domenica 22 Gennaio 2023

Giornata mondiale dell’Ambiente, Economia circolare in Europa e in Italia?

mercoledì 6 Giugno 2018 18:15
Notizie

La Giornata mondiale dell’Ambiente 2018, che si celebra il 5 giugno di ogni anno, ha avuto come tema “L’invasione della plastica in mari e oceani”. Secondo il programma per l’Ambiente dell’ONU, i rifiuti plastici che sono riversati negli oceani ammontano a più di 8 milioni di tonnellate annue e di queste, la maggior parte sono costituite da plastica monouso. Nei nostri mari italici, il 96% dei rifiuti galleggianti è rappresentato da plastica. Campagne di pulizia delle materie plastiche nelle aree pubbliche, nelle riserve nazionali e nelle spiagge si stanno organizzando anche in Italia e l’obiettivo dichiarato è quello di sollecitare governo, aziende e cittadini a cercare delle alternative praticabili e concrete all’utilizzo della plastica monouso, al fine di ridurne la produzione e il consumo. Quest’anno la Giornata è stata arricchita dall’approvazione in via definitiva delle direttive per la prevenzione e gestione di rifiuti e imballaggi da parte dell’Unione Europea. Un vero passo in avanti per la difesa dell’ambiente, almeno sulla carta, che dovrebbe portare a una drastica riduzione delle discariche (entro il 2035 solo il 10% dei rifiuti urbani potrà esservi collocato), imponendo agli Stati membri l’adozione di misure specifiche che diano priorità alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclaggio rispetto allo smaltimento in discarica e all’incenerimento, facendo così diventare realtà l’economia circolare. Nel leggere i titoloni delle testate giornalistiche italiane, ancora una volta si avverte un enorme scollamento tra la realtà e la sua proiezione avveniristica. In effetti, tra i “cosiddetti” nuovi obiettivi del pacchetto europeo rinominato “dell’economia circolare” sono previsti il riciclaggio entro il 2025 per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035); il riciclo del 65% degli imballaggi entro il 2025 e il 70% entro il 2030; la raccolta separata dei rifiuti tessili e i rifiuti pericolosi delle famiglie dal 2025, mentre i rifiuti biodegradabili dovranno anche essere raccolti separatamente o riciclati a casa attraverso il compostaggio entro il 2024. Come a dire che “finora avevamo scherzato”. Eppure, in molte città italiane (le meno virtuose rispetto al resto d’Europa) sono diversi anni che si effettua la riaccolta differenziata, il compostaggio ed il riciclo di vetro, carta, plastica, acciaio, ecc. Dov’è tutta questa novità così tanto sbandierata dai media? Il codice ambientale italiano ha già normato questi obiettivi europei e soprattutto al centro-nord Italia si è anche vicini alla loro realizzazione. Anche se ancora c’è tanto da fare ed i rifiuti dispersi nell’ambiente sono una enormità, l’aspetto su cui bisogna insistere è quello di passare dalla tassa alla tariffa sui rifiuti, in modo che chi più produce più paga: così facendo si introdurrebbe finalmente un criterio di equità che andrebbe a premiare coloro che gestiscono le risorse in modo corretto, riducendo gli sprechi e scoraggiando i comportamenti non virtuosi. Altro punto fondamentale, su cui bisognerà insistere con una legislazione adeguata, è quello degli imballi: eliminare la plastica sarà una vera sfida sia per le aziende produttrici che dovranno lentamente riconvertirsi al riciclaggio, sia per i distributori che dovranno trovare nuove soluzioni alternative alla plastica stessa. Lo Stato dovrà programmare un piano impiantistico nazionale e porsi come obiettivo fondamentale il riequilibrio tra il Nord e il Sud, il quale sconta una carenza cronica di impianti. A questo tema si collega poi il discorso fondamentale della gestione degli impianti che troppo spesso è in mano alla malavita organizzata. Occorre una decisa azione dello Stato per riprendere in mano la conduzione degli impianti, monitorando attentamente l’operato delle amministrazioni locali. Ormai, non si può più parlare di rivoluzione perché sono anni che piani di comunicazione nazionali e locali, unitamente ad un lavoro fecondo di tante associazioni di volontariato, stanno lì a sensibilizzare i cittadini sui benefici di un corretto uso delle materie e una altrettanto corretta raccolta dei rifiuti. Rimane solo l’urgenza di passare all’azione.

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