martedì 19 Gennaio 2021

Civicrazia con i giovani per il lavoro

lunedì 21 Dicembre 2020 10:32
Notizie
Con l’economia dell’Italia sotto stress per il Covid 19 stiamo affrontando il peggior momento possibile degli ultimi cinquant’anni per cercare lavoro. Bruxelles infatti prevede che l’indebitamento italiano aumenti dal 134,7% nel 2019 al 159,6% del Pil nel 2020. Si tratta di un incremento del debito pubblico di quasi 25 punti percentuali in un anno.
Di fronte all’incertezza quasi impossibile trovare qualcuno che, senza sapere che cosa accadrà domani, è disposto ad assumere un giovane e in particolare alla prima esperienza lavorativa.
Inoltre è questa l’era della chiusura delle attività commerciali, di azzeramento operativo della moda, dello spettacolo, del turismo, dell’intrattenimento, di una buona parte degli eventi e dei servizi e di tutto ciò, che in Europa, già da trent’anni, si è sostituito in massima parte all’industria.
Centinaia di migliaia di giovani laureandi o appena laureati che avevano dei sogni, e che adesso, fatto l’ultimo esame e messa alle spalle la discussione della tesi fatta nel chiuso delle mura domestiche da soli e senza amici, si trovano di fronte a una scelta dura. Quella fra il buttarsi in mare, senza avere ancora imparato a nuotare, aprendosi una partita Iva, così da subito, senza neppure un corso di formazione, o ritagliarsi uno spazio fra i lavoratori online a contratto, in un Call center o in un negozietto con un lavoro temporaneo a chiamata e da 700 euro al mese quando va bene, o vivere proprio di reddito di cittadinanza e di sussidi statali vari, rinunciando a qualsiasi crescita, all’insegna del “tira a campare”.
Purtroppo i laureati disoccupati sono sempre di più. In Italia 1/3 dei laureati è senza lavoro per un totale di 12,5 milioni di persone. Sono per lo più giovani di età compresa tra il 15 e i 34 anni (fonte Istat) e rappresentano il 20,7% della popolazione ma soprattutto il futuro del nostro paese.
Questa generazione di nuovi laureati bloccati dall’incertezza e impossibilitati a trovare un lavoro che possa far coincidere le loro qualifiche e aspirazioni e le esigenze del mercato non solo non guadagna, ma si indebita. Più delle volte è la famiglia a indebitarsi al loro posto. Trenta, quarantamila euro in poco tempo: l’affitto costa, i tributi, i prezzi dei generi alimentari, ecc. non sono scesi durante il lockdown, né tanto meno esiste uno sconto per i giovani.
Per molti, la speranza che, trascorso il lockdown di marzo, aprile e successivi, la vita potesse tornare normale è naufragata. Civicrazia, con le sue 4000 associazioni non profit associate, resta per i giovani l’unico sostegno valido che li vuole protagonisti dei propri diritti, del loro ruolo sociale, della forza propulsiva e di controllo che sono principalmente capaci di esercitare nei confronti del potere pubblico nell’Italia, dove la politica si riduce a una mediatica carnevalesca messa in scena basata sulla finzione, banali recite collettive in cui i politici sanno di mentire e i cittadini fingono di credere alle loro menzogne.
Vi è sì una quasi normalità, vissuta su un campo di battaglia dove da un lato c’è chi i giovani li ha sotto mira, e non si sa perché, e dall’altra chi l’esistenza dell’epidemia la nega in toto, e fra una mascherina e chi, a cinquant’anni, la mascherina non se la toglie mai e le mani però non si sa dove, se e quando se li lava. E si va avanti. Gli studenti, che avevano sognato di laurearsi nella sessione estiva o invernale per poi prendersi qualche mese di pausa magari viaggiando in treno in Europa, ballare e
divertirsi negli anni d’età in cui farlo è più bello, e darsi poi da fare per trovare magari una collocazione
in un’azienda di servizi in espansione, si sono trovati invece di colpo in una situazione di incertezza e immobilismo: mentre ricevono risposte negative (quando arrivano) dalle aziende, sono ancora nella stanza presa in affitto, che avrebbe dovuto essere quella degli ultimi mesi, e non possono lasciarla, neppure con pochi soldi in tasca. I decreti nazionali, regionali e comunali, che limitano la circolazione contribuiscono ad azzerare le relazioni e a complicare la situazione. E l’estate, il Natale, il Capodanno? Non hanno motivo di esistere. Insistere sul potere taumaturgico del dire: il ballare, il divertirsi, l’amore, le relazioni amicali, “in fondo sono cose superflue di fronte all’emergenza”, sa di egoismo, perché la predica più delle volte arriva dall’alto di una generazione che del divertimento ha fatto negli anni il decalogo di uno stile di vita da propagandare. Un’intera generazione rischia di venire lasciata indietro a meno che non vi sia un governo che non pensi immediatamente, con meno dirette e passerelle TV, a una politica seria, incisiva, di incentivazione all’assunzione di giovani rivolta ad aziende e imprenditori.
E si dica, a chi ha la fortuna di un lavoro sicuro negli enti pubblici, la maggior parte non giovanissimi, che il lavoro Smart non deve essere scambiato per avere uno stipendio Smart: me ne sto a casa e arriva lo stesso. Ormai Sono oltre 4 milioni i lavoratori italiani in smart working, 3 milioni in più rispetto al 2019: è quanto emerge dal Rapporto annuale Istat secondo cui la percentuale di chi lavora da casa sta progressivamente aumentando: è passata dal 12,6% di marzo al 18,5% di aprile e l’Istituto di statistica rende noto che nell’ultimo mese di è registrata un’ulteriore crescita.
La situazione migliorerà? I giorni passano ma lo stillicidio di posti di lavoro persi in Italia a causa delle politiche d’emergenza Covid-19 prosegue senza sosta. Nelle città, nei piccoli paesi, nelle periferie questa generazione di giovani potrà iniziare veramente a vivere solo quando tutto sarà ormai alle spalle. Speriamo che non sia alle spalle anche la gioventù. E lottiamo con Civicrazia affinchè il cambiamento avvenga presto!
Ernesto Marino