martedì 7 Febbraio 2023

Il bullismo non s’arresta

venerdì 1 Marzo 2019 21:43
Notizie

La sensazione, ed è in verità più di una sensazione, è quella di una deriva e di una pericolosa inversione sociale, come se tutte le lotte, i percorsi per i diritti umani, o diritti della persona, scivolassero come acqua fresca sulle epidermidi collettive. Ancora assistiamo a preoccupanti fenomeni di bullismo, alla incapacità di costruire relazioni sane nelle fasce giovanili. Da un sondaggio diffuso da Save The Children, con il sostegno dell’Invalsi, nell.’ambito della campagna nazionale “UP-prezzami” contro gli stereotipi, ideata e lanciata da oltre 400 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 22 anni impegnati in azioni di sensibilizzazione e cittadinanza attiva in 15 città italiane, è emerso un dato purtroppo ancora inquietante e che riguarda il fatto che 3 ragazzi su 5 è stato vittima di bullismo, oggetto di violenze, discriminazioni, minacce. I numeri attestano un fenomeno inarrestabile: il 61% degli studenti intervistati ha subito violenze da parte di coetanei; di questo il 17% risulta vittima  di calunnie; 1 su dieci ha subito furti ,pestaggi e minacce. Sotto il profilo della denuncia, il 32% ha scelto di parlarne con i propri genitori, un altro 32% si riferisce agli amici mentre c’è un 31% che si nasconde.

Altro aspetto emblematico è che il luogo dove si consumano tali atti, sede della discriminazione,  è la scuola, che è il luogo deputato alla formazione, alla pedagogia relazionale,alla sana aggregazione oltre che alla trasmissione dei saperi. Segue la strada e i social network. 
Interessante ed efficace l’immagine simbolo che è stata scelta per la campagna, che è quella di un codice a barre che rappresenta le etichette con le quali, in maniera superficiale, si giudicano gli altri, considerati nel loro aspetto esteriore prevalentemente, e accompagnato da uno slogan “Non fermarti all’etichetta”. Secondo l’80% degli intervistati le etichette si sostanzierebbero nella omosessualità, nell’appartenenza  alle comunità rom, nell’essere obesi o poveri, disabili, di religione islamica.
Un terreno in cui c’è molto da lavorare perchè si possa parlare finalmente di svolta civicratica.
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