Mar 6, 2015 | Notizie | 0 commenti

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DONNA: DA SESSO DEBOLE A PROTAGONISTA

Donna: da sesso debole a protagonista

La Giornata Internazionale della Donna, comunemente nota come Festa della Donna, ricorre l’8 marzo di ogni anno e fu celebrata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909. La tradizione storica di alcuni paesi attribuisce tale ricorrenza a una tragedia che coinvolse 134 operaie americane, morte a causa di un incendio in una fabbrica di camicie. In realtà, in questa giornata si ricordano sia le conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui sono ancora oggetto in molti paesi del mondo.

La scelta della mimosa risale invece al 1946: le organizzatrici delle celebrazioni romane cercavano un fiore che fosse di stagione e che costasse poco, e lo trovarono appunto nella mimosa.

Fin dall’antichità, gli uomini hanno goduto di uno status sociale ed economico molto più avvantaggiato rispetto alla donna. Egli poteva lavorare fuori casa. La donna, invece, era destinata alla cura della casa e della famiglia. Anche all’interno del nucleo familiare era possibile scorgere questa predominanza maschile: era il capo famiglia, ovvero il padre, a prendere le decisioni che riguardavano l’educazione dei figli, la gestione del denaro in casa e, nel peggiore dei casi, la donna stessa. Fin dall’antichità, quindi, era evidente questa disuguaglianza tra l’uomo e la donna.

Col passare degli anni, tale diseguaglianza si è consolidata a tal punto da diventare una vera e propria discriminazione di genere. Era solito riferirsi alle donne con l’espressione “sesso debole”, un’espressione che trovava una giustificazione pratica, vista la supremazia dell’uomo sia nella vita privata che sociale, ma che non aveva alcuna giustificazione etica o morale. Ci sono voluti parecchi anni prima che le donne potessero essere considerate alla pari degli uomini. Oggi si parla di una parità dei diritti e di opportunità tra l’uomo e la donna, di un equilibrio raggiunto dopo molte battaglie.

Ma siamo realmente sicuri che si possa parlare di parità dei sessi e che la discriminazione di genere sia effettivamente svanita?

 

Parità o discriminazione di genere?

Se pensiamo a quante figure femminili oggi ricoprono ruoli molto importanti e redditizi, potremmo rispondere positivamente alla domanda. Ma se invece pensiamo al modo in cui molte donne sono costrette a ricoprire quei ruoli molto importanti, o al perché non li ricoprono, la risposta sarà sicuramente negativa!

La donna e l’uomo da sempre e per sempre avranno due modi diversi, e non sempre uguali, di farsi strada in questo mondo. Queste differenze vengono inculcate già nei primissimi anni di vita ai bambini, anche se inconsapevolmente, attraverso i giochi e le favole. Tutte le donne, almeno una volta nella vita, hanno ricevuto in regalo una bambola, una barbie o quei piccoli utensili utilizzati in cucina; tutti giochi che rimandano all’idea di una donna dedita a una vita casalinga. I maschietti, invece, erano soliti giocare con spade, macchinine, o piccoli utensili che simboleggiavano lavori diversi, come il meccanico o il carabiniere. Anche nelle favole era quasi sempre presente una piccola principessa indifesa, sola e fragile da dover essere salvata de un principe forte e coraggioso!

 

Le battaglie legislative più importanti vinte dalle donne nel corso del ‘900 in Italia

1902. Viene riconosciuta una tutela alle donne impiegate nel lavoro delle fabbriche. Tra l’altro s’impedisce che la puerpera torni a lavorare se non dopo un mese dal parto ed è permesso l’allattamento o «in una camera speciale annessa allo stabilimento» o consentendo alle operaie l’uscita dalla fabbrica.

1905. Le donne italiane sono ammesse all’insegnamento nelle scuole medie.

1910. Nasce la Cassa di maternità che ha lo scopo «di sussidiare le operaie sul lavoro in occasione di parto o di aborto». Può considerarsi un primo provvedimento di Welfare State, basato sul modello dell’assicurazione.

1925. E’ approvata la legge sulla protezione e assistenza alla maternità e infanzia.

1945. Finalmente si riconosce alle donne italiane il diritto di voto.

1948. Il 1° gennaio entra in vigore la Costituzione repubblicana italiana, che sancisce l’uguaglianza dei diritti fra i sessi. Il 18 aprile è eletto il primo Parlamento repubblicano: sono elette 45 donne alla Camera e 4 al Senato.

