mercoledì 15 Settembre 2021

Civicrazia contro la rassegnazione alla precarietà per lo sviluppo e il lavoro

giovedì 20 Maggio 2021 12:00
Notizie
Di sicuro, al momento, c’è la netta sensazione che la pandemia, insieme a tanti disagi, sta lasciando un’eredità nel mondo del lavoro: una crisi, che si respira, trasformata in una rassegnazione vissuta alla precarietà complessiva, alleggerita da qualche forma di opportunità assistenziale.
Sul lavoro, dove sono finite tutte quelle riunioni, che si facevano prima del lockdown, per discutere, trovare una soluzione, motivare le persone generando fiducia ed armonia tra i membri del gruppo lavorativo? Ora che tanti hanno affermato che si possono affrontare i problemi a distanza, ci sono buone probabilità che molti manager decidano di estendere questa scelta al periodo post-Coronavirus, allontanando sempre più il destino lavorativo dalle mani dei lavoratori stessi.
L’assenza della dimensione fisica sul luogo di lavoro si è abbattuta in alcuni settori del tempo libero incidendo negativamente sugli ambiti occupazionali, dove ha generato la perdita di posti di lavoro per milioni di lavoratori, oltre ad apportare, per quelli restanti, la graduale trasformazione nel modo di svolgere le attività, per molti dei quali potrebbe essere il punto di non ritorno.
Eppure incontrarsi di persona sul lavoro ha avuto per secoli vantaggi innegabili. Le organizzazioni sindacali sanno bene, perché appartiene al loro vissuto nell’esercizio della funzione di rappresentare le categorie dei lavoratori, nella difesa dei loro interessi, nella trattativa con i datori di lavoro sui contratti collettivi di categoria in occasione del rinnovo. Lo stesso diritto di sciopero, che l’articolo 40 della Costituzione italiana disciplina, stabilendo che esso «si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano», diventa difficile concepirlo per via web, metterlo in atto per convincere la controparte ad accettare rivendicazioni in ordine ai diritti sul luogo di lavoro, orario e sul salario.
Durante la crisi da Covid-19 i network ci hanno informati alla perfezione su come i virus sopravvivono e vengono trasmessi tra gli individui. Abbiamo (finalmente) imparato come ci si lava le mani correttamente, e non c’è più nessuno, al supermercato o sui mezzi pubblici, che, dovendo farlo, non starnutisca nel gomito. Una volta superata la paura del contagio e se queste buone prassi continueranno, l’interesse per il mondo del lavoro sarà seguito con la stessa intensità?
Leggendo i nuovi indicatori ISTAT sulle posizioni lavorative dipendenti per tempo di lavoro gli occupati in Italia nel 2017 erano 23 milioni, in pratica come nel 2008, ma se i numeri sono gli stessi del pre-crisi, il lavoro è cambiato, diventando meno sicuro.
In questo contesto pandemico, guardiamo, poi, al part-time involontario dove la rassegnazione alla precarietà è ancor più evidente: si passa dal 41% del 2008 al 63% del 2017. I cosiddetti “sottoccupati involontari” sono l’effetto del cambio di rotta registrato nell’ultimo anno, che vede sempre meno persone desiderose di lavorare a tempo parziale, ma sempre più costretti ad accettarlo. I lavoratori part-time il più delle volte lavorano contro la loro volontà visto l’aumentato del costo della vita, soprattutto nelle grandi città con uno stipendio, più delle volte, persino inferiore al quantum di un percettore del reddito di cittadinanza.
La conseguenza diretta di questa condizione è la nascita dei “working poor”, i ‘nuovi poveri’ che, pur lavorando, non riescono a garantirsi una vita dignitosa.
I Governi, tutti concentrati nel trovare il modo migliore per favorire lo svolgimento dell’attività lavorativa in smart working, nel predisporre strumenti di sostegno al reddito come supporto alla riduzione o sospensione del lavoro conseguente all’emergenza, rischiano di tralasciare il rilancio del sistema lavoro come parte integrante della cultura del nostro Paese.
Civicrazia lo sa bene, il vero ed unico problema ritorna a essere sempre la capacità di trasformare in azioni concrete i principi della Carta costituzionale e poi il resto.
Anche in emergenza Covid diventa essenziale ricordare: art. 1 della Costituzione italiana, al primo comma così recita: “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”; art. 4, riprendendo il principio, dispone: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
Quando si parla del futuro occupazionale,  Civicrazia ricorda di non stancarsi di sostenere l’attuazione del precetto costituzionale sul lavoro e, quindi, attivare concretamente tutto ciò che concorre alla soluzione del problema.
di Ernesto Marino

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