domenica 22 Gennaio 2023

Il job act ..del lavoro che non c’è

sabato 10 Settembre 2016 16:41
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Il job act ..del lavoro che non c’è


E’ di pochi giorni fa la notizia diffusa dall’Istat che in Italia la pur debole ripresa che sembrava farci sperare, si è fermata.   L’italia non è cresciuta nel secondo trimestre 2016.   Il Governo all’alba della riforma del mercato del lavoro (job act), nella quale ha investito una somma importante che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro con gli incentivi disposti nella legge di stabilità che accompagnava l’entrata in vigore della medesima riforma del lavoro, aveva garantito che la ripresa dalla più grave crisi economica degli ultimi decenni sarebbe stata notevolmente agevolata dai suoi meccanismi negoziali. Ma può una riforma del mercato del lavoro, qualunque essa sia, far crescere un Paese dove la domanda interna è latitante e i consumi non sono brillanti? Come può un paese crescere per legge se non si creano i presupposti legati al mercato degli investimenti, unico meccanismo questo per creare veri posti di lavoro. Viene il dubbio quindi che quei soldi avrebbero potuto finanziare ben altro.

Inoltre i sacrifici chiesti ai lavoratori dipendenti privati -che tanto nella crisi avevano pagato a livello di costi sociali, insieme a pensionati e precari- nell’eliminazione delle prerogative che prima garantivano il mercato del lavoro stabile (quello del tempo indeterminato noto, con l’applicazione della vecchia formula dell’art 18 dello Statuto dei Lavoratori per le imprese oltre i 15 dipendenti) non sono state compensate dagli incrementi di crescita della domanda e di stabilità del mercato e soprattutto non sono state compensate con la stabilità del rapporto di lavoro. L’imprenditore per i nuovi rapporti di lavoro creati col job act col contratto a tutele crescenti è in grado di licenziare il dipendente adducendo il motivo economico senza alcuna punizione vera in quanto l’eventuale illegittimità del licenziamento sarebbe “punito” solo da una non irresistibile sanzione economica (compensata poi dagli iniziali incentivi statali all’assunzione) stabilita per legge. La riforma degli ammortizzatori sociali tanto invocata, poi, ad oggi non pare convincente. L’enorme investimento economico pubblico sembra non abbia raggiunto uno scopo significativo. Continuano però le diseguaglianze legate a prerogative di potere che non si intendono affrontare. Infine l’Istat ha diffuso da poco anche i dati sul mercato del lavoro nel breve periodo, sul numero degli occupati e sui disoccupati, anche tra i giovani, dando anche qui coerentemente dati non esaltanti.

Il Paese Italia ha dei problemi che a quanto pare non si superano: forse perché le soluzioni adottate non guardano a quello che è il vero interesse dell’Italia e degli Italiani.                

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