venerdì 3 Febbraio 2023

Chi vincerà tra la mafia nigeriana e il finto moralismo?

venerdì 16 Febbraio 2018 15:07
Notizie

Fino a pochi giorni fa si faceva fatica a parlare di un nigeriano omicida,oggi la procura ha addirittura incriminato quattro persone per l’omicidio di Pamela Mastropietro.

Un delitto così efferato ha messo in moto nell’opinione pubblica una tale congerie di sentimenti contrastanti, da far saltare sulla sedia anche il più grande teorico della comunicazione al mondo: Noam Chomsky. In poco meno di due settimane sui mass media si è parlato di overdose, di omicidio a scopo di violenza sessuale, di omicidio rituale, di omicidio non premeditato. Si è data la colpa al nigeriano, ai nigeriani in genere perché immigrati e perché pieni di rabbia congenita. Si è data la colpa alla ragazza perché drogata, perché bella. Ci si è messo anche il vendicatore folle, Luca Traini, che ha sparato sulla folla colpendo sei immigrati. C’è stata la turba omnigiudicante che si è divisa tra fascisti e antifascisti, tutti a incolparsi a vicenda. Per non dimenticare i politici che, in vista delle prossime elezioni, hanno cavalcato irresponsabilmente le diverse teorie, a seconda della propria posizione nell’emiciclo parlamentare. Sono intervenuti prelati, giuristi, volontari, criminologhi, fino all’ultima intervista rilasciata dallo psichiatra Meluzzi, che ha stigmatizzato l’orribile delitto come un ordinario rituale della mafia nigeriana.

Sembra che solo ora scopriamo la presenza tra noi dei nigeriani e della mafia che ad essi fa capo, eppure vediamo queste persone fuori dai nostri supermercati, per le strade a fare da pusher dei poveri, lungo le strade delle zone industriali a vendere i loro corpi, a elemosinare pochi spiccioli fuori dalle chiese dichiarandosi cristiani, con le croce dei rosari al collo. Sono ormai con noi da oltre venti anni, alcune famiglie si sono integrate, altri, soprattutto giovani uomini e giovanissime donne, sono i nuovi schiavi della mafia o dei padroncini nei campi di pomodori al sud. Ci passano accanto ogni giorno, ci sfiorano, ci cercano ma anche ci evitano, eppure si ha la percezione che solo ora siano usciti fuori da chissà quale anfratto, tutti insieme, tutti arrabbiati, tutti delinquenti.

Ebbene, al di là della retorica più becera, dovremo presto “tentare” di cercare una soluzione sia per la mafia nigeriana, sia per il falso moralismo che impera tra i nostri politici e nei mass-media. Occorre guardare in faccia queste persone, ascoltare le loro storie, invitarli a mangiare con noi, ma allo stesso tempo colpire con decisione e fermezza quelle fonti di degenerazione malavitosa di cui poco ancora i governi si sono interessati.

Chomsky avrebbe parlato di strategia della distrazione e di controllo sociale. Forse tutto questo sarà anche vero, come è vero però che tanti nostri italiani fanno la fila dinanzi alle giovani nigeriane che si prostituiscono fuori dalle nostre città, lontano da occhi timorati e pieni di viltà. E i perdenti, in questa torbida storia, sono le nostre istituzioni politically correct ed ipocrite e soprattutto siamo noi, incapaci e forse inadeguati a comprendere appieno le dinamiche di potere che ci circondano.

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