione per i giovani, spiega il ministro. “Abbiamo bisogno di strumenti che aiutino le imprese a fare in modo che dopo lo stage ci sia qualche cosa di più stabile per gli occupati”. Inoltre gli stage dovrebbero svolgersi durante lo studio e non a formazione completata. Anche se la crisi è finita il lavoro non c’è e in Italia la disoccupazione è ai massimi dal 2004; ciò non aiuta i giovani e rischia di dare avvio ad un’ulteriore involuzione dell’offerta lavorativa. Puntare sullo sviluppo è infatti la chiave per fermare la crisi.

Come funziona all’estero? In Danimarca ad esempio la flessibilità è mitigata dal cosiddetto flexisecurity: un sistema di garanzia che permette ad aziende e dipendenti di cambiare lavoro in tempi rapidi con la tutela di un sussidio nell’eventuale periodo “scoperto”. Certo, in Danimarca la disoccupazione è pari ad un terzo di quella italiana, ma probabilmente anche in Italia andrebbero civicraticamente ripensate alcune tutele in favore del precariato.
Nel frattempo è in discussione la norma sull’arbitrato, dopo che Napolitano ha respinto il ddl di riforma rinviandolo alle Camere con l’appello a “Non indebolire i diritti”.
 

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