UNA TRAGEDIA CHE DEVE FARCI RIFLETTERE
La tragedia verificatasi a Senago, dove un’autovettura con nove giovanissimi a bordo è precipitata nel Canale Villoresi provocando tre vittime e diversi feriti, ha riportato drammaticamente all’attenzione pubblica il rapporto tra alcol, adolescenza, sicurezza stradale e responsabilità degli adulti. Il giovane conducente è risultato positivo all’alcoltest.
Una vicenda tanto dolorosa deve, però, costringere l’intera società adulta a interrogarsi.
Il problema non comincia nel momento in cui intervengono le forze dell’ordine o il giudice. Comincia molto prima, nella capacità degli adulti di educare, vigilare e impedire che il rischio venga considerato normale.
Il consumo di alcol tra i giovanissimi non rappresenta una semplice trasgressione del fine settimana né un inevitabile rito di passaggio verso l’età adulta.
DATI ANGOSCIANTI
Secondo i dati diffusi nel 2026 dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 circa 580.000 minori tra gli undici e i diciassette anni hanno consumato alcol mettendo a rischio la propria salute. I minorenni coinvolti nel cosiddetto binge drinking, ossia nel consumo concentrato di più bevande finalizzato frequentemente all’ubriachezza, sono stati circa 79.000. Particolarmente significativo è il dato relativo ai sedici-diciassettenni: i consumatori a rischio raggiungono il 34,5 per cento tra i maschi e il 29,7 per cento tra le femmine.
Il dato più angosciante riguarda la progressiva normalizzazione del fenomeno.
Bere non viene sempre percepito come una trasgressione. In alcuni contesti giovanili l’alcol è divenuto uno strumento di aggregazione, di emulazione e di riconoscimento nel gruppo. La capacità di “reggere” l’alcol viene talvolta presentata come una prova di maturità, mentre il rifiuto di bere rischia di essere vissuto come causa di isolamento.
LE CHIARE RICHIESTE DI CIVICRAZIA
Civicrazia chiede di
- Riesaminare la soglia dei sedici anni
Il legislatore deve verificare se la netta differenza tra la tutela penale degli infrasedicenni e quella amministrativa degli ultrasedicenni sia ancora adeguata.
Non si propone di trasformare automaticamente in reato ogni somministrazione a un sedicenne o a un diciassettenne.
Occorre una risposta atteta e calibrata, che attribuisca particolare rilievo alla reiterazione, all’elusione deliberata dei controlli, alla somministrazione di quantità rilevanti di alcol, alla causazione dell’ubriachezza e all’esposizione del minore a un concreto pericolo.
- Rendere chiara e uniforme la verifica dell’età
L’obbligo di controllo del documento deve riguardare espressamente tanto la vendita quanto la somministrazione.
Le regole devono essere semplici e immediatamente comprensibili agli esercenti e alle autorità incaricate dei controlli.
- Rendere effettive le sanzioni
Una norma non controllata rischia di restare una dichiarazione di principio.
Occorrono verifiche mirate nei locali, negli eventi e nei punti vendita frequentati dai minori, soprattutto negli orari serali e notturni. Nei casi reiterati, la sospensione dell’attività deve essere effettivamente applicata.
- Formare gli esercenti e il personale
Chi vende e somministra alcol deve ricevere una formazione specifica sul controllo dell’età, sul riconoscimento dello stato di alterazione e sulle modalità di rifiuto della somministrazione.
- Costruire un vero patto educativo
Famiglia, scuola, servizi sanitari, istituzioni e realtà territoriali devono collaborare stabilmente.
Non bastano lezioni astratte sui danni dell’alcol. Occorre affrontare le situazioni reali: come sottrarsi alla pressione del gruppo, come impedire a un amico che ha bevuto di guidare, quando chiamare un adulto e come organizzare il rientro in sicurezza.
- Garantire alternative sicure per il rientro
Comuni, aziende di trasporto e gestori dei locali devono collaborare per predisporre collegamenti notturni e sistemi di rientro sicuro.
Dire a un ragazzo di non salire sull’automobile di chi ha bevuto è indispensabile.
Offrirgli un’alternativa concreta rende quel divieto realmente praticabile.
Proteggere un adolescente non significa impedirgli di crescere. Significa fare quanto necessario perché possa diventare adulto.
Riccardo Vizzino, Avvocato,
Responsabile Nazionale Civicrazia di Battaglia per la tutela dei Minori dall’Alcol






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