Che cosa ha a che vedere una foto di Anna Frank con la maglia della Roma sugli spalti dello stadio Olimpico di Roma? C’è da chiedersi con sgomento chi sia l’artefice del montaggio ancor prima di quelli che hanno condiviso e diffuso quell’immagine, con i possibili messaggi che la stessa può far veicolare. C’è da chiedersi quali siano le motivazioni e le intenzioni dietro  un’azione del genere così lontana dal voler trasmettere i sani valori dello sport e del calcio, in questo caso. Agonismo, che spesso è al centro di vicende più vicine alle dinamiche di mercato, non sempre trasparente, piuttosto che a spettacoli di sane competizioni. Il campo finisce, invece, per essere ricettacolo di atteggiamenti offensivi e lesivi della dignità delle persone, strumentalizzato per diffondere ideologie separatiste e categorizzazioni pericolose che perpetuano divisioni, razzismi, classismi.  Le tifoserie laziali hanno minimizzato, difendendo i compagni accusati e parlando di scherno e di sfottò. Ma ci sono modi e modi di fare scherno e sfottò, senza per questo dover scomodare addirittura l’insulto antisemita o istigare all’odio razziale. La capitale è piena di scritte che inneggiano all’odio contro chi è in qualche modo diverso. E’ il tempo, allora, di marce civicratiche che abbiano spinte contrarie alla frammentazione,  perchè ci siano sempre più momenti di vera aggregazione nel pieno rispetto e riconoscimento dell’altro.

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