sabato 4 Febbraio 2023

Il pericolo della Mafia che non si percepisce

mercoledì 24 Ottobre 2018 08:15
Notizie

Il 18 Ottobre è stato presentato a Roma il Rapporto Liberaidee, la ricerca sulla percezione e la presenza di mafie e corruzione”.

Insieme a don Luigi Ciotti e ai responsabili nazionali di Libera, hanno presenziato all’evento anche il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho e Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

La ricerca ha fatto emergere come il cittadino medio, magari che non vive nelle grandi metropoli italiane, stia dimenticando la pericolosità delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. La percezione che si registra è parzialmente falsata infatti dalla globalizzazione del fenomeno mafioso in generale, che lo rende più distante e meno riconoscibile.

L’8,5% degli intervistati pensa che la mafia non estenda i suoi tentacoli in tutta Italia, mentre c’è ancora gente (il 7,5%) che la considera solo “letteratura”, rappresentandosela come una sorta di grande fratello dai mille volti e dall’identità indefinibile.

Ancora più in generale, però, rimane il dato che la percezione sociale sulla mafia stia decisamente calando. Ed è proprio quello che le mafie vogliono: la cosiddetta mafia 2.0 è entrata definitivamente nella “strategia della sommersione”.

Archiviato il tempo della strategia della tensione, sembra che le mafie si siano ritirate e ciò è molto pericoloso perché si abbassa la guardia su un fenomeno che invece è al di là dall’essere sconfitto. Tutt’altro: “le organizzazioni hanno intrapreso la via del business”, si legge nella ricerca di Libera. Ma questo lo si conosceva fin dalla fine degli anni ’80 ed infatti è del 1992 la prima legge che colpisce con la confisca le proprietà immobiliari delle famiglie mafiose. Chi conosce questa legge? Circa il 66% degli intervistati sa che i beni confiscati vengono concessi in uso per fini istituzionali o sociali; di questi, però, poco meno della metà è in possesso di informazioni precise.

Dal ’92 a oggi sono stati sequestrati e confiscati beni per oltre 31 miliardi di euro. Cosa si è fatto di questi beni? Sono rimasti intrappolati nell’intricato gioco della macchina statale, che nel proteggere e rendere meno aggredibili i beni stessi, li ha resi immobili, ma nel vero senso della parola. Mentre, delle tante associazioni che hanno provato a trasformarle in aziende produttive, molte sono state quelle che hanno chiuso per fallimento.

E dunque, dove sta andando la mafia 2.0?

Non si può continuare a cercare solamente nelle solite attività criminale quali il racket delle estorsioni, l’usura, il traffico di stupefacenti, il pizzo sugli appalti pubblici, la gestione dei centri scommesse e il controllo delle slot machine o delle sale bingo. Certo, queste non possono essere perse di vista e bisogna continuare a perseguirle con grande impegno e coraggio da parte delle nostre forze dell’ordine, ma oggi (e domani) quello che farà la differenza sarà andare a scovare l’”azione” mafiosa: la Direzione Investigativa Antimafia parla di una “nuova mafia silente e mercatistica” i cui affari non sono più stipulati sotto l’egida di minacce o intimidazioni, ma sono il “frutto di patti basati sulla reciproca convenienza”.

“Azione mafiosa” significa fatturare 150 miliardi di euro all’anno, significa avere un utile di 105 miliardi all’anno ed infine, significa che una eventuale capitalizzazione in Borsa posizionerebbe il valore della mafia tranquillamente al di sopra dei mille miliardi.

Si può continuare a credere che la percezione mafiosa possa ancora restringersi alle piccole delinquenze di quartiere o di città?

Oggi, occorre scovare le loro quote di partecipazione nelle banche, nelle finanziarie e nella assicurazioni, perché è lì che si combatte la nuova battaglia ed è soprattutto in politica che bisogna dare un nuovo e coraggioso impulso alla lotta contro le organizzazioni mafiose: la corruzione è ancora la più grande piaga che infesta l’amministrazione pubblica ed il corruttore si fa sempre più occulto e pericoloso, soprattutto quando si realizza la consapevolezza di aver a che fare con organizzazioni che, a livello di capitalizzazione, sono più grandi di tanti stati sovrani.

A cosa invece stanno giocando i nostri politici?

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