Ago 13, 2026 | Battaglie | 0 commenti

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GIOVANI IN ITALIA: IL TALENTO DA TRATTENERE, L’AUTONOMIA DA RICOSTRUIRE

LAVORO, CASA, SALUTE MENTALE E FUGA DELLE COMPETENZE: LA QUESTIONE GIOVANILE È UNA PRIORITÀ NAZIONALE
UN SEGNALE RECENTE: INVESTIRE SUI GIOVANI TALENTI

Il 6 agosto il Ministero dell’Università e della Ricerca ha destinato 25,5 milioni di euro al Programma Rita Levi Montalcini. Cinquantaquattro giovani ricercatori potranno entrare nelle università italiane con contratti e risorse per sviluppare i propri progetti.

È una misura significativa. Ma la capacità di attrarre o riportare talenti in Italia deve inserirsi in una strategia più ampia, capace di rendere il Paese realmente competitivo per un’intera generazione.

 

IL LAVORO CRESCE, MA LE DISUGUAGLIANZE RESTANO

I dati pubblicati dall’Istat il 4 agosto mostrano che nel 2024 il tasso di occupazione dei 15-34enni era del 44,9%. Tra i giovani appartenenti alle famiglie con redditi più bassi scendeva però al 26,3%, contro il 61,9% della fascia economicamente più forte.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto l’accesso al lavoro. Riguarda anche la qualità delle opportunità, la stabilità, la mobilità sociale e la possibilità di costruire un progetto di vita indipendente.

 

NEET E TRANSIZIONE DALLA FORMAZIONE AL LAVORO

L’Italia continua inoltre a presentare una delle quote più elevate di giovani NEET nell’Unione europea. Nel 2025 era tra i Paesi nei quali oltre il 13% dei giovani tra 15 e 29 anni non studiava, non lavorava e non seguiva percorsi di formazione. Il miglioramento rispetto al passato è consistente, ma il divario europeo rimane.

Serve quindi una connessione più efficace tra scuola, università, formazione professionale e imprese. Le competenze devono trasformarsi più rapidamente in opportunità concrete.

 

L’AUTONOMIA CHE ARRIVA TROPPO TARDI

La difficoltà economica si riflette direttamente sull’autonomia personale. Secondo Eurostat, nel 2024 in Italia l’età media di uscita dalla famiglia di origine era di 30,1 anni, contro 26,2 anni nell’Unione europea.

Casa, reddito e continuità lavorativa diventano così parti della stessa questione. Quando l’indipendenza economica viene rinviata, vengono rinviate anche molte scelte familiari, professionali e sociali.

 

IL DISAGIO NON È SOLTANTO ECONOMICO

Esiste infine una dimensione meno visibile. L’Istat segnala un peggioramento della salute mentale nelle generazioni più giovani, particolarmente evidente tra le ragazze: tra le donne di 14-34 anni l’indice considerato è diminuito di oltre due punti tra il 2016 e il 2024.

La salute mentale non può essere separata da precarietà, isolamento, incertezza e difficoltà nel progettare il futuro. È una componente essenziale delle politiche rivolte alle nuove generazioni.

 

DALL’EMERGENZA ALLA RESPONSABILITÀ COLLETTIVA

La risposta deve essere coordinata. Istituzioni, università, imprese e territori devono trasformare l’occupazione giovanile, l’accesso alla casa, la formazione, il benessere psicologico e la valorizzazione dei talenti in obiettivi misurabili.

Occorre ascoltare i giovani e coinvolgerli nelle decisioni che riguardano il loro futuro. Trattenere una generazione significa restituirle la possibilità concreta di scegliere, partecipare e costruire in Italia.

Questa è la chiamata all’azione: fare dell’autonomia e della dignità dei giovani una responsabilità nazionale. La battaglia dei giovani è la battaglia di tutte e di tutti.

Linda Dehesh

 

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