lunedì 26 Ottobre 2020

Avanti per la meritocrazia! di Laura Donato

domenica 26 Luglio 2020 18:31
Notizie

Nel 1499 Michelangelo Buonarroti realizzò la Pietà.
Questa scultura riportava con sapienza la particolare abilità dell’artista nel modellare il marmo e riportare figure umane incredibilmente realistiche. Data la sua immensa bellezza, l’opera fu sfoggiata da Papa Alessandro VI  e mostrata al popolo che acclamò con ammirazione la perfezione della scultura. L’artista che, anche essendo un eccellente pittore, prediligeva l’arte della scultura sopra ogni cosa, assistette alla presentazione in pubblico della sua opera. Papa Alessandro VI raccolse l’acclamazione, l’apprezzamento e i plausi da parte del pubblico e non si curò di dare merito all’artista. Questa omissione non era una novità. Era infatti tipico dell’epoca vietare agli artisti di porre la propria firma  sull’opera realizzata. Il merito quindi doveva andare solamente  a chi la aveva commissionata e non a chi l’aveva realizzata. Michelangelo Buonarroti però non era quel tipo di artista che poteva neanche minimamente accettare di essere messo da parte di fronte ad un tale successo.
Tanta fu la sua voglia di rivalsa che, indispettito, si introdusse nottetempo nel luogo ove era custodita l’opera per scolpire il suo nome sulla fascia indossata dalla Vergine Maria. Solo un attento osservatore avrebbe potuto accorgersi della modifica e comunque sarebbe stato troppo tardi. Il nome di Michelangelo resta impresso in una delle sue opere più belle e maestose.
Come Michelangelo Buonarroti reagì alla mancata attribuzione del merito di realizzazione dell’opera, anche ai giorni nostri assistiamo a mancati apprezzamenti di menti geniali.  Questo aneddoto è uno specchio molto realistico della nostra quotidianità. Sono infatti molti i casi in cui non vengono apprezzate le mani di chi opera ma solo di chi se ne prende il merito. Soffermiamoci a pensare alle eccellenze italiane. Non solo di quelle artistiche ma anche, ad esempio di quelle mediche. Sono stati raggiunti importanti obiettivi dalle equipe del nostro Paese in merito alla ricerca medica e prontamente i nostri capi di Stato sono stati in prima linea per affermare che l’Italia è un Paese di menti brillanti. Siamo però certi che questo sentimento di orgoglio nazionale sia sincero? Potrebbe essere solo legato alla fama o a fare una bella figura nei confronti del resto del mondo? Ci sono buone possibilità. Non che ci sia niente di male nel vantarsi dei traguardi raggiunti dal nostro Paese.
Il problema nasce quando si verificano due distinte situazioni. La prima è relativa al mettere in condizioni chi lavora di ottenere questi risultati e di poter avanzare e conseguirne di nuovi, di più alti. La ricerca, come si sa, va sempre avanti e non può fermarsi per stare al passo con i tempi. I ricercatori italiani hanno avuto serie difficoltà a portare avanti gli ingranaggi della ricerca che spesso sono stati bloccati dalla mancanza di fondi dovuti a tagli “necessari” dei finanziamenti. Con quel poco che avevano hanno conseguito vittorie lodevoli. Faticando e arrancando sono comunque spesso giunti a risultati importanti e di utilità nazionale. E alla fine i loro sforzi sono stati portati alla luce decantando le lodi di un Paese che, in realtà, li ha messi in ginocchio.
Il secondo scenario possibile è quello delle tante menti brillanti che sono puntualmente messe da parte. Ottime sono le loro idee e i loro programmi eccellenti, ma purtroppo nella loro realizzazione i meriti vanno ad altri, più altolocati, più in vista. Accade infatti che ottime idee nascano da individui che non ricoprono cariche importanti e che hanno semplicemente come mezzo a disposizione la propria mente. Dopo le troppe vicende in cui buone idee sono state letteralmente rubate o sottovalutate, gli ideatori le hanno tenute nascoste, rinunciando a proporle e a dare sfogo alla propria genialità. Cerchiamo di immaginare quante iniziative positive e di aiuto per il mondo possono essere rimaste incolte secondo questo sistema. Coloro che sentivano di aver trovato buone soluzioni a problemi della vita del nostro Paese e, perché no, del mondo intero, sono rimasti nell’angolo, scoraggiati e sfiduciati. Le occasioni che queste persone hanno mancato sono le stesse che abbiamo