giovedì 9 Febbraio 2023

Civicrazia fra Cittadini e Governare pubbliche

domenica 20 Febbraio 2022 22:23
Notizie

Propongo una riflessione aperta, incrociando temi politici, economici e sociali, nella precisione del necessario nuovo modello. Consideriamo Civicrazia come se avesse un social network privato alla stregua di Facebook. Vorrei trattare in questo modo l’argomento. In linea generale, sarebbe effettivamente utile per il ruolo attivo da svolgere nella società civile.

Così, propongo, a mo’ di esempio,  un mio lungo commento su Facebook, come se a sollecitarmi non fosse stato l’intervento di un mio “amico” che trattava di improprietà della burocrazia pubblica e dei costi impropri che induce nella vita dei cittadini e delle imprese, assieme ai bilanci passivi di società pubbliche. Il riferimento del post indicava, tra l’altro, in Leonardo un’azienda in parte cospicua pubblica, cercando di trovare motivazioni alla cassa integrazione come costo sociale, mentre il PNRR troverà in Leonardo una sponda di attesa produttività di sistema, finanziando alcuni progetti strategici che porteranno aiuti ai bilanci e agli utili degli azionisti pubblici e privati, lasciando ai lavoratori intatta la loro sofferenza, abbarbicata alla speranza di cavarsela.

Riflettendo su Civicrazia, il commento trova nella democrazia partecipativa da realizzarsi la sua ragion d’essere.

La sollecitazione che arriva dal commento di Gio Tomei cioè io (su Facebook) a Ugo Busatti, nel caso specifico, insiste sull’insieme per come trattato, che riguarda il cittadino nella sua funzione sociale, economica e politica e sull’architettura abilitante di un sistema digitale sui servizi da offrire ai cittadini sul piano nazionale che, in forza dei sistemi digitali, configura un insieme di nodi di rete locali, che confluiscono nell’insieme di un sistema standardizzato nazionale a rete su cui intervenire e partecipare, apportando esperienza e ruolo sulla qualità della democrazia da liberare perché veda finalmente la luce.

Da Facebook di oggi 20 gennaio 2022, i commenti di Gio Tomei a Ugo Busatti sul post:

https://www.facebook.com/egobus/posts/3230573967226727?__cft__[0]=AZXvgXbOt1D5R5X6qwRrfuCtNYA6ta-zpM9JeIsekm0mhK_uuywC9L07y0emr10efN9A0xdlpnuPTSYJMPyDrWMikD5aHgI0ai4x1SlUJmQd0yWopK3lNAKN4N-JVdDzsms&__tn__=%2CO%2CP-R

“Ugo Busatti, un cittadino italiano, dice che non va, e dice anche che finché i cittadini non capiranno che sono costantemente fregati dalla politica.…”

E qui i fregati rispondono, appagati, che si, l’Ugo è uno che ha capito.

Un buon modo per morire contenti, soffrendo, sebbene Ugo abbia ragione.

Il problema siamo noi, se ci comportiamo come servi di un potere affamato che imperversa nelle nostre vite, senza riuscire a riflettere a sufficienza per non alimentare il potere che ci sovrasta.

Perché non riflettere tra cittadini che lavorano e fanno impresa, mi riferisco alla maggioranza della quasi totalità dei soggetti giuridici che rappresentano l’offerta nel mercato domestico nazionale, che noi incarniamo come operatori, non facendo altro che consumare risorse misurate in moneta pur di continuare ad alimentarlo. E se non lo facessimo nelle modalità dovute, il sistema di potere diventerebbe asfittico e poi esalerebbe l’ultimo respiro.

E questo non è possibile per le forme di sorveglianza e controllo adottate. Del resto il capitalismo per vivere ha bisogno di vendere e ha bisogno del potere politico, titolare del diritto e dell’impianto giuridico che lo mantiene in vita. Se poi l’insieme è squilibrato e conduce alla sofferenza e alla morte, nonostante la Costituzione e i Diritti umani garantiti e inalienabili, tra diritto interno e internazionale, non fa che dimostrare a noi la dimensione dei deficit, delle mancanze che fanno parte della nostra vita. A noi l’obbligo di recuperare equilibrio e armonia, perché la felicità esiste ancora, sebbene occorra cercarla attraverso un impegno.

