martedì 7 Febbraio 2023

Avvicinare i cittadini alla Pubblica Amministrazione sarà mai possibile?

sabato 11 Agosto 2018 19:13
Notizie

La via ormai obbligatoria è quella della digitalizzazione delle PA, ma ancora l’Italia si attesta all’ultimo posto in Europa nell’effettivo utilizzo dei servizi online. Il Digital Divide o divario digitale, inteso come la mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche da parte dei cittadini sembra incolmabile, anche se da qualche anno l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), che “ha il compito di garantire la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana e contribuire alla diffusione dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, favorendo l’innovazione e la crescita economica” (come si legge nel sito ufficiale), si sta impegnando alacremente nel tentare di coordinare le Amministrazioni pubbliche ad attuare il piano di trasformazione digitale del Paese.

A tale proposito è stato redatto un Libro Bianco in cui sono tracciate le linee guida per una adozione sostenibile, anche dal punto di vista etico, della tecnologia informatica e, dal lato tecnico-pratico, sono stati stanziati 5 milioni di euro per lo sviluppo di progetti pilota.

Gli ingredienti, quindi, ci sono tutti: un indirizzo e un impianto teorico e dei fondi spendibili immediatamente, ma siamo in Italia e si rischia ancora una volta di rimanere a bocca asciutta, a meno che non si mettano in campo azioni a sostegno della domanda di innovazione, che possano spingere il cittadino e le aziende ad usufruire dei servizi digitali.

La strategia adottata dagli esperti, una vera e propria strategia di social marketing, è stata quella di utilizzare un approccio atto a sviluppare soluzioni, intese come prodotti o servizi, incentrate sulle esigenze e i bisogni dell’uomo. Allo stesso tempo, nello stesso Libro Bianco, si sono poste delle sfide che è necessario affrontare affinché l’integrazione del digitale possa avvenire in maniera proficua.

Ecco le 9 sfide, così come sono descritte nel Libro Bianco:

  1. La sfida etica: “Va affermato con forza il principio antropocentrico, secondo cui l’Intelligenza Artificiale deve essere sempre messa al servizio delle persone e non viceversa”. Da ciò derivano la cura di alcune tutele quali la qualità e la neutralità dei dati, la responsabilità di chi utilizza gli algoritmi, la trasparenza dei dati stessi e la tutela della privacy. Si afferma che “l’obiettivo è mostrare come un uso scorretto delle tecnologie a nostra disposizione possa contribuire allo sviluppo di una società più ingiusta che alimenta le disuguaglianze, mentre la consapevolezza dei rischi che si corrono, nell’affidarsi alle macchine intelligenti, può aiutarci a minimizzare questi ultimi e a progettare un mondo migliore”.
  2. La sfida tecnologica: “Rendere queste tecnologie un po’ più simili al nostro modo di relazionarci col mondo, pur essendo qualcosa ancora da costruire”.
  3. La sfida delle competenze: oltre alla necessaria e quasi utopica preparazione teorico-pratica all’uso delle nuove tecnologie sia da parte dei cittadini, sia del personale della PA, “in ogni momento della vita quotidiana sarà fondamentale capire come relazionarsi con le macchine stesse, per poter esercitare nella maniera migliore il proprio diritto di cittadinanza, in un mondo sempre più popolato da queste ultime”.
  4. La sfida dei dati: devono essere di buona qualità, esenti da errori e pregiudizi, “quando devono essere annotati dagli esseri umani, per insegnare alle macchine come interpretarli. Per questo è importante che si creino le migliori condizioni, soprattutto organizzative, nei contesti in cui i dati stessi vengono prodotti”. Una volta raccolti e filtrati, “si evidenzia l’esigenza di fare in modo che chiunque li voglia utilizzare vi possa avere un accesso paritario e non discriminatorio”.
  5. La sfida legale: “incentrata – come sempre accade quando si tratta di disciplinare l’attività della Pubblica amministrazione – sul bilanciamento tra gli interessi della collettività e quelli dell’individuo”. E questo soprattutto in “rapporto tra la necessaria trasparenza del funzionamento degli algoritmi che prendono decisioni di rilevanza pubblica e la tutela del diritto d’autore di chi ha creato gli algoritmi stessi”. Senza dimenticare l’attribuzione della responsabilità ultima di chi prende una certa decisione.
  6. La sfida di accompagnare la trasformazione: “si sottolinea l’importanza di formare il personale pubblico, soprattutto i funzionari e i manager, alla comprensione del funzionamento, dei vantaggi e dei possibili problemi, etici e tecnici, legati a questo genere di tecnologie”.
  7. La sfida di prevenire le disuguaglianze: “L’Intelligenza Artificiale deve essere accessibile a tutti, in modo che chiunque possa godere dei suoi vantaggi. Per questo, è necessario che sia di semplice e immediato utilizzo. D’altra parte, questo genere di tecnologia può ridurre le disuguaglianze sociali, come si è già visto per l’istruzione e la formazione, la sanità e la disabilità, la conoscenza e la garanzia dei diritti”.
  8. La sfida della misurazione dell’impatto: il “miglioramento della qualità della vita delle persone e della customer satisfaction” per quanto riguarda il cittadino; “l’ottimizzazione dei processi organizzativi, in termini di efficienza ed efficacia” per quanto riguarda le istituzioni.
  9. La sfida del consenso umano: dare cioè un “senso all’Intelligenza Artificiale, inteso come la necessità di fare in modo che tutti, sia i cittadini, sia le Istituzioni, siano consapevoli del significato profondo che può assumere l’utilizzo di questi strumenti, dei loro vantaggi, ma anche dei loro problemi”.

Leggendo il Libro Bianco sembra di entrare in un film di fantascienza, tanto è lontano dalla realtà della PA italiana, ancora indaffarata a creare una rete capace di gestire unitariamente i singoli uffici di un Comune. In God we trust…!

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