mancato noi. Ciò accade non per svogliatezza ma soprattutto per totale sfiducia nei confronti di un sistema che non sa apprezzare e incentivare il genio di ognuno di noi. Il sistema in cui viviamo manca completamente di meritocrazia. È evidente come questo principio manchi alla base della nostra vita quotidiana. Questo non vuol dire però che non possa ritornare a farsi largo davanti ai nostri occhi. Per vedere la meritocrazia tornare e rinascere serve qualcosa di nuovo, una nuova sinergia che smuova tutto il sistema attuale. Questa possibilità esiste ed è concreta. Se l’Italia è nota per le menti brillanti ma anche per la carenza terrificante di meritocrazia, l’avvento della Macroregione Mediterranea rappresenta lo sciogliersi di questo nodo.
La mentalità della Macroregione Mediterranea apre la porta ad un forte cambiamento incentrato sul coinvolgimento diretto delle persone. Sono queste infatti che ispirano e motivano la grande spinta verso il ritorno della meritocrazia. Immaginiamo se ci fossimo persi il genio di Michelangelo Buonarroti a causa della mancanza di riconoscimenti. Ma ancora di più avremmo perso di lui se la sua personalità non fosse stata così forte e convinta di meritare il successo da rischiare la vita per poter firmare la propria opera. La sua spinta, infatti, ricorda molto lo spirito della Macroregione Mediterranea che è colmo di entusiasmo e non accetta la sottomissione a strutture precostituite e che vanno a schiacciare il cittadino. Al contrario la voglia è quella di incentivare le idee, di portare avanti i sogni delle persone che manifestano talento e devozione per la loro realizzazione e pubblico impegno. Bisogna infatti concentrarsi su quali siano le proprie aspettative. Non si può rimanere fermi sperando che qualcosa cambi. Serve impegno e coraggio che possono essere sguainati con ancora più facilità se il contesto che li riceve li sa accogliere e valorizzare. Il movimento che si sta sviluppando con la Macroregione Mediterranea ha un po’ l’effetto terremoto per la calma piatta e apatica a cui siamo abituati. È infatti vero che, allo stato attuale, lo stimolo che viene trasmesso dalle persone si sta affievolendo. Sta perdendo forza e determinazione a causa della mancanza di ricettività da parte di un Paese apparentemente assonnato e impigrito, svogliato rispetto alle novità. Una situazione del genere ci fa pensare a un caldo pomeriggio di siesta all’ombra del proprio sombrero. Possiamo dire che in questo caso l’arrivo della Macroregione Mediterranea ha l’effetto di una secchiata d’acqua ghiacciata. Una bella rinfrescata che risveglia, e forse anche traumatizza un po’, chi se ne stava comodo sotto il proprio sombrero a guardarsi l’ombelico.
E questa doccia fresca costituisce la sveglia che tanto era attesa. Finalmente qualcuno si ricorda che le idee possono nascere in qualunque angolo del Paese e non devono per forza essere legate a una casta o classe sociale. Chiunque, colmo delle proprie passioni, può essere ispirato a creare qualcosa di veramente grande e sta a chi ha le possibilità materiali di realizzare queste idee essere aperto all’ascolto. Accade che molte persone abbiano delle intuizioni importanti e che possono davvero essere di profonda utilità sociale sotto molti punti di vista. Il limite nel quale inciampano troppo spesso è la difficoltà nella realizzazione concreta e materiale. Mille possono essere i motivi, a partire dalla mancanza di fondi fino ad arrivare alla paura di vedersi rubare l’idea.
L’attribuzione del merito di un’idea è a dir poco fondamentale. Perché qualcun’altro al di fuori dell’autore dovrebbe prendersi merito dell’opera? Dovrebbe essere semmai a discrezione dell’autore nominare chi ha saputo cogliere le sue qualità e metterlo in condizioni di realizzare il prodotto. Un individuo che si sente apprezzato aumenterà esponenzialmente il valore della sua opera finale. Il poter esprimere il proprio genio ognuno secondo le proprie attitudini, qualità e competenze rende l’individuo sereno e focalizzato sui suoi obiettivi senza sprecare le energie in preoccupazioni e frustrazioni. Lo stimolo continuo che può dare un approccio meritocratico genera risultati di crescente qualità sia per la soddisfazione di essere valorizzati sia per poter essere all’altezza delle aspettative.