Lug 8, 2026 | Battaglie | 0 commenti

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CEDU CONDANNAL’ITALIA:FRASI SESSISTE DEL PM DI BENEVENTO

CEDU condanna l’Italia: sentenza sessista della Procura di Benevento

 

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia il 2 luglio 2026 per non aver risposto in tempo e in modo adeguato alle denunce di violenza domestica.
La vicenda riguarda Audrey Carmen Manuela Ubeda, cittadina francese residente in Italia, che nell’aprile 2021 denunciò l’ex compagno per violenze fisiche e psicologiche su di lei e sui due figli.
Donna e bambini sono rimasti in casa, protetti fino a luglio 2024.

 

 

Le frasi choc del PM: “scherzo di cattivo gusto” e “resistenza normale”

 

Nel novembre 2021 il PM definì un episodio in cui l’uomo puntò un coltello alla gola della donna come uno “scherzo di cattivo gusto”.
Sulle violenze sessuali scrisse addirittura che è “normale che gli uomini debbano superare un livello minimo di resistenza che ogni donna tende a manifestare quando è stanca della vita quotidiana e un uomo le fa delle avances sessuali”.
Per la Corte di Strasburgo questo rappresenta una cultura sessista e stereotipata.

 

 

Violazione dell’art. 8 CEDU: diritto alla vita privata e familiare

 

La Corte ha constatato la violazione dell’articolo 8 della Convenzione sul diritto al rispetto della vita privata e familiare.
L’Italia non ha protetto Audrey e i figli dalle violenze ripetute e ha usato un linguaggio che minimizza il reato invece di accertarlo.
Per la CEDU questo approccio scoraggia le vittime dal denunciare e mette a rischio donne e minori oltre che la credibilità della giustizia.

Una battaglia vinta per tutte le donne
Audrey ha definito la sentenza della CEDU “una battaglia vinta per tutte le donne”.
La condanna obbliga l’Italia a rivedere come le Procure gestiscono i casi di violenza di genere e a formare i magistrati su linguaggio e stereotipi.
La CEDU manda un messaggio chiaro: definire “normale” la resistenza femminile alle avances o “scherzo” il coltello alla gola non è giustizia, è discriminazione istituzionale.

 

 

Discriminazione istituzionale: quando lo Stato ferisce due volte

 

La condanna della CEDU non colpisce solo un PM di Benevento, ma un modo di pensare radicato nelle istituzioni.
Quando chi dovrebbe proteggere usa stereotipi sessisti, la vittima subisce un secondo trauma: quello della sfiducia. Definire “normale” una violenza o liquidarla come “scherzo” significa far sentire la donna colpevole al posto dell’aggressore.
È la cosiddetta “discriminazione istituzionale”: lo Stato, invece di essere scudo, diventa parte del problema.

Con questa sentenza Strasburgo chiede all’Italia di fare i conti con i propri stereotipi.
Formare i magistrati, cambiare il linguaggio, tutelare davvero chi denuncia. Perché la giustizia non può essere neutra se parte da pregiudizi.
E una società che vuole dirsi civile deve cominciare dal rispetto delle donne, anche nelle aule dei tribunali.
Come dice Audrey: “è una battaglia vinta per tutte le donne”. Ma la guerra agli stereotipi continua.

Alba Tortora 

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