1958. Viene approvata una legge a favore dell’«Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui, che dispone la chiusura delle case di tolleranza.

1975. E’ approvata la legge di riforma del diritto di famiglia, che sanziona la parità dei coniugi.

1977. E’ l’anno della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di lavoro.

1981. Decade la rilevanza penale della causa d’onore come attenuante nell’omicidio del coniuge infedele.

1996. La legge punisce lo stupro come delitto contro la persona piuttosto che contro la morale, come in precedenza.

2001. E’ approvata la legge “Misure contro la violenza nelle relazioni familiari”.

2009. Vengono stabilite “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche’ in tema di atti persecutori.

2013. Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.

Come possiamo vedere, sono state molte le battaglie vinte dalle donne per poter esercitare pienamente i propri diritti. Ma c’è ancora una battaglia che vede le donne impegnate e che ancora non è conclusa, quella della violenza di genere, meglio conosciuta come violenza sulle donne.

 

Donna mai piu’ vittima

Il 52% delle donne uccise nello scorso anno in Italia, aveva già chiesto aiuto allo Stato contro il proprio carnefice. Inutilmente, a quanto pare. Dobbiamo inoltre tener presente che la violenza non riguarda solo i maltrattamenti fisici perché, forse ancor più devastanti, sono quelli psicologici a cui vengono sottoposte la maggior parte delle donne, come lo stalking che è un vero e proprio reato conseguente ad una serie di atteggiamenti e comportamenti da parte di un individuo (detto stalker) che si manifestano in persecuzioni e comportamenti ai danni di un soggetto, provocando uno stato d’ansia e paura, compromettendo il sereno svolgimento della vita quotidiana. A questo riguardo l’ordinamento giuridico e la politica stessa, sono deboli e vacanti: il 28 giugno è entrato in vigore il decreto legge 26 giugno 2014 n. 92 che evita l’arresto e la detenzione in carcere o a domicilio, agli autori di maltrattamenti familiari e di stalking. La norma è estesa automaticamente ai pluri-recidivi e a tutti quelli a rischio di reiterazione del reato, senza alcuna valutazione del tribunale di sorveglianza. Insomma sarà applicabile anche alle situazioni con maggior pericolosità. In definitiva, penalizza soprattutto le donne vittime di violenza familiare e di stalking, maggiormente esposte al pericolo per la natura del reato. Secondo la legge in vigore, perché una sentenza per un reato di violenza ai danni di una donna diventi esecutiva, in media in Italia servono 7 anni. Sono troppi, su questo non ci sono dubbi e solo con un intervento riformatore di tipo procedurale si può ovviare a questo problema. In secondo luogo l’altro limite in queste misure è che non si interviene sulla causa. La violenza si deve prevenire, se ne deve prevenire la causa e mettere in campo tutti gli strumenti di tutela esistenti, per contrastare la discriminazione e favorire la conoscenza da parte delle vittime e dei testimoni di discriminazioni, si deve prevenire anche intervenendo nelle scuole con incontri ad hoc con gli alunni. Le donne devono sapere che non sono sole, che devono trovare il coraggio di denunciare, che esistono i centri di ascolto pronti ad intervenire.

 

La donna e la scuola

Il rapporto tra la donna e la scuola non è sempre stato semplice: all’inizio la cultura e il sapere erano accessibili solo agli uomini.

La voglia di conquistare la massima conoscenza, peró, si è sempre contraddistinta tra le donne, ricordiamo Eloisa, la compagna di Pietro Abelardo, che studiò da sola pur di non sentirsi esclusa da tale mondo del sapere. Anche attualmente, è risaputo che non in tutti i posti del mondo per le donne è possibile studiare: ad esempio l’India, nei quali è impossibile studiare e fonti certe raccontano degli incontri notturni di studio che si tengono nelle camere da letto delle donne indiane. Sempre maggiore però è il tasso di dispersione scolastica femminile, soprattutto nei quartieri popolari in cui la strada più facile è forse quella di dedicarsi a lavoretti più umili e pratici. Colpa della crisi? Colpa dell’ignoranza? Forse sì, forse no. Eppure i dati sono sconcertanti. Come si potrebbe fare per attivare una politica che punti all’inclusione nelle scuole? Un metodo sarebbe quello di organizzare corsi extracurricolari pomeridiani che forse valorizzerebbero tutte le qualità delle studentesse, rendendole più fiduciose verso il percorso scolastico.

“La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come un’affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo.”Rita Levi Montalcini

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