E tutti noi cittadini siamo titolari di due libertà ancora ritenute necessarie dal potere, limitate da una finestra temporale, funzione dell’avvento in atto del cosiddetto “Greet Reset”, per indicare l’impegno del potere, che dopo aver distrutto e consumato e avvelenato le risorse  decide ora di arrivare a una economia sostenibile, in cui il significato di sostenibile è anche un parametro sul peso dell’umanità utile alla transizione in atto, definito dal “transumanesimo”, che significa molte cose, tra cui, valutare quanta umanità è necessaria per mantenere vivo il potere da noi ritenuto dannoso e inutile.

Comunque, un po’ di tempo c’è e le due libertà si possono spiegare dall’utilità che abbiamo ancora su due fronti:

1. Noi siamo i cittadini che hanno un valore perché soggetti che operano nel mercato domestico nazionale, come rappresentanti della domanda e dell’offerta, scambiando tra noi, moneta, anche a credito, contro beni e servizi. In effetti, intermediamo tra noi tutto quello che il modello di potere ci permette di vendere verso “i consumatori”, tutti noi con le nostre famiglie, anche quelle dei cittadini che rappresentano l’offerta, e consumiamo tutto quel che abbiamo per vivere male, pensando alla quasi totalità del popolo italiano.

2. Se abbiamo l’età, siamo elettori dei rappresentanti dei partiti politici, che alimentano il potere politico, che si serve di noi per auto alimentarsi e alimentare il sistema capitalistico neoliberista.
Il sistema di potere si fonda sulla gestione della limitazione ad hoc della moneta da elargire a tutti noi, ai servi, che servendo, continuano ad avere per intero le due libertà di funzionamento, che serve a mantenere in vita il sistema in cui siamo imprigionati.

Cioè, continuiamo a comprare e a vendere, anche indebitandoci col sistema finanziario, che detiene l’organizzazione tra noi dell’esercizio monetario voluto dal potere, e continuiamo a essere elettori dei rappresentanti del potere. Se non ci fossimo, il potere non avrebbe l’alimento economico e finanziario e i suoi rappresentanti per gestirlo, ma siamo troppi e occorre sfoltire i ranghi degli schiavi a vita, a meno che..…

Siccome abbiamo riconosciuto che Ugo ha ragione, logica vorrebbe che dobbiamo decidere che fare, perché dipende da noi, se fossimo persone e solidali. E qui, il pensiero è libero di volare, mentre l’azione, per renderlo operativo tra noi, ha un grado di complessità da comprendere, se il cuore fosse predisposto ad essere interpellato dalla ragione.

Così, alimentare la fiducia in noi, attraverso il sentimento da condividere della solidarietà, resta il primo passo da fare per mettere a terra le basi organizzative e le regole funzionali, per sviluppare armonia solidale, condivisa tra noi, popolo italiano, attraverso le due libertà, i due poteri che ci appartengono e non possono essere soppressi: potere microeconomico e potere elettorale.

E questo, anche considerando lo spazio della transizione verso il globalismo perfetto del Greet Reset, a causa delle geometrie variabili della geopolitica – leggasi Ucraina-Russia-USA-Nato e ruolo di sudditanza al mondo anglosassone della UE, con la Cina che osserva e che, oltre che produrre e inquinare, interviene e conquista la logistica globale attraverso la proprietà dei sistemi portuali e del bacino africano come riserva di sfruttamento globale.

Come praticare a nostro favore e far nascere la democrazia mai nata?

La risposta: utilizzando i medesimi strumenti del potere, in modo che la competizione sia sostituita dalla solidarietà, ma rivolta non alla competizione che interviene nel mercato domestico tra imprese, ma nella dimensione organizzativa e numerica del “Noi solidale”, contandoci come azionisti di una “Impresa di Servizi” che operi nel mercato domestico, utilizzando i medesimi strumenti digitali cui ci obbliga il potere pubblico, assieme alle convenzioni sul commercio elettronico e ai pagamenti digitali, ma anche alla moneta elettronica, alle blockchain e alla DeFi (la Finanza Decentralizzata del mondo digitale).

