venerdì 3 Febbraio 2023

Il sorteggio e la nuova critica del parlamentarismo

giovedì 1 Novembre 2018 17:16
Notizie

Nella sua talvolta bizzarra demolizione del parlamentarismo, Beppe Grillo ha di recente riproposto il sorteggio come metodo di scelta di una parte del Parlamento. Il tema è antico e serio. Peraltro ci interessa qui perché ha a che fare con la democrazia partecipativa e, più in generale, con una concezione più organica della società che può sostenere eventuali riforme della democrazia rappresentativa. È vero che il parlamentarismo sia in una fase di crisi profonda. Nelle democrazie mature sono pochi i cittadini che esercitano i diritti politici, tanto che alcuni cominciano a pensare che il sorteggio sia più democratico delle elezioni. È di certo singolare che sia proprio il fondatore del partito di maggioranza relativa a porre la questione. Si aggiunge poi, nella proposta che ciclicamente viene formulata sul sorteggio dei parlamentari, che i cittadini scelti per sorte possano avere un ruolo di custodi della democrazia anche nei confronti degli eletti. E che nel complesso si possa migliorare l’efficienza e la produttività dell’organo legislativo. I modelli di riferimento sono l’Atene di Pericle e la Repubblica di Venezia. Modelli forse troppo datati per essere applicati oggi alle nostre democrazie contemporanee.

Il tema comunque rimane, quello di una radicale riforma della rappresentanza e dei parlamenti. Solleviamo il dubbio che sia la statistica a poter risolvere il dilemma. Siamo sicuri che il sorteggio possa politicizzare dei cittadini che mediamente sono sempre più individualizzati? Nella democrazia ateniese la dimensione privata e quella pubblica erano sovrapposte. La vera libertà si esercitava nella sfera pubblica. Perché si possa andare verso una soluzione come quella auspicata da Grillo è insomma necessario che venga profondamente modificato lo statuto della cittadinanza. Che si passi dall’autonomia privata all’autonomia civile. Serve un “nuovo cittadino” capace di azioni calcolate non solo nel proprio interesse, ma primariamente nell’interesse comunitario. Solo in questo modo, il cittadino potrà avere una titolarità piena delle funzioni pubbliche, che diventa effettiva in caso di sorteggio. È la demarchia, almeno nell’accezione di Benvenuti. 

 

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