Lug 26, 2016 | Notizie | 0 commenti

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DELITTI ATROCI E PERCEZIONE SOCIALE

Delitti atroci e percezione sociale

L’articolo si propone di dare pochi elementi di riflessione sul “Delitto Atroce e Percezione Sociale”, nei quali il rilievo dato agli aspetti di vittimizzazione, di diversi autori portano i caratteri di tendenze sociali irrisolte, aspetti culturali e comunicativi–mediatici lesivi e patogeni. L’azione che il singolo cittadino può portare dentro il cerchio, prestabilito dei giochi di forza istituzionali e collettivi sociali; il cittadino protagonista, che si fa portavoce di un’azione reattiva, positiva, con la messa in scena di risorse che gli sono proprie e che non cede a fenomeni di vittimizzazione collettiva inconsapevoli. L’azione assertiva, positiva e creativa organizzata dai cittadini consapevoli di un’esigenza di cambiamento, può realizzare vettori e forze che interagiscono con le istituzioni, con le tendenze assunte della socialità che interviene nello scenario delle notizie atroci e patogene. Notizie vittimizzanti, a diversi gradi e livelli ove il nesso tra la salute mentale e la privacy si evidenzia con tutta la sua forza nei suicidi reattivi. Suicidi anche di minori e reati con valenza mediatica, infamante, reiterata e impunita. Troviamo conformi alle nostre esigenze di cambiamento l’alleanza della società scientifica con quanto rappresenta e va a significare, nei termini di confronto e di ricerca, allo scopo preventivo di eventi individuali e collettivi che non possono lasciare spazio al silenzio.

Avanti ai delitti atroci intra famigliari, al fenomeno delle baby gang, all’orrore e al terrore di fenomeni emergenti quali il terrorismo internazionale; al precipitare di contenuti collettivi nella vita del singolo (bambino ed adulto fuori e dentro la famiglia) in una società, la nostra, che appare sempre più frammentata e lesa, è necessaria una risposta attiva, puntuale e che generi confronto e coesione.

La coscienza individuale, collettiva, i portatori d cognizioni creative e vitali, scientifiche o non, mirano a restituire al singolo il potere dell’autodeterminazione nei diversi gradi di sviluppo. Dalla Privacy come spazio riservato, alla sicurezza, all’approfondimento di fenomeni psicosociali, ove non passano alcune notizie se non come impatto sullo spettatore.

Il suicidio di ben quattro minori fra gli undici e i quattordici anni, in questi ultimi anni, data come notizia non elaborata ai coetanei in evoluzione e fragili, è lesiva per le possibilità di imitazione, di identificazione e propulsione aggressiva.

Dobbiamo Esserci….

Donatella Mereu

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