domenica 22 Gennaio 2023

Difensore Civico e informazione: quale problema, quale soluzione?

martedì 24 Luglio 2018 07:55
Notizie

È uscito in questi giorni un articolo su Agenzia Italia (agi.it) in cui ci si chiede come si informano oggi i nostri parlamentari e più in generale i nostri politici.

Il sondaggio, i cui risultati sono poi apparsi sul Sole 24 Ore, scaturiva dalla constatazione dell’abbassamento dell’età media del nuovo Parlamento, e si chiedeva quindi a quali fonti attingono le informazioni giornaliere i nuovi rappresentanti del popolo italiano. Quanto conta per loro la rete e quanto i giornali di carta? Quanto sono affidabili le testate e le agenzie? E i social?

È ovvio che a far da padroni sono ancora i tradizionali mezzi di informazione: giornali e canali televisivi, ma sempre di più si fanno strada i tanti social media che hanno invaso clamorosamente, ma efficacemente, anche le stanze più antiquate dei nostri partiti politici.

Purtroppo, però, il mondo dell’informazione oggi non è più appannaggio esclusivo di giornalisti eticamente concentrati a ricercare la verità degli eventi. L’informazione attualmente è divenuta un ulteriore campo di conquista e di battaglia di molteplici interessi capitalistici e ciò che conta è fare audience.

D’altra parte, l’informazione è stata da sempre il campo della propaganda di partito e di governo e dunque si cerca di influenzare in tutti modi, più o meno corretti, la visione dei cittadini.

Parlare di manipolazione della realtà attraverso i media o di fake news, non significa più trattare argomenti di nicchia, ma di evidenze con esiti sempre più funesti per i cittadini che si vedono privati di uno dei loro più importanti diritti fondamentali: quello della ricerca della verità.

L’informazione ha una grande importanza nella vita sociale, questo è innegabile. Essa dovrebbe fornire i parametri mediante i quali leggere il mondo che ci circonda, contribuire a formare le opinioni e indurre ad agire in un modo piuttosto che in un altro. Non si può sottovalutare il potere che l’informazione ha su l’intera massa sociale: ogni volta che d’istinto si giudica qualcosa o qualcuno come sbagliato, si è realmente convinti di essere veramente noi la fonte di quel giudizio? O lo sono piuttosto le idee, i dogmi e le convinzioni che sono state innestate da anni di “terapia” da parte dell’informazione mainstream deviata, “terapia” alla quale volontariamente la comunità sociale si concede passivamente ogni giorno?

I mass media si arrogano il diritto di decidere se e come rappresentare le notizie e gli eventi, con un imperativo di fondo che impone a lettori e spettatori di non pensare, di assimilare passivamente e senza spirito critico tutto ciò che viene loro accuratamente allestito e propinato e la confusione regna sempre più sovrana. E l’anomalia ormai molto frequente è quella di giornali e media in genere che propongono tutti la stessa visione della realtà, la medesima esposizione dei fatti, ripetendo addirittura gli stessi errori, senza mai differenziarsi indipendentemente dal loro orientamento politico. Come funghi spuntano grandi agenzie di comunicazione che, come abili manipolatrici dell’informazione, gestiscono campagne elettorali politiche e successivamente, penetrate nel sistema politico stesso, continuano a manipolare faziosamente l’informazione, senza rispettare l’obiettività e l’oggettività. E a capo delle stesse fonti, si ritrovano gli stessi governi o, ancora peggio, le corporation e le élite che usurpano a proprio vantaggio il diritto-potere di gestire la notizia.

Il fenomeno di condizionamento delle masse è sempre più preoccupante, per gli effetti devastanti che esso comporta, e al quale i giornalisti, consciamente o meno, non si sottraggono quasi mai.

È innegabile che i mass media si arrogano questo diritto perché sono i cittadini a permetterglielo, dando loro il proprio tacito consenso ogni giorno che passa, scegliendo di assistere comunque allo spettacolo che preparano per loro.

L’auspicio è che il Difensore Civico possa presto creare una vera e propria task force che si erga contro lo strapotere di una informazione marcia dentro, perché i cittadini possano tornare a conoscere l’attualità per quello che realmente è e non per quello che qualcun altro la fa sembrare.

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