L’impresa comune accoglierà di fatto, sia i cittadini consumatori, che i cittadini che vendono beni, servizi e prestazioni professionali. L’impresa erogherà ai propri azionisti solo i servizi digitali che servono a concludere una transazione economica nel mercato domestico nazionale.

Non sfuggano alla riflessione due elementi forti: l’impresa opera nel mercato domestico (formato, con l’uso degli strumenti digitali, da “n” mercati domestici locali), come se operasse in un circuito privato chiuso in ogni istante, con regole d’impresa privata sui servizi tra soci azionisti, in relazione esclusiva sui costi da sostenere sui servizi erogati, che nulla c’entrano con la determinazione del prezzo di vendita di un bene o servizio, che in libertà e in concorrenza si determina da parte dell’offerta dell’imprenditore di turno, che nella nostra ipotesi di lavoro, è anche un azionista della impresa in comune di servizi al mercato.

Una fattispecie funzionale che non può non riflettersi sugli obblighi dell’impresa di servizi al mercato di rilevare e analizzare la qualità e il costo dei servizi accessori o aggiuntivi che fanno parte dell’offerta presente nel mercato domestico, al fine di rilevarne l’inutilità o il giusto prezzo. All’analisi appartiene anche la rilevazione dei costi indotti dall’apparato burocratico pubblico e dal sistema fiscale diretto e indiretto.

Da qui, i risultati economici e finanziari, rilevato il numero degli azionisti, possono essere misurati in via preventiva, determinando la dimensione della disponibilità finanziaria potenziale, che il flusso monetario sui servizi tra azionisti potrà generare per volontà degli azionisti stessi, che fisseranno la remunerazione dei servizi sulla dimensione del risparmio di costi da fare propri, nell’equilibrio distributivo tra domanda e offerta.

La dimensione potenziale di un “oggetto” rivoluzionario come questo, che si nutre di solidarietà nell’articolazione civile ed economica della società italiana, puntando a far emergere un valore economico e finanziario che prima non c’era, a incremento circolare di flusso monetario sul ciclo microeconomico circoscritto al mercato interno, conduce il cuore, e poi il cervello di un azionista, a ragionare su di un altro sentimento che nasce d’istinto: la fiducia nel valore multidimensionale del sistema solidale che ha condiviso e a cui partecipa.

Un modo per ricordare di essere un azionista si, ma anche un elettore.

Se d’interesse, si può entrare nel merito costruttivo-organizzativo-funzionale, in cui le regole certe da osservare siano incontrovertibili, inequivocabili e immodificabili, perché la solidarietà e la fiducia circolare, anno dopo anno, permanga per investire in solidarietà e in sviluppo sostenibile, agendo come soggetto di potere che si avvale della politica per continuare a prosperare. Solo, che questa volta si agisce per volontà popolare, partendo da un sentimento di solidarietà, che è a costo nullo, dimostrando che ha un valore economico, se trattato per tal fine, così come un valore politico e per le medesime motivazioni. Un motivo per riflettere che la solidarietà civile come espressione della gran parte della società italiana, genera una società economica e una società politica, che ritorna alla società civile per alimentare il circuito del ben-essere comune.

Una ulteriore considerazione: i nostri problemi come cittadini, sono simili a tutti i cittadini europei, in particolare a quelli dell’area EURO, considerando che siamo tutti solo utilizzatori di moneta a debito emessa altrove. Senza aprire un altro capitolo, insieme potremmo riflettere che l’Europa dei Popoli, non sia, in democrazia, un’idea assurda da perseguire.

Tutto questo ha un limite temporale che impone l’urgenza dell’azione solidale iniziale. Un modo per incontrare le nostre responsabilità di cittadini, comunque organizzati come soggetti della società civile.

di Giovanni Tomei

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