giovedì 26 Novembre 2020

Dai Corpi Intermedi la Rinascita

venerdì 20 Novembre 2020 15:16
Notizie

Risolleva leggere i dati sui media in cui il 70% degli italiani considera il ruolo dei Corpi Intermedi importante per uscire dall’emergenza sanitaria e nella fase di ripartenza del Paese. La fiducia maggiore è riposta nelle associazioni di volontariato (72%) seguite dalle associazioni di tutela dei consumatori (61%) e nelle fondazioni culturali (58%). Secondo la maggioranza (54,8%) la pluralità nel mondo associativo è un elemento positivo a livello di rappresentatività.

In questo momento storico segnato da Covid 19 (ove siamo tutti relegati per forza maggiore del lockdown nel chiuso delle stanze e lasciati, più delle volte, ad affrontare in solitudine problemi economici ed esistenziali) diventa necessità far sentire all’esterno la propria voce socialmente viva per non autocondannarsi a una irrilevanza e al vagheggio di paradisi terrestri mediatici che non esistono, dove la democrazia diretta regna assoluta.

Certamente alla nascita della Costituzione Italiana il ruolo e il valore dei Corpi Intermedi era riconosciuto unanimemente tanto che l’articolo 2 attribuisce alle “formazioni sociali” l’essere il luogo dove si svolge la personalità dell’uomo. Tra lo Stato impersonale e l’individuo singolo era chiaro che esisteva ed esiste un insieme di Soggetti (associazioni, cooperative, sindacati, parrocchie, circoli, ecc.) che potevano  e possono unirsi liberamente in gruppi per sviluppare la personalità di ciascuno, per rispondere ai bisogni di molti e per partecipare alla vita democratica del Paese.

La visione dei padri costituenti, che riconosceva nel principio di sussidiarietà il perno del rapporto Stato cittadini, non ha avuto negli anni seguenti un grande seguito nella cultura e nella vita del nostro Paese.

 Il principio di sussidiarietà, nonostante la riforma amministrativa del 1997 e quella costituzionale del 2001, che con l’articolo 118 lo ha introdotto nella Costituzione (senza dimenticare il Trattato europeo di Maastricht del 1992), ha ceduto nella vile pratica quotidiana il passo a una concezione sempre più statocentrica e  molto lontana da quella normativamente prevista.

I Corpi Intermedi, formazioni sociali, che si collocano su una linea ideale che parte dal Cittadino e arriva alle istituzioni, ovvero organizzazioni legittimate a rivendicare gli interessi in nome e per conto delle rispettive comunità, devono potere agire trasparentemente, sia direttamente che indirettamente,  esercitando sollecitazioni sulle istituzioni e sulla politica. In ogni caso, agendo da collettori di specifiche istanze e come organizzazioni rappresentative hanno un potere d’azione più ampio rispetto a quello dei singoli cittadini.

Civicrazia, coalizione di soggetti e Associazioni, agisce anche per rivendicare i diritti e le istanze. La sua azione può essere un buon inizio per tutelare interessi civici o più specifici e settoriali, non solo nei confronti delle istituzioni statali e anche in questioni connesse con l’Unione Europea, anche stante la costituita Macroregione Mediterranea che procede per la sua strategia.

L’azione di Civicrazia consente una partecipazione particolarmente interessante e al contempo innovativa, incidendo sull’idea diffusa degli ultimi tempi, che vede quasi tutti partecipare meno alla vita sociale rispetto alle generazioni precedenti, perchè mossi da una prospettiva in forma del tutto inedita strutturata intorno alla rete web. Situazione palesemente acutizzata nell’isolamento pandemico, in cui i social hanno assunto un peso sempre crescente come canale di informazione, strumento di ascolto delle esigenze e di erogazione diretta di servizi. Pur riconoscendo loro i meriti in termini di una partecipazione più diffusa e veloce, si sottolinea il rischio che ai social venga attribuito un ruolo sproporzionato, con l’illusione di poter sostituire in tutto altre forme di condivisione, di rapporto diretto e soluzione alle problematiche di vita.

Senza corpi intermedi liberi da condizionamento da sistema, non c’è vera rappresentanza, non c’è democrazia partecipata, non c’è persino politica degna. L’assopimento del loro ruolo ha queste conseguenze.

I Corpi Intermedi sono, invece, la barriera che impedisce il realizzarsi di un autoritarismo pur nella permanenza formale delle istituzioni democratiche o di quella uniformità sociale sponsorizzata dal consumismo.

Ripartire dai Corpi Intermedi (anche come punto di appoggio, ancorché critico, per una nuova domanda collettiva alla partecipazione nel perorare le istanze a valenza di interesse generale) può dare forza a una rinascita con una luce nel cuore, anche quando (e spesso) la politica, in tutte le sue forme, è disinteressata ad ascoltare e a comprendere le istanze proveniente dal basso e dimostra di disattendere quotidianamente  le attese .

 Ernesto Marino