giovedì 9 Febbraio 2023

Educazione all’informazione: una vera sfida per il cittadino

sabato 4 Agosto 2018 13:28
Notizie

Il mondo dell’informazione è sempre più scosso e strapazzato da continui attacchi trasversali da parte di chi pensa che la verità sia ormai un lontano ricordo e che la notizia sia diventata un mero strumento del potere, strumento di propaganda.

Sentir parlare di Fake news o di Fact checking tutti i giorni, non deve però distogliere l’attenzione del cittadino dall’obiettivo primo dell’informazione che era, che è e che resta quello di far conoscere fatti, pensieri e parole che si compiono e si disperdono nell’etere, ogni sacrosanto giorno della vita sociale su questa terra.

Informare però può significare anche plasmare e questa accezione del termine purtroppo ha sempre più preso piede tra coloro che detengono il potere sociale ed economico, i quali hanno pensato bene di modellare il cittadino-consumatore a loro uso e consumo.

Quella della propaganda politica e sociale, come quella commerciale, è cosa vecchia, ma oggi si fa sempre più evidente e pericolosa, per il fatto di aver quadruplicato le vie di divulgazione dell’informazione.

All’università, non si poteva parlare di storia senza conoscerne le fonti, ma si è sempre riusciti comunque a scrivere libri che riportassero solo la versione del vincitore di turno. Oggi, allo stesso modo, ma ancora più efficacemente, la divulgazione delle informazioni resta in mano a chi detiene il potere di informare e dunque si fa più rarefatta la conoscenza della verità dei fatti.

Educare ad informare ed educare a comprendere l’informazione diviene allora un compito principale per chi ha a cuore la difesa del bene comune e la crescita integrale dell’essere umano-cittadino. Tema fondamentale a questo proposito diventa di conseguenza il saper valutare l’attendibilità non solo dell’informazione in sé, ma anche la credibilità di chi informa e divulga le informazioni. E lo strumento su cui viaggiano alla velocità della luce sia le notizie, sia i creatori delle notizie stesse, è oggi il web, una rete interculturale, intersociale, internazionale, globale e allo stesso tempo particolare fino alla frammentazione totale, in cui regna il più completo caos ed in cui il cittadino fatica a trovare dei parametri che ne indichino un suo corretto uso.

Alcune ricerche di neurofisiologia hanno evidenziato che quando una persona si imbatte in una notizia su un sito internet, il suo sguardo impiega solo una manciata di secondi prima che possa maturare una propria opinione consapevole sull’interesse di quella pagina. Ma in un tempo molto più breve, la stessa persona ha già inconsapevolmente maturato un’opinione estetica sulla stessa pagina, indipendentemente dalla qualità di quanto in essa riportato.

Quindi, come si può cercare di valutare al meglio l’attendibilità e la credibilità di una notizia e del suo redattore?

Si può iniziare con il porsi 5 domande: chi ha scritto i contenuti della notizia, cosa ha scritto e cosa si prefigge dando tale notizia e cosa si prefigge il sito in cui la notizia è riportata, qual è la qualità di ciò che è scritto, quando è stata scritta e quando è distante il tempo dell’accaduto dal momento della sua pubblicazione ed infine, dove è stata raccolta la notizia e cioè qual è la sua fonte o le sue fonti. Chi, perché, cosa, quando, dove: ne parlava già Marco Tullio Cicerone nel De Inventione, un trattato di retorica scritto all’incirca nell’85 aC.

Un altro metodo per iniziare ad auto-educarsi alla lettura consapevole delle informazioni è quello ultra moderno (perché va di moda l’uso della lingua inglese, ma in realtà vecchio come la ricerca storica) del cosiddetto “Fact checking”: una pratica adottata già negli Stati Uniti per verificare la veridicità delle notizie su tutti i mezzi di comunicazione, prima di autorizzarne la pubblicazione. La nascita di internet ha dato nuovo impulso a questa prassi, con la nascita di diversi siti web che controllano i fatti, gli eventi, le dichiarazioni e affermazioni di personaggi pubblici per i lettori, gli utenti e, più in generale, per i cittadini.

Più semplicemente si tratta di controllare le fonti, la loro veridicità e l’attendibilità di quanto scritto. È un “lavoro” a cui il lettore e l’ascoltatore medio non è abituato, ma oggi si tratta di un’educazione vera e propria di cui non si può più fare a meno se si vuole essere degli autentici ricercatori della verità. Occorre ricostruire sempre le origini primarie di un’opinione, una credenza, una tesi o di un evento.

Dunque, diffidare sempre, innanzitutto di se stessi, del demone interno che bisbiglia che “non c’è nessun bisogno di controllare, deve essere così e non altrimenti”, perché la propaganda ed il falso si annidano prima di tutto nei recessi della nostra mente.

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