sabato 4 Febbraio 2023

Il pericolo della nuova IVA

mercoledì 8 Marzo 2017 19:07
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Il pericolo della nuova IVA

E’ allo studio del Governo e del Parlamento come reperire risorse per finanziare l’abbassamento del cuneo fiscale tanto a cuore al premier italiano. Dalle ultime voci sembra che una ipotesi sia quella di non disinnescare più in legge di stabilita le clausole di salvaguardia dell’iva (sia quella al 10% che quella al 22%) così da recuperare un aumento di gettito che ne compenserebbe la riduzione per il citato sconto sul costo del lavoro.

In sostanza l’iva al 10% passerebbe al 13% mentre quella al 22 passerebbe al 25 salvo altro.

Anche i signori dell’OCSE sarebbero d’accordo in quanto comporterebbe lo spostamento del costo fiscale dal produttore al consumatore come richiesto (in realtà viene chiesto anche di tassare di più la proprietà per finanziare l’impresa e lavoro..).

L’aliquota del 10% è quella riservata a carne, pesce, ristoranti, bar, farmaci, biglietti treni, aerei e autobus ed altri beni che per definizione sono di effettivo utilizzo comune e rivolto anche a persone che poi non sono così ricche e che magari non lavorano più (quindi non riceverebbero neppure il bonus della riduzione del cuneo): l’inflazione salirebbe e chi non è benestante avrebbe ulteriori difficoltà nel reperire ad esempio una bistecca o una sogliola che evidentemente costerebbe di più, con ricadute negative anche per il mercato in quanto il produttore di certi beni potrebbe venderne meno.

Verrebbe valutata anche la possibilità di far aumentare l’iva dal 22% al 25%, con in incremento dei costi di tutti i servizi.

La riflessione è una: in mancanza di un provvedimento sul contrasto di interessi tra consumatore e prestatore di servizi, potrebbe impennarsi il problema dell’evasione.  Quanto facilmente il prestatore di servizi potrebbe evadere l’iva ottenendo denaro contante rappresentando al cliente che solo di iva quest’ultimo risparmierebbe circa il 25% della richiesta. Il problema è che da quella mancata fattura vi sarebbe un ulteriore danno allo Stato pari anche all’Irpef (oltre all’iva) evasa. L’incremento dei controlli fiscali però non è oggetto di approfondimento da parte del Governo.

L’aumento dell’inflazione dovuto non ad una reale forza economica dello Stato o ad una ripresa economica ma solo all’aumento delle tasse potrebbe generare solo altra povertà perché l’anziano pensionato non comprerà più carne o pesce come prima o perché il giovane che poteva permettersi di tanto in tanto una pizza a cena con amici ora potrebbe cambiare ulteriormente abitudini. Forse si spera che l’abbattimento del cuneo fiscale possa generare altro lavoro, altri posti di lavoro, ripresa economica e quindi la carne non consumata più dal pensionato potrebbe esserlo dal neoassunto.    Una guerra tra poveri quindi che uno stato sociale moderno non deve e non può permettersi. Non sarebbe meglio pensare ai grandi evasori?

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