martedì 7 Febbraio 2023

Educazione civica a scuola nel XXI secolo: vera opportunità o semplice generalismo?

domenica 28 Gennaio 2018 19:13
Notizie

Fu Aldo Moro che nel 1958, come ministro della Pubblica Istruzione, introdusse nelle scuole di ogni ordine e grado due ore mensili di Educazione Civica, insegnata dal professore di Storia. Da quel tempo, come si poteva prevedere, la materia ha subìto diversi rimaneggiamenti, ripensamenti, tagli ed esclusioni, fino all’attuale ministro Fedeli che ha annunciato con grande clamore il suo rientro nelle aule scolastiche.

In un’Italia che ha vissuto progressivamente interi decenni combattendo contro la cultura, la conoscenza e l’insegnamento, per l’indispensabile bisogno di far acquistare ai ragazzi competenze tecniche di stampo neoliberiste (uscire dalla scuola per lavorare e quindi spendere e pagare le tasse), ci può essere ancora posto per una educazione civica che renda i giovani consapevoli di far parte di una comunità cittadina in cui poter essere e diventare attori coprotagonisti?

Ed ancora, siamo sicuri che l’educazione civica basti a preparare la cittadinanza del prossimo futuro? O a risolvere i problemi dell’odierna società, quali il mancato rispetto dei beni pubblici, il bullismo, la maleducazione, l’inconsapevolezza mentale, la deresponsabilizzazione, l’impertinenza e la volgarità in genere che si manifesta ormai giornalmente tra le pieghe di una società contemporanea ridotta allo scheletro di se stessa da un’inconcludente rincorsa al capitalismo assoluto?

La risposta non può essere che negativa. Negativa perché non sarà mai più l’educazione scolastica a poter dare nuova luce e senso a una compagine sociale ridotta al lumicino, in cui non sono più solo i ragazzi a dover crescere, ma sono gli adulti a dover ritrovare la giusta consapevolezza del ben vivere e non del sopravvivere. Sono gli adulti che devono tornare a dar prova di saper navigare a vista tra le turbolente maree di un mondo reso infido dalle loro stesse azioni.

Educazione civica, dunque, purché sia in primis un’educazione al senso civico che parta dal basso di un’umanità cresciuta sulla responsabilità delle proprie azioni.

Un senso civico con la premessa giuridico-sociale-psicologico-comportamentale che si fa stile di vita. Educazione al senso civico che ponga diritti e doveri su una linea di complementarietà e che faccia dell’esperienza e della testimonianza la base di partenza di una formazione alle nuove generazioni.

Solo allora si potrà avere l’”autorità” di raccontare la sacralità della costruzione di una vita comune. Solo allora l’osservazione delle leggi scritte e non scritte di una comunità solidale potrà avere quella solidità che i giovani di oggi si aspettano e che, nonostante le deboli prerogative del mondo adulto, ancora ricercano tra la confusione inebriante e fascinosa della società contemporanea, che non hanno contribuito a costruire.

Guardiamo ai ragazzi allora, e torniamo a educare i cosiddetti “uomini maturi”!

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